Alto Adige – 23.3.2004
Marzo 1944, esattamente sessant’anni fa. Buona parte della penisola è occupata dalle truppe germaniche penetrate in Italia prima e dopo l’8 settembre del 1943. L’Alto Adige, il Trentino e il Bellunese sono racchiusi nella Zona di Operazioni Prealpi, posta formalmente sotto la sovranità della Repubblica Sociale ma di fatto governata dai rappresentanti del Reich. In Alto Adige si stampa un unico giornale, il “Bozner Tagblatt”, patrocinato e controllato dal regime occupante. Come vuole la propaganda bellica vi si narrano le gesta del proprio esercito e quelle dei propri alleati, si tacciono i colpi subiti e, nella fattispecie, le sempre più frequenti azioni partigiane. Rara e forse unica eccezione è relativa all’articolo apparso il giorno 27 marzo col titolo “Attentato terroristico comunista”. Si tratta dei noti fatti di via Rasella, di cui ricorre oggi il sessantesimo anniversario. “Il 23 marzo di quest’anno – scrive il “Tagblatt” – a Roma è stato perpetrato contro soldati della polizia tedesca un vile agguato da parte di banditi comunisti. Contro una compagnia di polizia proveniente dal Sudtirolo e attualmente di stanza a Roma, che marciava attraverso le strade della città tornando dal servizio agli alloggiamenti, è stato compiuto un attentato esplosivo. Sono caduti 32 appartenenti alla polizia tedesca, originari del Sudtirolo”. È la prima ricostruzione di un evento che ancora oggi fa discutere. Il bilancio finale sarà ben più grave: 33 morti e 56 feriti. Ma a far passare alla storia l’agguato sarà la crudele rappresaglia voluta nel giro di poche ore dal tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma, eseguita nella cava delle Fosse Ardeatine dove perderanno la vita 335 persone.

Le vicende del 23 e del 24 marzo 1944 sono state a più riprese al centro non solo della ricerca storica, ma anche di procedimenti giudiziari. Se ancora nel 1999 la Corte d’Assise di Roma sentenziava che l’attentato era stato un “legittimo atto di guerra”, controversa fu anche la valutazione dell’eccidio successivo e si poté procedere contro i responsabili (ultimo tra questi Erich Priebke) principalmente per il fatto che le vittime, secondo la logica del dieci per uno, avrebbero dovuto limitarsi a 330, mentre furono, per un fatale errore, 335.
Anche gli storici ritornano ultimamente ad occuparsi del caso. Negli ultimi tempi l’attenzione si è soffermata sempre più su aspetti di carattere “umano”, nell’intento di rispondere alla domanda: chi erano gli uomini del reggimento di polizia “Bozen” che caddero vittime dell’esplosione? Già nel lontano 1979 Umberto Gandini, per questo giornale, aveva condotto un’interessantissima inchiesta indagando provenienza, motivazioni e storia di quelle persone, spesso non più giovani, arruolate per lo più controvoglia nelle file del Polizeiregiment. Negli ultimi mesi alla questione si è dedicato con passione lo storico roveretano Lorenzo Baratter. Sua la pubblicazione “Dall’Alpenvorland a via Rasella” (ed. Publilux) che ricostruisce la storia dei reggimenti di polizia sudtirolesi. Suoi gli interventi nel libro a cura di Gerald Steinacher “L’Alto Adige nel Terzo Reich 1943-1945” (ed. Archivio provinciale di Bolzano) e sul numero 12-2003 della rivista “AltreStorie” edita dal Museo Storico di Trento. I reggimenti di polizia, scrive Baratter, “furono complessivamente quattro (‘Bozen’, ‘Alpenvorland’, ‘Schlanders’ e ‘Brixen’) e coinvolsero complessivamente almeno diecimila combattenti. Alcuni componenti di queste formazioni erano volontari, altri furono arruolati coattivamente. Essi furono impiegati nelle tre province che costituivano l’Alpenvorland ma anche in Istria e, nel caso del ‘Bozen’, nella capitale”. “Caso emblematico ed esemplare fu quello del ‘Brixen’ che nel gennaio 1945 rifiutò di prestare il suo giuramento ‘per il popolo, il Führer e la patria’ e per questo fu mandato a morire in Slesia contro l’Armata Rossa”.
Dei fatti di via Rasella si occupa anche Gerald Steinacher nella riedizione del libro “Trentino e Alto Adige province del Reich” a cura di Piero Agostini e Carlo Romeo (ed. Temi). Il già citato volume “L’Alto Adige nel Terzo Reich 1943-1945” ospita pure un saggio di Steffen Prauser (“Mord in Rom? Der Anschlag in der Via Rasella und die deutsche Vergeltung in den Fosse Ardeatine”). Sulla rivista “AlreStorie”, infine, Paolo Piffer pubblica un’intervista a Rosario Benitvegna, uno dei partigiani protagonisti dell’agguato (“Via Rasella: un episodio importante della guerra di liberazione nazionale”) e ripropone i risultati dell’inchiesta di Gandini (“Le voci di quelli del Bozen”).