Il Dalai Lama a Bolzano

Alto Adige – 29.7.2005

Etica, religione, economia, politica. Sono dimensioni che è sempre più difficile tenere staccate l’una dall’altra, per quanto l’economia tenda a mostrarsi spesso come “amorale” e la politica rivendichi giustamente i suoi caratteri di laicità. Tuttavia è sotto gli occhi di tutti che non si verrà a capo dell’attuale crisi mondiale, di cui gli attentati kamikaze sono l’aspetto più tragicamente evidente, se non investendo continuamente, in politica, nei valori della cultura e dell’etica.

Parlerà certamente anche di questo il Dalai Lama, presente a Bolzano il 31 luglio ed il 1° agosto. Insieme ad altri personaggi illustri, tratterà specificamente il tema dell’etica nella globalizzazione dell’economia mondiale. Quello della cosiddetta “globalizzazione” è un fenomeno di carattere economico che però ha forti ricadute nei campi della cultura e della politica. Il Dalai Lama ne ha parlato più volte nel corso dei suoi viaggi per il mondo. “Se si intende – ha detto in una recente intervista – che questo pianeta è divenuto più piccolo e, ad esempio, ci vestiamo tutti nello stesso modo e tante cose sono divenute universali, non mi sembra che in questo ci sia niente di tragico o particolarmente sbagliato. Ma quando globalizzazione significa che dei poteri economici forti si espandono a danno delle economie dei paesi più piccoli e meno potenti, allora la trovo assolutamente sbagliata e pericolosa”. Infatti il dominio di pochi gruppi economici impedisce alle nazioni e agli individui di sviluppare liberamente la propria economia. E’ evidente che questa situazione va a colpire in modo particolare le situazioni più fragili. Ci sono economie, ad esempio in Africa, che si reggono su antiche consuetudini e su di un rapporto equilibrato con un ambiente che dispone di risorse estremamente limitate. Applicare ovunque gli stessi criteri che impone il mercato mondiale “accresce sempre più il divario tra ricchi e poveri”.

Naturalmente tutto ciò non riguarda solamente l’economia, ma anche le scelte politiche ed i valori di riferimento. E’ una questione etica. La ricetta del leader tibetano può sembrare fuori dal mondo, quando egli afferma che “anche nella vita economica, come in quella interiore, dovrebbero esserci equilibrio ed armonia”. Eppure non è questa l’aspirazione intima di tutti gli esseri umani, soprattutto di quelli che non contano nulla?

Di fronte ad un mondo rintronato dalle esplosioni terroristiche e dai fragori delle guerre, il Dalai Lama insiste nel proporre quella che egli chiama la “politica della gentilezza”. “Che ci piaccia o meno – dice sviluppando il tema della globalizzazione – abitiamo tutti sullo stesso pianeta e facciamo tutti parte della medesima famiglia umana. In ultima analisi ognuno di noi è un essere umano come tutti gli altri. E tutti noi, tutti gli esseri umani, desideriamo essere felici e non provare dolore. E tutti possediamo l’identico diritto a questa felicità, a questa assenza di dolore. Fino a pochi decenni or sono, esistevano delle nazioni che potevano vivere in parziale o totale isolamento. Oggi non esistono più. Sotto ogni aspetto, politico, economico, culturale, ecologico. Quello che avviene in una determinata parte del mondo, magari remota e poco accessibile, si ripercuote subito in tutto il pianeta”. È questo il “villaggio globale” sul quale la spiritualità buddista ha riflettuto da sempre formulando quella teoria dell’interdipendenza che gli asiatici condividono con il pensiero sociale cristiano. Ovvero: “Tutto quello che noi facciamo interagisce con gli altri e tutto quello che fanno gli altri interagisce con noi. Quindi in questa situazione di interdipendenza il modo più conveniente di fare i nostri interessi è di avere presenti anche quelli degli altri”.

Il Dalai Lama, premio Nobel per la pace, proviene da una terra dove il rispetto delle culture, la tutela delle minoranze, l’autonomia territoriale, non sono concetti estranei. Per questo, al di là del tema globalizzazione (o forse proprio in base ai suoi risvolti etici e culturali), egli ha qualcosa di specifico da dire anche per una regione come l’Alto Adige. L’idea che le persone ed i gruppi linguistici siano “interdipendenti” e che dunque ognuno, per fare i propri interessi, debba lavorare alla soddisfazione di quelli altrui, non è del tutto campata per aria. Se poi si arrivasse perfino ad individuare i segreti e a mettere in pratica la “politica della gentilezza”…

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