Alto Adige – 27.2.2005
L’apposizione delle targhe esplicative nei pressi del monumento alla Vittoria è un evento che non può lasciare indifferenti e che racchiude diversi significati. Si dice che sindaco e vicesindaco, nel consegnare le tabelle alla cittadinanza, togliendo il drappo che le celava, abbiano tirato un sospiro di sollievo. La cosa è comprensibile, pensando agli anni che ci sono voluti per giungere ad un accordo, purtroppo non unanimemente condiviso, sul testo esplicativo. Tuttavia sarebbe riduttivo considerare questo passo un punto di arrivo. È più costruttivo vedere in esso una tappa, se non addirittura un punto di partenza.
Innanzitutto va detto che la stessa interpretazione della storia è destinata a conoscere mutamenti, in base alle nuove sensibilità e alle nuove ricerche che certamente, nel contesto più ampio della nascente Europa, saranno portate a dimostrare che anche le vicende altoatesine, per quanto significative e a tratti tragiche, sono solo un minuto frammento della storia dell’umanità.
Sarebbe stato impossibile riassumere in poche righe e con scarne parole ciò che ha portato alla costruzione del monumento, chi vi ha partecipato, con quali intenzioni. Dire che esso fu “eretto durante il regime fascista per celebrare la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale” corrisponde certo a verità, ma non è una descrizione esaustiva. Del resto non lo può né lo vuole essere. Sulla Prima guerra mondiale e sul periodo fascista sono state scritte decine di libri i quali, tutti insieme, non sono ancora sufficienti a coprire tutte le lacune. Lo stesso monumento è tante cose. Quando è sorto aveva un senso, col passare degli anni e dei decenni ha assunto via via altri significati.

Bisogna mettersi nei panni di un forestiero che, passeggiando per Bolzano, all’improvviso si trova di fronte agli immensi fasci littori che sostengono l’arco di Piacentini. È giusto ed opportuno far sapere, con poche parole, che il manufatto risale ad una certa epoca ed è dunque, per così dire, figlio del suo tempo, come lo sono molte opere d’arte e molte opere architettoniche. Gli eventi storici ci hanno portato il monumento pressoché intatto fino ai nostri giorni. È giusto che la città di Bolzano lo conservi così com’è, persino che se ne prenda cura. Cancellare la storia e i suoi elementi materiali non è mai stato un gran servizio alla verità. D’altra parte è doveroso che la città di Bolzano sappia rapportarsi al suo monumento per quello che è: un pezzo della sua storia. Ecco il perché delle targhe.
L’epilogo della Grande Guerra, prosegue la scritta, “comportò anche la divisione del Tirolo e la separazione della popolazione di questa terra dalla madrepatria austriaca”. Non solo questo, è chiaro, ma “anche” questo. E sarebbe miope non voler capire che molti dei guai che hanno attanagliato l’Alto Adige nei decenni successivi sono stati dovuti “anche” alla mancata capacità del nuovo stato sovrano di mettere in atto una seria politica di tutela delle minoranze. Sì, è vero, a molti popoli è andata decisamente peggio. È vero anche che non tutte le “colpe” furono da una parte sola e che la situazione fu in parte il frutto pure del contesto internazionale. Tuttavia se si vuole trarre una lezione dal passato è necessario innanzitutto fare i conti in casa propria, senza sensi di colpa, ma assumendosi le proprie responsabilità.
Le targhe non sono un punto di arrivo, si diceva. E difatti la seconda parte della scritta recita: “La Città di Bolzano, libera e democratica, condanna le divisioni e le discriminazioni del passato e ogni forma di nazionalismo, e si impegna con spirito europeo a promuovere la cultura della pace e della fratellanza”. Sarebbe sciocco azzuffarsi a causa del passato e così perdere di vista il presente ed il futuro. È superfluo ricordare che in molte parti del pianeta non c’è libertà né democrazia, che divisione, discriminazioni e nazionalismi sono all’ordine del giorno, mentre pace e fratellanza non sono altro che sogni lontani. Di fronte a queste realtà, alla fine del testo delle nostre targhe esplicative ci starebbe forse bene un punto di domanda: “La Città di Bolzano, libera e democratica, condanna le divisioni e le discriminazioni del passato e ogni forma di nazionalismo, e si impegna con spirito europeo a promuovere la cultura della pace e della fratellanza?”