Natale 2004

Alto Adige – 24.12.2004

Qualcuno ha definito il nostro Natale come una fastosa cornice, splendida e ricca, ma senza il quadro. Forse è vero che la cornice è oggi l’elemento comune a tutti, mentre ciascuno poi ci mette dentro quell’immagine che è più consona alla propria sensibilità ed alla propria esperienza.

Tuttavia ci sono pezzi della cornice che fanno già parte del quadro. Il primo è rappresentato dal dono. Chi più chi meno ognuno a Natale fa e riceve regali. Lasciamo stare la deriva consumistica che caratterizza soprattutto questo aspetto delle feste d’inverno. Il dono è e rimane centrale nella vicenda del Natale che, per chi crede, ripropone la storia sorprendente di un Dio che “dona” al mondo il suo figlio, in modo da manifestare in maniera inequivocabile la sua vicinanza alle gioie e alle passioni, alle speranze e alle sofferenze dell’umanità. Un dono che ha, tra le altre, due caratteristiche: è gratuito ed è scomodo. Gratuità significa che è possibile dare senza attendersi un tornaconto. Se il regalo, anche quello sotto il nostro albero, è fatto nella speranza di ricevere qualcosa in cambio, non è più gratuito e non è neppure più un dono. È tutt’al più un investimento a buon rendere, così come vuole la mentalità corrente, fondata sul principio del “do ut des” (dare per ricevere). Nella tradizione cristiana l’ingresso di Dio, in punta di piedi, nella storia dell’uomo è un’azione gratuita. Non chiede nulla in cambio e, al tempo stesso, può provocare rivoluzionari cambiamenti.

Questa gratuità, in secondo luogo, è scomoda. È un dito puntato contro la nostra avidità, il nostro agire per secondi fini, la smania di possesso e di potere. Quel bimbo del tutto indifeso, venuto al mondo in un contesto familiare “irregolare”, respinto alle porte dell’albergo, nato “per strada”, è un messaggio talmente eloquente (e scomodo) che i potenti dell’epoca, secondo le narrazioni evangeliche, fanno tutti orecchi da mercante o reagiscono con inaudita violenza, quasi a dimostrare che l’indifferenza, ieri come oggi, è l’altra faccia dell’uso indiscriminato della forza bruta.

Tuttavia c’è qualcuno che si comporta in modo differente. Sono coloro che hanno la mente libera ed il cuore puro. I primi visitatori della grotta di Betlemme sono, come è noto, dei poveri pastori e dei “magi” venuti da lontano. In entrambi i casi torna alla luce il valore della gratuità. I primi portano alla giovane mamma quel poco o nulla che hanno. I secondi sono più prodighi di doni. L’aspetto più significativo è che l’intuizione del dono gratuito è data agli ignoranti (i pastori) ed ai lontani (i magi). Emblematica la figura dei tre “re” stranieri, molto indicata oggi a far riflettere i nuovi improvvisati paladini delle “radici cristiane” del continente (detto per inciso: anche Babbo Natale ha ascendenze turche). Sono essi, tre stranieri, che accolgono tra i primi il messaggio del Natale.

Natale, da due millenni, ci parla di rifiuto o di accoglienza, di ascolto o di indifferenza, di gratuità o di egoismo. Al di là della fede, esso parla di valori fondanti nei rapporti umani e per questo non cessa di sprigionare il suo irresistibile fascino. Non va però spogliato, il Natale, del suo lato scomodo ed impegnativo. Altrimenti rimane, come si diceva, una cornice bellissima, ma del tutto vuota.

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