Alto Adige – 27.1.2004
“Dall’antisemitismo non si è al sicuro che sulla Luna”. La frase è della filosofa Hannah Arendt cui la Biblioteca civica di Merano dedica una serata in occasione della Giornata della memoria. Basterebbe la frase citata per affermare la necessità di non dimenticare gli orrori del secolo passato, non solo perché si tratta di inauditi crimini contro l’umanità, ma perché tutto può ripetersi, sia pure in altre forme, quando si smette di vigilare.
Ad introdurre la figura della filosofa tedesco-americana sarà Laura Boella, docente di Storia della filosofia morale all’Università Statale di Milano, da tempo impegnata nella ricostruzione del pensiero femminile del ‘900. Alla pensatrice ha dedicato un noto studio, “Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare politicamente”.
Nata nel 1906 a Linden, sobborgo di Hannover, da una famiglia benestante appartenente alla borghesia ebraica, la filosofa tedesca fu allieva di Heidegger, di Husserl e di Jaspers. Nel 1933 Hitler raggiunge i vertici del potere in Germania e per la Arendt, come per molti altri ebrei, comincia il periodo dell’esilio: da Praga a Genova, da Ginevra a Parigi e infine agli Stati Uniti d’America.

Idea e azione si fondono nella sua vita, dedicata in modo particolare, anche sul piano accademico, allo studio dei regimi totalitari, alla loro condanna e alla lotta contro di essi. “Il successo dei movimenti totalitari fra le masse – scrisse in “Le origini del totalitarismo” – segnò la fine di due illusioni care ai democratici in genere, e al sistema di partiti degli Stati nazionali europei in particolare. La prima era che il popolo nella sua maggioranza prendesse parte attiva agli affari di governo e che ogni individuo simpatizzasse per l’uno o l’altro partito; i movimenti mostrarono invece che le masse politicamente neutrali e indifferenti potevano costituire la maggioranza anche in una democrazia, e che c’erano quindi degli Stati retti democraticamente in cui solo una minoranza dominava ed era rappresentata in parlamento”. “La seconda illusione era che queste masse apatiche non contassero nulla, che fossero veramente neutrali e formassero lo sfondo inarticolato della vita politica nazionale…” “Da un punto di vista pratico, non c’è molta differenza se i movimenti totalitari adottano l’orientamento del nazismo o quello del bolscevismo, se organizzano le masse in nome della razza o della classe, se pretendono di seguire le leggi della vita e della natura o quelle della dialettica e dell’economia”. Fondamentale anche il libro-inchiesta su Adolf Eichmann e il nazismo, dal titolo inquietante: “La banalità del male”.
La filosofa propose di riflettere su di una nuova idea di umanità, anche se “seguire una politica non imperialistica e conservare la fede in una dottrina non razzista diventa ogni giorno più difficile, perché diventa ogni giorno più chiaro quanto pesante sia per l’uomo il fardello del genere umano”.
Hannah Arendt si spense a New York nel dicembre del 1975.
L’appuntamento alla Biblioteca civica di Merano è per martedì 27 gennaio, ore 20.30.