20 luglio 1944: attentato a Hitler

Alto Adige – 23.7.2005

Il 20 luglio 1944, esattamente sessantuno anni fa, falliva il tentativo di uccidere Hitler con un attentato preparato dal colonnello di stato maggiore Claus Schenk von Stauffenberg e da altri ufficiali della Wehrmacht. I fatti avvennero a Rastenburg, Prussia Orientale, nella cosiddetta “tana del lupo”, quartier generale del Führer. Il piano prevedeva che von Stauffenberg deponesse una bomba presso la sedia di Hitler, destinata ad esplodere nel giro di pochi minuti. Quindi l’ufficiale si sarebbe recato a Berlino per guidare la sollevazione ed attuare un vero e proprio colpo di stato.

L’esplosione avvenne alle 12.42. Hitler ne uscì pressoché illeso, mentre perirono quattro dei presenti e molti rimasero feriti. Nel pomeriggio poté tener fede all’appuntamento con Benito Mussolini. Von Stauffenberg apprese del fallimento dell’operazione quando si trovava già a Berlino. A parte l’attentato non riuscito, una serie di circostanze impedirono ai congiurati di portare a termine il piano. I capi del complotto, Claus von Stauffenberg, Friedrich Olbricht, Albrecht Mertz von Quirnheim e Werner von Haeften, vennero catturati nella tarda serata e fucilati.

Lo scampato pericolo procurò a Hitler la fama della quasi immortalità. Nei giorni successivi furono comunque operati numerosi arresti. Naturalmente l’accanimento di Himmler si scatenò in particolare contro i familiari del capo della rivolta. “La famiglia del conte Stauffenberg – disse – sarà estinta fino all’ultimo membro. Perché ciò deve ser­vire da esempio e da avvertimento. A tutte quelle famiglie di cui un solo componente ha partecipato alla congiura confischeremo beni e proprietà”.

Era l’applicazione della cosiddetta “Sippenhaft”, ovvero dell’arresto dei parenti per il reato commesso da un loro congiunto. Lo stesso Himmler ne spiegò così il senso: “Basta che andiate a leggere le saghe germaniche. Se mettevano al bando una famiglia e la dichiaravano fuorilegge o se in una famiglia c’era la vendetta del sangue si agi­va con estrema coerenza. Se una famiglia veniva dichiarata fuorilegge e messa al bando loro dicevano: quest’uomo ha commesso un tradimento, il sangue è cattivo, c’è dentro il sangue di traditori, bisogna estirparlo. E con la vendetta del sangue tutta la famiglia veniva stermi­nata fino all’ultimo componente”.

La sorte dei familiari dell’attentatore di Hitler è ricostruita dallo storico tedesco Hans-Günter Richardi nel libro “Ostaggi delle SS nella Alpenfestung. La deportazione dalla Germania all’Alto Adige di famosi internati nei lager” (Edition Raetia, Bolzano), che documenta per la prima volta il trasporto di un gruppo di prigionieri famosi dai campi di concentramento tedeschi all’Alto Adige. 139 detenuti provenienti da 17 nazioni vennero infatti deportati dalle SS nelle Alpi, dove avrebbero dovuto rimanere a disposizione del capo della polizia nazista Ernst Kaltenbrunner in vista delle trattative con gli alleati. Tra gli internati vi erano l’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, l’ex primo ministro francese Léon Blum ed appunto i familiari del colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, ovvero il conte Alexander Schenk von Stauffenberg, fratello mag­giore dell’attentatore, la contessa Maria, moglie di suo fra­tello gemello Berthold, la contessa Elisabeth, moglie di un cugino di Claus, con la figlia Marie-Gabriele e il figlio Otto Philipp, il colonnello con­te Markwart Schenk von Stauffenberg con il figlio Clemens e le figlie Alexan­dra e Inèz.

I prigionieri italiani più famosi erano invece Mario Badoglio, figlio del capo di Governo italiano, Tullio Tamburini e Eugenio Apollonio, capo e vice-capo della Polizia nella Repubblica di Salò e alcuni generali. Nell’aprile 1945 i prigionieri vennero trasportati da un Sonderkommando delle SS da Innsbruck a Villabassa nell’Alta Pusteria, dove il 30 aprile 1945 la Wehrmacht li liberò dalla prigionia, ne assunse la protezione e li portò all’hotel “Lago di Braies”. Lì, il 4 maggio 1945, vennero consegnati alle truppe americane.

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