Gli italiani e il tedesco

Alto Adige – 5.3.2006

Gli italiani dell’Alto Adige sanno poco il tedesco? Lo sanno comunque meno di quanto dovrebbero? Diciamo subito che è un vero peccato. Sarebbe molto meglio per loro (per noi) avere una conoscenza adeguata della seconda lingua. Bisogna che se ne rendano (che ce ne rendiamo) conto. Fatta questa breve premessa va ora detto che quella secondo cui gli italiani non sanno il tedesco solo perché non hanno la volontà di impararlo è una banale semplificazione della realtà. È una di quelle analisi che servono per non affrontare la situazione e per mettersi la coscienza a posto. Come quella di chi dice, ad esempio, che se esiste la povertà la colpa è dei poveri. La vita di ogni giorno è un po’ più complessa.

Voglio fare un esempio concreto. In una scuola materna di lingua italiana di una città della nostra provincia, un giorno i dirigenti avevano invitato i genitori per Pasqua, Natale o fine anno. I bambini avevano preparato alcune canzoni e poesie. Come d’abitudine alcune di queste canzoni erano in tedesco. Da anni, infatti, in quella scuola materna si era introdotta la seconda lingua dopo le pressanti richieste e con grande soddisfazione dei genitori. Torniamo alla festa. Esaurita l’esibizione in tedesco, un papà bisbiglia: “Ecco, adesso abbiamo fatto contento Durnwalder”. Spero di averlo sentito solo io. Eccoli qui, comunque, questi italiani che non hanno la volontà di imparare il tedesco. Da un lato ci sono decine di mamme e papà che sono disposti a vari sacrifici (anche economici) purché i loro figli crescano bilingui. Dall’altro c’è un genitore convinto che l’apprendimento dell’altra lingua sia un tributo da pagare al presidente Durnwalder, una specie di tassa sulla convivenza.

È necessario ricordare le battaglie che ci sono volute per portare l’insegnamento della seconda lingua dalla seconda alla prima elementare e per introdurlo anche nella scuola materna? Naturalmente non è il caso.

Dunque quali sono i motivi che frenano un’adeguata conoscenza del tedesco da parte degli italiani? Ci sono delle ragioni oggettive. È inutile dire, per fare un esempio, che l’uso del dialetto non sia una di queste ragioni. Lo è eccome. È a tutti evidente che in Alto Adige il tedesco non è una ma due lingue. La prima (Hochdeutsch) è la lingua del patentino, usata nello scritto, nell’ufficialità (non sempre), nella scuola (non sempre). La seconda (il dialetto) è la vera lingua della comunicazione. Gli italiani a scuola imparano la prima, non la seconda. Di conseguenza non è affatto vero che essi abbiano la possibilità di praticare quanto apprendono a lezione. La mia non è una critica all’uso del dialetto. Anzi, io apprezzo i dialetti, la loro espressività ed efficacia comunicativa. Però è inutile fare i finti tonti: imparare una lingua che poi non si può usare non favorisce affatto quella motivazione di cui tanti si parla. La situazione è dunque diversa per i ragazzi italiani e quelli tedeschi, perciò è necessario che anche gli strumenti didattici possano conciliarsi con queste diverse realtà.

Però è vero che la motivazione è fondamentale nell’apprendere qualsiasi materia. Ma una cosa è la motivazione, altra la volontà. La motivazione la dà il contesto sociale. Da un lato non si capisce come mai gli italiani non abbiano ancora compreso tutti che conoscere l’altra lingua (altre lingue in generale) è un vantaggio e non una menomazione. Se l’apprendimento della seconda lingua è ancora in parte vissuto come un’imposizione ciò non dipende solo dall’intelligenza degli italiani, ma anche dall’impostazione che la politica dà alla cosa.

Bisogna chiedersi se la nostra realtà, nel suo complesso, comunica il bilinguismo come un valore o come un pesante fardello di cui fare a meno appena si può. I comportamenti contano molto. Se il bilinguismo è un valore, allora lo deve essere sempre (anche nell’ufficialità, nella cultura, nei marchi, sulle carte geografiche, sui cartelli stradali ecc.).

In ogni caso vorrei suggerire agli italiani dell’Alto Adige di non farsi ingannare dai comportamenti altrui. Apprendere il tedesco può costare fatica, ma alla fine rappresenta solo e unicamente un vantaggio. Essere in grado di capire e di comunicare conviene sempre ed è intelligente approfittare di tutte le occasioni che vengono offerte, grazie alla scuola, alle istituzioni culturali ed ai molti concittadini di lingua tedesca che aspirano anch’essi ad una comunicazione autentica con gli altri gruppi linguistici.

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