Alto Adige – 25.8.2005
Il presidente del senato Marcello Pera, nella sua recente lezione in apertura del meeting di Rimini, ha spaziato in lungo e in largo. Ha parlato di politica, con particolare riferimento alle future strategie politiche del centrodestra, ha parlato di Europa, di religione e di cultura. Un discorso articolato, appassionato, che merita certo attenzione, se non altro per l’autorevolezza istituzionale di chi lo ha pronunciato. Alcuni dei temi posti hanno grande rilevanza per il futuro del nostro continente e del pianeta. In particolare Pera ha lamentato la “crisi morale” che attanaglia l’Occidente, che starebbe perdendo per strada i propri valori fondanti. L’Europa sarebbe assediata da “nemici esterni” che avrebbero scatenato contro di essa una “guerra santa”. Inoltre questi nemici, lentamente, da esterni si farebbero “interni” a causa di un’“immigrazione incontrollata” che ci porterà a diventare una popolazione di “meticci”. Fondamentale è dunque il tema dell’integrazione che, secondo il presidente del senato, va favorita facendo diventare i nuovi venuti “cittadini della nostra civiltà, con la nostra educazione, la nostra lingua, la condivisione dei nostri principi e valori”. Altrimenti la partita dell’integrazione sarebbe irrimediabilmente perduta.
Ora queste parole, benché esse possano far presa su persone spaesate di fronte alla minaccia del terrorismo, sembrano esprimere una semplificazione delle cose che si allontana via via dalla realtà e che è destinata a non offrire soluzioni praticabili. Forse è vero che l’Occidente soffre di una “crisi morale”. Ma da quando? C’è davvero una relazione tra questa crisi e gli eventi degli ultimi decenni (immigrazione, terrorismo, guerre)? Basta un fugace sguardo retrospettivo al Novecento europeo per vedere esempi lampanti e tragici di “crisi morale” che nulla hanno a che vedere con “nemici esterni” e men che meno con la rinascita islamica. Se l’Europa vuole andare alla ricerca delle cause del proprio disorientamento, fa certamente un’opera doverosa, ma queste cause vanno individuate innanzitutto nella propria storia piuttosto che altrove.

Le parole di Pera sottendono una convinzione pericolosa e fuorviante, ovvero che esistano civiltà buone e superiori, altre cattive ed inferiori e che quella occidentale appartenga alle prime. Ma è proprio quest’idea uno dei motivi della nostra crisi morale. Non da oggi. L’Europa ha sempre pensato, negli ultimi secoli, che fosse un bene esportare (imporre) i propri valori, il proprio modello economico, la propria religione, pensando che altrove regnasse solamente l’inciviltà e l’incultura. Una civiltà occidentale sostanzialmente buona ed immune da degenerazioni è solamente un mito senza fondamento. Le guerre di religione sono un’invenzione (anche) europea e così le campagne per sottomettere gli altri popoli, la schiavitù, il colonialismo, gli imperialismi, la distruzione dell’ambiente. Se l’Occidente è la patria della democrazia esso lo è stato anche dei più truci totalitarismi d’ogni stampo e colore. Si potrebbe continuare a lungo, non certo per denigrare noi stessi ma per arrivare alla conclusione che ogni cultura, ogni civiltà ha in sé elementi buoni ed elementi cattivi. Ragione per cui l’adesione ad un modello culturale può avvenire solo per libera scelta e mai per imposizione o per legge.
Altrettanto fuorviante è agitare lo spauracchio del “meticciato”. A parte il fatto che da questo al razzismo il passo è breve (si rileggano certi libri scritti negli anni ’20 o “manifesti” pubblicati sul finire degli anni ’30), ad una serena analisi risulterà che le culture “pure” non sono mai esistite e che ogni cultura nasce e si sviluppa nel confronto (a volte nello scontro) con altri soggetti culturali. Non serve andare lontano per capirlo. Basta vedere quello che mangiamo. Sulle nostre tavole ci sono cibi che cinquanta, cento o cinquecento anni fa erano del tutto sconosciuti o comunque non utilizzati (pomodori, cioccolata, kiwi…). Provengono da altre tradizioni ed ora fanno parte della nostra. Guardiamo come parliamo: ogni lingua europea è infarcita di vocaboli ed espressioni mutuati da altre lingue. Tutte le grandi culture di cui ci gloriamo nascono dalla fusione di elementi culturali diversi. Che cosa sarebbe stata la civiltà romana senza quella greca? E la cultura italiana senza l’apporto dei celti, dei longobardi, degli spagnoli, degli ebrei e persino degli arabi? Persino il messaggio cristiano si è incarnato nella cultura, anzi nelle culture, arricchendosi via via di elementi ebraici, greci, latini, delle tradizioni orientali, slave, germaniche, anglosassoni. La nostra, per dirla tutta, è una cultura “meticcia” e non può essere altrimenti. Non sarà dunque il “meticciato” a poterla insidiare, quanto piuttosto gli integralismi fondati su miti inconsistenti.
Va ricordato infine che la cosiddetta cultura occidentale, che oggi si vorrebbe mettere sulla difensiva, nel corso dei secoli non si è limitata a coltivare pacificamente se stessa e i suoi valori. Ha invece avuto un volto aggressivo. Questa cultura la si è voluta esportare, imporre, diffondere su tutto il pianeta. La colonizzazione culturale va bene solo quando siamo noi a farla? Non sono forse in questi atteggiamenti contraddittori le radici non troppo lontane dell’attuale “crisi morale”?