Educare alla pace

Alto Adige – 31.12.2003

Come sempre le parole che il papa dedica, all’inizio di ogni anno, al tema della pace, assumono un significato particolare in quelle zone del mondo dove culture, lingue, religioni diverse cercano di individuare il miglior modello possibile di convivenza. Anche la nostra regione non può essere estranea all’appello ad “educare alla concordia contro guerre e terrorismo”. Da tempo, tra questi mondi non si conoscono guerre né terrorismo. Ma la concordia?

Giovanni Paolo II si rivolge in modo esplicito ai capi delle nazioni (che hanno il dovere di promuovere la pace), ai giuristi (“impegnati a tracciare cammini di pacifica intesa”), agli educatori della gioventù (chiamati a “formare le coscienze nel cammino della comprensione e del dialogo”) e persino a voi, “uomini e donne che siete tentati di ricorrere all’inaccettabile strumento del terrorismo, compromettendo così alla radice la causa per la quale combattete”, per dire che se la pace è possibile essa è anche doverosa.

Ma è giunto il momento di andare oltre le semplici parole: “I vari aspetti del prisma della pace sono stati ormai abbondantemente illustrati. Ora non rimane che operare, affinché l’ideale della pacifica convivenza, con le sue precise esigenze, entri nella coscienza degli individui e dei popoli”.

La sottolineatura particolare che il papa sceglie per il 2004 è quanto mai attuale. La pace, dice, ha bisogno di regole autorevoli e condivise. Nel “compito di educare alla pace, s’inserisce con particolare urgenza la necessità di guidare gli individui ed i popoli a rispettare l’ordine internazionale e ad osservare gli impegni assunti dalle Autorità, che legittimamente li rappresentano. La pace ed il diritto internazionale sono intimamente legati fra loro: il diritto favorisce la pace”. Guai se alla “forza del diritto” si sostituisce il “diritto della forza”, come avvenuto in alcuni momenti della storia recente.  “Uno di questi momenti fu senza dubbio il dramma che l’umanità sperimentò durante la seconda guerra mondiale: una voragine di violenza, di distruzione e di morte quale mai s’era conosciuta prima d’allora”. Wojtyla ha certamente in mente anche situazioni molto più vicine a noi, ad esempio le nuove teorie insidiose sulla guerra preventiva. Ma restando al secondo conflitto mondiale, è pur vero che “quella guerra, con gli orrori e le terrificanti violazioni della dignità dell’uomo a cui dette occasione, condusse ad un profondo rinnovamento dell’ordinamento giuridico internazionale”. Di qui il monito a non rendere nei fatti inefficace il ruolo dell’ONU che, “pur con limiti e ritardi dovuti in gran parte alle inadempienze dei suoi membri, ha contribuito notevolmente a promuovere il rispetto della dignità umana, la libertà dei popoli e l’esigenza dello sviluppo, preparando il terreno culturale e istituzionale su cui costruire la pace”.

L’ordine internazionale è minato certamente anche dalla “piaga funesta del terrorismo”, che “è diventata in questi anni più virulenta e ha prodotto massacri efferati, che hanno reso sempre più irta di ostacoli la via del dialogo e del negoziato, esacerbando gli animi e aggravando i problemi”. Tuttavia, ricorda il papa, “per essere vincente, la lotta contro il terrorismo non può esaurirsi soltanto in operazioni repressive e punitive”. È necessario rimuovere le cause che stanno all’origine di situazioni di ingiustizia ed insistere su un’educazione ispirata al rispetto per la vita umana in ogni circostanza. “In ogni caso, i governi democratici ben sanno che l’uso della forza contro i terroristi non può giustificare la rinuncia ai principi di uno Stato di diritto. Sarebbero scelte politiche inaccettabili quelle che ricercassero il successo senza tener conto dei fondamentali diritti dell’uomo: il fine non giustifica mai i mezzi!”

Se il diritto è caposaldo fondamentale, il papa comunque ricorda che per l’instaurazione della vera pace nel mondo, la giustizia deve trovare il suo completamento nella carità”. Il diritto è la prima strada da imboccare per giungere alla pace, ma la storia mostra “come la giustizia non riesca spesso a liberarsi dal rancore, dall’odio e perfino dalla crudeltà. Da sola, la giustizia non basta. Può anzi arrivare a negare se stessa, se non si apre a quella forza più profonda che è l’amore”.

In definitiva non c’è pace né pacifica convivenza senza il rispetto delle regole, ma neanche senza l’applicazione delle regole secondo criteri di umanità.

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