Langer – 10 anni

Alto Adige – 2.7.2005

Se ne andava dieci anni fa, Alexander Langer, in una calda giornata di inizio luglio. Se ne andava in modo strano, inatteso, ancora oggi per molti versi incomprensibile. Il suo è stato un abbandono dettato forse, per così dire, da fattori fisici, dalla stanchezza insopportabile. In esso non c’è rancore. Non è stato un atto dimostrativo, ma neppure una resa incondizionata. E’ stato come se qualcuno se lo fosse portato via cogliendolo di sorpresa, lasciandogli solo il tempo di esortare chi rimaneva a “continuare in ciò che era giusto”.

Malgrado il decennio trascorso, forse è ancora troppo presto per fare un bilancio sull’esperienza langeriana, per chiedersi che cosa è rimasto oggi della sua eredità o per dire che egli è ormai caduto nel dimenticatoio con tutte le sue idee e proposte. Comunque la si pensi in politica, si può però dire che di Alexander Langer oggi si sente la mancanza. Senza volerlo ritenere assolutamente indispensabile, sena considerarlo infallibile, senza volerlo beatificare, però sarebbe bello che fosse ancora tra noi. Tutto qui.

Bisogna riconoscere che Langer è stato uno dei rari protagonisti della scena politica altoatesina del lungo dopoguerra in grado di comunicare alle persone di entrambi (dei tre) gruppi linguistici. Di mettersi nei loro panni grazie ad una virtù non comune: quella di ascoltare. Ascoltava non solo chi si rivolgeva a lui. Questo lo fanno in molti, tra i politici. Langer invece se li andava a cercare i pareri, magari per confutarli, spesso per farne tesoro. Del resto lui non aveva favori da promettere o poltrone da regalare.

In una situazione come quella altoatesina, ingessata e paurosa, Langer è stato colui che ha messo il dito nella piaga, che ha fatto emergere le contraddizioni, in un modo che ancora in molti non gli perdonano. Tanto da affermare che fu lui, con le sue denunce rispetto a certe degenerazioni nella gestione dell’autonomia, a favorire l’avanzata della destra italiana. Fu lui, si dice, e non la mancanza di strategia e di lungimiranza degli altri.

In realtà Langer è stato una spina nel fianco per alcuni suoi colleghi non tanto per le sue idee, che essi in fondo in fondo condividono, quanto piuttosto perché egli è stato – con tutti i suoi limiti umani – un uomo che ha dato dignità alla politica intesa come servizio incondizionato al bene comune, alle persone, e non come autoaffermazione personale o mera lotta per il potere fine a se stesso.

Non si può negare il contributo che Langer ha dato, magari indirettamente, alla creazione di un clima propizio alla soluzione dei problemi in terra altoatesina. Lo ha fatto spesso, paradossalmente, allontanandosi dall’Alto Adige per dire che di questioni che richiedono impegno e dedizione ce ne sono tra i nostri monti, ma anche a Strasburgo, a Sarajevo, in Africa, in America Latina. Problemi enormi, più grandi di noi, più grandi di Alex. È lì, forse, lontano dall’Alto Adige che Langer forse ha sentito maggiormente la difficoltà di combattere, come Davide, il gigante della violenza, del profitto ad ogni costo, la bestia che non conosce morale e che usa l’uomo, le idee, l’ambiente, il futuro per soddisfare unicamente i propri interessi immediati. Spesso si tratta di sciocchi, banali, effimeri interessi di bottega.

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