Una moschea a Bolzano?

Alto Adige – 18.11.2004

A conclusione del mese di Ramadan, che i fedeli islamici dedicano al digiuno e alla preghiera, la comunità musulmana è tornata su di un tema a lei caro: la costruzione di una moschea a Bolzano. La struttura sarebbe costruita col denaro raccolto dalla comunità stessa e al comune si chiede la cessione di un terreno. A questa proposta gli amministratori pubblici hanno reagito con estrema prudenza, senza vane promesse e, se vogliamo, con senso di realismo. Fin qui tutto bene: è legittima la richiesta da parte dei fedeli islamici di poter avere un proprio luogo di culto, è comprensibile l’atteggiamento dall’amministrazione che si muove con i piedi di piombo.

In campo, per una simile decisione, ci sono un’infinità di fattori che vanno dal senso di responsabilità al pregiudizio. A sfavore di una moschea giocano alcune esperienze fatte nel resto del Paese. In certi casi i luoghi di preghiera hanno travalicato il loro ruolo, coagulando intorno a sé persone che hanno inteso svolgere attività in contrasto con l’ordinamento vigente in Italia. Inoltre, è inutile negarlo, l’islam non gode oggi di buona fama nell’opinione pubblica dal momento che esso è presentato quasi sempre nella sua versione integralista. Ciò dipende in gran parte dalle scarse conoscenza che generalmente si hanno rispetto ad una cultura che appare lontana ed ostile, ma anche dall’incapacità spesso dimostrata dagli stessi responsabili delle comunità islamiche di attenuare con atti e parole quel timore che il più delle volte non ha alcuna ragione d’essere.

Infine, nel caso concreto, c’è anche la difficoltà pratica di reperire un terreno appropriato in una città come Bolzano.

Come si può notare tutte queste ragioni, per quanto di peso, non possono certo portare ad escludere in linea di principio la presenza nel capoluogo altoatesino di una moschea. Una preclusione assoluta in tal senso non sarebbe giustificata a fronte del riconoscimento costituzionale della libertà religiosa. Non potrebbe dunque avere motivazioni confessionali (l’Alto Adige è una “provincia cattolica”) e nemmeno basarsi sul concetto di “laicità” che invece, se inteso correttamente, dà spazio ad ogni tipo di sensibilità di tipo religioso o non religioso.

La questione è pesante. I rapporti tra la cultura europea ed il mondo islamico rappresentano una delle sfide maggiori per il secolo appena iniziato. Muoversi fin da subito col piede giusto può essere determinante. I principi entro i quali lavorare sono già dati: in una società laica non può esserci preclusione per chi professa un credo religioso, parli altre lingue, manifesti idee politiche, anche se tutto ciò risulta in contrasto con la sensibilità maggioritaria e purché siano rispettati quei limiti che impone la convivenza civile.

Il “problema” della moschea può trasformarsi da problema a chance perché permette o addirittura impone di interrogarsi su quale potrà essere in futuro lo scenario in cui possano sussistere visioni del mondo e abitudini diverse. Fanno bene gli amministratori a prendersi una pausa di riflessione. Sarebbe utile e doveroso avviare però da subito un’indagine, raccogliere informazioni, valutare altre esperienze per arrivare, alla fine, a dare spazio alle esigenze della comunità islamica nel migliore dei modi. Allo stesso modo i musulmani di Bolzano e provincia hanno la chance per proporsi in modo positivo e per dare le garanzie che la città chiede affinché le nuove relazioni possano costruirsi su basi solide. L’atteggiamento giusto impone fin da subito la necessità di prendere sul serio gli uni le esigenze degli altri. Senza preclusioni e senza leggerezze.

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