Alto Adige – 9.6.2004
Bisogna andare al di là delle Alpi per sentire un italiano che, a pochi giorni dalle elezioni per il parlamento europeo, parli di Europa. Avviene a Pardubice, nella Boemia orientale, dove l’amministrazione comunale ha organizzato una tre giorni di festa per celebrare l’ingresso nell’Unione della Repubblica Ceca. Mentre in Italia il dibattito preelettorale conduce inesorabile sul piano ingannevole del solito (inevitabile?) referendum a favore o contro il governo, sulle rive dell’Elba, fiume già di per sé “inter-europeo”, si discute di un’Europa che è stata tradotta in realtà già molto prima dello scorso inizio di maggio: quella delle città che, senza attendere ordini dall’alto, si sono federate in una fitta rete di gemellaggi. Il centro boemo, ad esempio, ha stretto rapporti con ben dieci comuni, dall’Olanda, al Belgio, dalla Slovacchia alla Slovenia, dalla Bulgaria alla Germania. E ci sono anche la Toscana e l’Alto Adige a portare la loro voce al dibattito che si tiene nella sala concerti del municipio di Pardubice. Graziano Luppichini, presidente del consiglio comunale di Rosignano Marittimo, guarda lontano: “Finalmente l’abbattimento delle barriere, che per anni hanno reso difficile la comunicazione ed il libero scambio tra i paesi dell’est e dell’ovest dello stesso continente, sarà propedeutico ad un rinnovato modello di sviluppo che, se ben guidato, potrà contribuire ad una più giusta ed equa redistribuzione delle risorse, non solo in ambito continentale, ma forse, se prevarrà la politica della vera collaborazione, nel mondo intero”. Non c’è retorica celebrativa negli interventi che si susseguono. Si tirano fuori anche i problemi, quelli terra terra. Così Hermann Friedl, rappresentante della cittadina bavarese di Selb, a due passi dal confine ceco, non nasconde le preoccupazioni per la concorrenza che attanagliano, dalle sue parti, ristoratori, negozianti e soprattutto i barbieri. D’altra parte, dice, i rapporti transfrontalieri sono divenuti del tutto naturali, come confermano le notizie provenienti dall’ufficio stato civile: “i matrimoni misti ceco-tedeschi sono diventati ormai un’ovvietà”. C’è anche un po’ di Alto Adige, a Pardubice. L’assessore meranese Dalbosco, accompagnato dal coro Concordia (il nome sia di buon auspicio!), mette in guardia i cechi: verranno tempi, rivela, in cui sarete tentati di rimpiangere la scelta dell’ingresso nell’Unione: certificati, burocrazia, direttive “anche su come devono crescere gli ortaggi”. Eppure, conclude, la caduta delle barriere e l’integrazione economico-politica sono garanzie fondamentali di libertà e rappresentano uno dei più importanti eventi storici della storia europea.

Mentre al di qua del Brennero, strumentalmente, la moneta unica è additata come causa di ogni male, il delegato olandese di Doetinchem, Jan Keukenkamp, ne tesse le lodi. “La gente in Olanda fa esperienza dell’Euro come di un passaporto per muoversi liberamente, come espressione di un comune senso di unità”.
Ci si accorge con stupore che queste città si parlano da anni, addirittura da decenni, ancora dai tempi della cortina di ferro. Se oggi quasi ovunque l’euroscetticismo è in caduta, è spesso merito di questi gemellaggi senza troppe pretese. Nei corridoi del meeting si discute della concorrenza spietata delle manifatture cinesi e dello strapotere statunitense nella determinazione delle priorità geopolitiche. A tutto ciò, pur con i suoi immancabili disagi, l’Europa unita è una risposta concreta, reale. Il toscano Luppichini incalza: “Occorre lavorare insieme, paesi dell’est e dell’ovest europeo affinché in un unico grande sforzo si possano coordinare, non solo le politiche economiche, ma anche quelle estere e di difesa delle nostre comunità, per affermare in maniera univoca ed unitaria le politiche di pace in favore prioritariamente di quelle popolazioni del vicino Medio Oriente e dell’area del Magreb che possano consentire di ricondurre ad una situazione di stabilità l’intero bacino del Mediterraneo, culla comune delle nostre diverse culture”.
A una settimana dalle elezioni europee, bisogna andare a Pardubice per sentire un italiano parlare dell’Europa e della sua vocazione storica?