Vita Trentina – 7.1.2007
Il mio racconto corre e corre. Rotola, salta, vola ed ora si posa sulle rive del lago Nokoué. Laggiù, in un villaggio, viveva una piccola bambina di nome Senan. Abitava con la madre, il padre ed un fratello. La sua famiglia viveva di pesca e anche lei, la piccola Senan, faceva come tutti la sua parte, aiutando la mamma nei lavori di casa. Era una bambina piccola ma coraggiosa e perciò i genitori le affidavano anche qualcuno di quei piccoli mestieri che richiedono di allontanarsi dalla capanna e di andare da soli fino alla sponda del lago.
Un bel giorno Senan, come faceva di solito, si incamminò verso la riva con un cesto sul capo per andare a lavare la biancheria. Strada facendo passò sotto una pianta di papaia sulla quale cresceva un grosso frutto, ormai bello maturo. Sarebbe potuto cadere a terra da un momento all’altro. La bimba si arrampicò per il tronco, colse la papaia e la prese con sé, dicendo:
– Tra poco mangerò questa papaia, non appena avrò finito di lavare la biancheria.
Infatti l’avrebbe gustata volentieri, la papaia matura. Ma poi pensò alla mamma che l’attendeva a casa e volle farle una bella sorpresa.
– Terrò la papaia da parte – disse tra sé – e poi la regalerò alla mamma. Sarà certamente molto contenta”.
Fu così che, finito il lavoro, Senan si fece sulla via di casa. Arrivata alla capanna corse incontro alla mamma e l’abbracciò.
– Guarda che cosa ti ho portato: una bella papaia!
La mamma ringraziò di cuore Senan. La papaia era davvero molto bella. La donna l’avrebbe mangiata anche subito, ma il suo pensiero andò a suo figlio Awanù, che era partito la mattina presto per andare a pescare. Perciò decise di mettere da parte il frutto e quando il figlio tornò dal lavoro, glielo offrì in dono.
– Grazie, madre – disse Awanù apprezzando molto quel regalo. Fu tentato di addentare subito la papaia, ma poi gli venne in mente che il padre era uscito di casa con la piroga ed era andato all’akadja, a sistemare e a sorvegliare le trappole per la cattura dei pesci. Un lavoro durante il quale l’umidità ti avvolge ed il sole ti arrostisce.
“Aspetterò che nostro padre ritorni”, disse tra sé Awanù, “e poi darò a lui la papaia”.
Il padre, era ormai sera, tornò a casa stanco. Awanù gli andò incontro e, dopo avergli dato il bentornato, gli consegnò il frutto che aveva messo da parte per lui.
L’uomo, sedendosi sulla stuoia, ringraziò di cuore. Guardò la papaia. Era bella, grande, matura. Chissà che gustosa! Ma egli si trattenne dall’addentarla perché subito pensò alla sua figlioletta. La chiamò e le disse: – Senan, piccola mia, voglio farti un bel regalo. Tieni, questa papaia è per te.
La bambina sorrise e non disse niente. Tagliò il frutto in quattro parti, e tutti insieme, mamma, papà, Awanù e Senan, mangiarono la papaia. Mangiata insieme la papaia è mille volte più buona. Il mio racconto vorrebbe fermarsi là anche lui, sedersi sulla stuoia e partecipare alla festa. Ma è tardi, deve andare. Il mio racconto non è ancora stanco di correre. Spicca il volo e torna tra le nuvole.
(Questa favola è stata pubblicata nel libro: Paolo Valente, La papaia di Senan, ed. EMI, Bologna 2006)

Il lago
Il lago Nokoué si trova nel sud del Benin, piccolo Paese dell’Africa occidentale. Sulle sue sponde sorgono diversi villaggi di pescatori. Quello più famoso è il villaggio di Ganvié, costituito tutto di capanne costruite sulle palafitte.
La pesca nel lago
Il sistema tradizionale di pesca sul lago Nokoué si chiama “akadja”. Siccome il fondale poco profondo, i pescatori vi costruiscono dei canali e dei recinti di rami all’interno dei quali allevano ed infine catturano i pesci.
I nomi
In Africa molte volte i nomi di persona non vengono dati a caso. Spesso vogliono esprimere un augurio. Per esempio il nome “Senan” significa: “il Signore ha dato”. Awanù è un nome che vuol dire “grazie”.
La papaia
La papaia è un frutto che per la forma ricorda una pera, è molto simile al melone, ha buccia liscia e sottile, di colore giallo-arancione se matura, verde se acerba. Ha una polpa succosa e morbida, dal sapore dolce e aromatico.
Le favole
Le favole in Africa, come anche da noi tanti anni fa, sono il modo con cui i genitori e i nonni insegnano ai bambini tutti i valori più importanti: l’amicizia, il rispetto, la sincerità e così via. Si ascoltano tutti insieme la sera, attorno al fuoco o alle lampade, appena cala la notte.
Nelle prossime settimane racconteremo alcune di queste favole. Saranno tutte storie inedite tranne quella di oggi che è già stata pubblicata nel libro “La papaia di Senan” (ed. EMI, Bologna 2006).