Franz Thaler. Dimenticare mai

Vita Trentina – 30.1.2005

Quella di Franz Thaler è la storia di un uomo semplice che si è trovato nel vortice della follia nazionalsocialista, mantenendo un’autonomia di giudizio che lo ha esposto alle incomprensioni dei suoi compaesani ed infine condotto al lager. Tornò vivo, Thaler, dal lager. Alcuni anni fa, sollecitato da più parti, mise per iscritto la sua esperienza. Una testimonianza che vale la pena leggere, tanto più che da poco è uscita la ristampa dell’edizione in lingua italiana, dal significativo titolo “Dimenticare mai” (“Opzioni, campo di concentramento di Dachau, prigioniero di guerra, ritorno a casa”, ed. Raetia, Bolzano, 220 pagine, 15 euro).

Franz Thaler nasce in una famiglia numerosa di piccoli agricoltori di una valle dell’Alto Adige. Frequenta, come tutti in quegli anni, la scuola in lingua italiana imposta dal fascismo. “Era un bravo alunno – ricorda l’amico d’infanzia Nikolaus Brugger – e manifestava particolare attitudine per diversi lavori manuali che era solito eseguire durante il suo tempo libero”. Il suo ultimo anno di scuola cade nel 1939, proprio nel momento in cui la comunità di lingua tedesca dell’Alto Adige si spacca di fronte alla tragica scelta delle opzioni. In base alla propaganda di matrice nazista, tutti avrebbero dovuto pronunciarsi per l’espatrio in Germania. Suo padre, invece, sceglie di rimanere in paese. Lo fa anche per i suoi sei figli, tra cui Franz, che allora è appena quattordicenne. La vita dei cosiddetti “Dableiber” (coloro che hanno scelto di restare) si fa ogni giorno più dura. Essi sono derisi, tacciati di tradimento e fatti oggetto di boicottaggio. Dopo l’8 settembre 1943 essi sono particolarmente presi di mira. In base alle ordinanze del Commissario supremo della Zona di operazioni delle Prealpi, Franz è chiamato alle armi nel 1944. Tuttavia “avendo già sentito tante cose negative sul nazionalsocialismo”, non obbedisce alla leva e fugge. Dopo alcuni mesi decide però di consegnarsi ai nazisti per evitare ritorsioni nei confronti dei genitori. I parenti dei disertori e dei renitenti, infatti, sono normalmente arrestati e condotti ai campi di lavoro. Da quel momento ha inizio la sua via crucis che lo conduce attraverso le prigioni fino all’internamento nel campo di concentramento di Dachau. Come se non bastasse, alla fine della guerra viene fatto prigioniero, per alcuni mesi, dagli americani.

Ci avrebbe messo parecchio tempo, Franz, a riprendersi fisicamente e psichicamente dalla brutta avventura. Infine avrebbe appreso il mestiere del ricamatore di piume di pavone, contribuendo in modo rilevante a ricostruire e conservare le tradizioni della sua val Sarentino, dove oggi vive felicemente insieme alla famiglia.

Lascia un commento