Non è la stessa cosa

Alto Adige – 30.10.2005

Per molti bolzanini potrà non essere facile, il 6 novembre, scegliere tra i candidati che si presentano alla carica di sindaco. Non sempre una campagna elettorale riesce a chiarire le idee. A volte le confonde. Alla fine una parte di cittadini è tentata di pensare che tutto sommato votare per l’uno o per l’altro sia la stessa cosa. Ma non è così.

Premesso che in politica (nei rapporti umani e sociali in generale) il bene o il male non sono mai tutti dalla stessa parte, ci devono pur essere degli elementi concreti ed ideali per distinguere una proposta dall’altra. Votare semplicemente per il più simpatico, per chi si presenta meglio, per chi mi ha promesso un favore, è segno di povertà culturale e di scarso senso civico. Bolzano non ne ha bisogno.

È chiaro che uno dei primi elementi da valutare è come le varie coalizioni intendono affrontare i problemi della città. Nessuno meglio dei cittadini conosce le questioni aperte. Ma è anche vero che spesso il nostro grado di conoscenza della situazione non va molto al di là della nostra cerchia ristretta, della nostra strada e del nostro quartiere. Il sindaco, il consiglio comunale, dovranno occuparsi della città nel suo insieme e conciliare diverse esigenze che a volte sono in contraddizione tra loro.

Una scelta consapevole può richiedere inoltre di saper guardare al di là del momento presente. Gli schieramenti in campo sembrano equivalersi? Può darsi. Però non hanno tutti la stessa storia e non guardano tutti allo stesso modo al futuro. Il passato conta. Ci sono raggruppamenti politici che nascono oggi, altri che hanno operato per anni, per decenni. Ci sono coloro che solo adesso riconoscono determinati valori di convivenza, altri che si sono consumati nel tentativo di dare a questa terra un presente di pacificazione e di benessere. Non è detto che ci siano riusciti appieno, ma le intenzioni, le impostazioni di fondo, la coerenza, tutto ciò conta non poco. È spesso dalle radici che si riconosce la bontà di una pianta e la sua capacità di portare frutti in futuro.

Non solo il presente (spesso ingannevole) dunque, e non solo Bolzano. È vero che si vota per il sindaco del capoluogo, ma la politica che ci riguarda non si fa solo in città. La si fa in provincia, negli altri comuni con cui Bolzano è in relazione. La si fa a Roma. Non si può dunque guardare a questo prossimo voto senza tenere conto del contesto provinciale e di quello nazionale. In fondo i partiti in campo (con alcuni distinguo) sono gli stessi che fra pochi mesi si presenteranno agli elettori per governare l’Italia. D’accordo, Benussi non è Berlusconi e Spagnolli non è Prodi, eppure entrambi i candidati di punta sono espressione delle coalizioni di centrodestra e di centrosinistra. Ne condividono valori e impostazioni.

Ci sono altri criteri che ogni tanto si adottano per dare il proprio voto. Ad esempio la protesta. Oppure la ripicca. Si tratta per lo più di scorciatoie dall’esito sterile e per certi versi infantili. Non si sceglie un candidato o un partito per fare un dispetto a qualcuno. È vero: non sempre le forze politiche brillano di lungimiranza nel proporsi al voto degli elettori. Non sempre valutano attentamente le conseguenze. È anche il caso di Bolzano. Ma gli elettori, loro sì, possono immaginare cosa succederà se vince l’uno o se vince l’altro. Se l’uno non ottiene una maggioranza che lo metta in condizioni di amministrare la città, se al successo del tale candidato sono legati il caos o la stabilità. Il voto, ogni voto, ha conseguenze sul futuro della città e della provincia. L’ultima volta ne sono bastati sette, di voti, per scombinare le carte, con l’esito che ogni cittadino può autonomamente valutare.

In definitiva la scelta migliore rimane quella che maggiormente garantisce che Bolzano sia governata all’insegna del bene comune. Del bene di tutti. Ci sono candidati che hanno scelto di parteggiare per un gruppo. Altri che difendono ad oltranza alcuni interessi specifici (i propri). Ci sono quelli che hanno belle idee, ma non gli strumenti per realizzarle. E ci saranno pure coloro che guardano davvero al bene di tutti, sapendo peraltro che la loro posizione può apparire impopolare perché è più facile cavalcare uno slogan che credere fino in fondo nel dialogo, evitando i paroloni che fanno colpo ma che alla fine non contribuiscono in alcun modo ad una crescita autentica di tutta la società.

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