Alto Adige – 12.5.2006 – Intervista a Luca Sticcotti
Luca Sticcotti, come nasce l’idea di “Faith & Conscience”?
Tutto è nato dall’esigenza personale di dare continuità all’esperienza fatta due anni orsono con l’orchestra da camera Conductus nell’ambito della stagione dell’Associazione Musicale Meranese. Il buon riscontro avuto dal mio brano “Febbraio” mi ha spinto a segnalare la mia disponibilità al direttore artistico del festival di musica sacra Josef Lanz.
L’anno scorso mi è stata quindi segnalata l’occasione di comporre per Amarida, un ensemble che conoscevo e del quale avevo stima per la serietà del lavoro svolto nella valorizzazione dei compositori locali.
Mi sono quindi interrogato sulla tematica che avrei potuto affrontare, tenendo conto del contesto sacro o per lo meno “ispirato” alle tematiche della spirituale nel quale sarebbe andata a collocarsi la mia musica. L’associazione di idee è quindi corsa spontanea ad un progetto di fondo che recentemente mi aveva portato ad avvicinarmi alle testimonianze di coraggio civile che hanno animato e vitalizzato la nostra terra, temi dei quali vari amici e conoscenti si erano occupati a più riprese. In particolare ho vissuto la figura di Mayr-Nusser come particolarmente vicina per via dell’amicizia con Francesco Comina che su di lui ha scritto un libro, per la conoscenza diretta di Albert Mayr, figlio di Mayr-Nusser e a sua volta musicista e compositore, oltre che insegnante. Non ultima vi è poi la mia attività professionale principale per la radio diocesana Sacra Famiglia e quindi la conoscenza e la contiguità con la causa di beatificazione appena avviata (il direttore di Radio Sacra Famiglia è tra l’altro don Josef Innerhofer, postulatore della causa).

Perché “fede e coscienza”?
Il titolo del brano si rifà alle precise parole pronunciate da Mayr-Nusser: “Io non posso giurare ad Adolf Hitler, non posso farlo perché la mia fede e la mia coscienza non me lo permettono”. L’idea di fondo era quella di evidenziare le due parole che sintetizzarono inscindibilmente la testimonianza di Mayr-Nusser.
Quali difficoltà si incontrano ad esprimere in musica esperienze come quella di Josef Mayr-Nusser?
Innanzitutto vi è la scelta di fondo di non ricorrere alla parola in musica. A dire la verità questo aspetto si armonizza in modo naturale col mio orientamento di fondo che mi porta ad affermare che il linguaggio musicale strumentale ha delle grandissime potenzialità, tutt’ora in parte inesplorate in un’epoca in cui si parla troppo, spesso a vanvera e quasi sempre esprimendo banalità. La difficoltà principale forse l’ho riscontrata nel tentativo di non essere didascalico nel percorso prescelto, una sorta di itinerario cronologico legato ad alcuni “ambienti” ed alcune “scene” forti della vicenda di “Pepi”. Nel gesto musicale in alcuni momenti vi è una certa “teatralità” che però ho cercato di non forzare, per non travisare quelle che a mio avviso erano le caratteristiche della personalità di Mayr-Nusser ed anche una mia propria esigenza artistica di essere “lieve”, pur nella drammaticità degli eventi.
Come è reso, nel concreto della musica, il no di Josef?
Su una nota di basso tenuta il primo violino riprende in un registro acutissimo il tema fugato che dà inizio alla composizione. È come se si affermasse che le premesse del gesto di Mayr-Nusser erano già presenti nella sua infanzia al maso Nusser e nei momenti della formazione della sua personalità. Nella vita tutti noi viviamo delle situazioni in cui siamo portati a fare sintesi: quella molto particolare che visse Mayr-Nusser lo spinse a privilegiare in modo profetico – o assurdamente testardo a seconda dei punti di vista – i suoi principi. Andò così controcorrente, mettendo in gran parte in crisi coloro che stavano attorno a lui. Al “distillato” musicale della scelta di Josef fa seguito un breve momento di disperazione, reso con una scrittura musicale che si rifà volutamente alla musica contemporanea maggiormente “ortodossa”, per poi dare subito spazio all’agonia, un lungo momento musicale in cui sembra che il tempo si fermi, dando progressivamente spazio all’eternità del riposo e della morte.
Cosa, secondo te, rende attuale questo personaggio?
La mia opinione in merito è condizionata da un ottimismo di fondo. Secondo me l’“umanesimo” di Mayr-Nusser è davvero una grande risorsa per il mondo di oggi e per la nostra realtà locale. Siamo davvero troppo abituati a costruire la nostra visione del mondo e dell’uomo a partire dalle divisioni e dalle differenze, vissute con la lente della paura. Mayr-Nusser era al contempo un conservatore e un progressista, un fedele e un laico, un sudtirolese e un italiano, un militare ed un civile. Con la sua vita e con la “scelleratezza” della sua scelta ci dice oggi che non possiamo accontentarci di osservare con preoccupazione la società e la realtà “spaccate in due”, ma che dobbiamo subito darci da fare per essere al contempo coerenti con noi stessi ed aperti ad un continuo cambiamento, premesse fondamentali di un proficuo vivere comune che guarda con fiducia verso il futuro.