Alto Adige – 4.12.2003
Con la scelta del postulatore la causa di beatificazione di Josef Mayr-Nusser diventa per la Chiesa altoatesina un impegno serio, ricco di implicazioni non solo sul piano strettamente religioso, ma anche su quello storico e civile. Certamente egli rappresenta una scintilla luminosa nel buio del sonno della ragione. La sua figura, pur storicizzata, è quanto mai attuale in un’epoca che indulge al pensiero unico.
Josef Mayr-Nusser era nato a Bolzano nel 1910, quarto figlio di una famiglia di contadini vignaioli. Avrebbe voluto fare l’astronomo, il Pepi, come veniva chiamato in famiglia e dagli amici. Ma dopo il 1929 la crisi imperversava e non gli rimase che frequentare che l’Istituto commerciale. Eppure Josef non cessò mai di guardare al cielo, cercando quelle risposte che non si trovano nella realtà quotidiana. Si dedicò, nel tempo libero, al volontariato sociale e ai giovani: divenne dirigente dell’Azione Cattolica (Ac) di lingua tedesca della diocesi di Trento. Fu come responsabile dell’Ac che cominciò a confrontarsi con l’ideologia nazista. Dopo l’8 settembre 1943 fu arruolato, suo malgrado, nelle SS. Insieme ad altri fu spedito a Konitz, nella Prussia occidentale. Fu lì che, il 4 ottobre 1944, si rifiutò pubblicamente di pronunciare il giuramento a Hitler. Sebbene egli stesso abbia spiegato il suo rifiuto con motivazioni religiose è evidente la valenza umana e civile del suo gesto: la coscienza del singolo prevale di fronte ad ogni prevaricazione totalitaria. Incarcerato a Konitz e poi Danzica, Mayr-Nusser fu destinato al campo di concentramento di Dachau. Ma nel corso del trasporto in un carro bestiame, durante una sosta alla stazione di Erlangen, fu trovato morto. Era il 24 febbraio 1945.

Chiesa e regimi nazi-fascisti ebbero diverse occasioni di seria frizione tra le due guerre, sia in Italia, che in Germania che in Trentino Alto Adige. La diocesi altoatesina, in occasione dell’ultimo giubileo, ha voluto fare i nomi di alcune persone che, a costo della vita, si opposero al nazismo. Ma a prescindere da questi martiri, la Chiesa locale dovette confrontarsi con i totalitarismi già a partire dagli anni ’20. Non mancarono esempi di adesione incondizionata al fascismo e più tardi al nazismo. Più frequente però è il caso della resistenza silenziosa in una duplice forma. Da un lato il tentativo di “salvare il salvabile”, dall’altro l’aperto dissenso. Emblematico l’episodio del vescovo di Trento (e Bolzano) Celestino Endrici che si prestò a presenziare all’inaugurazione del monumento alla Vittoria di Bolzano, ma che, in quell’occasione, volle fare al re, e ad alta voce, una richiesta scandalosa: scarcerare Alcide Degasperi. E’ proprio l’Ac di Mayr-Nusser a guastare i rapporti tra Chiesa e regime. Ancora nel 1926 lo stesso Endrici aveva criticato il preteso monopolio dell’educazione dei giovani da parte della neonata Opera Nazionale Balilla (ONB). Alla stessa Ac il fascismo, siamo nel 1928, contestava di svolgere attività antinazionale e contro l’ONB. Anche dopo il concordato del 1929, nella primavera del 1931 si scatenò una violenta campagna contro l’associazionismo cattolico.
Il clero di lingua tedesca in particolare fu una spina nel fianco del regime. Ma anche nel gruppo italiano l’Ac rappresentò un focolaio di possibile “sovversione”, tanto è vero che i gruppi vennero costantemente sorvegliati dalla polizia politica. I vecchi aderenti (di inizio anni ’20) al partito popolare, sempre fedeli a Degasperi, si ritirarono in blocco proprio nei gruppi parrocchiali. Anche altri vescovi, oltre agli ordinari di Bressanone e di Trento, non nascosero il proprio dissenso. Il vescovo coadiutore di Trento, Montalbetti, alla presenza del segretario del fascio di Merano, nel 1936, si scagliò senza mezzi termini contro la politica di italianizzazione dell’Alto Adige. “Nelle vostre organizzazioni – disse – si potranno tenere inquadrati i bimbi con la forza ma non si avranno mai le loro anime”. Ancora a Merano il gerarca locale ammoniva i membri dell’Ac e li esortava ad abbandonare i gruppi sottolineando che “il partito non scherza”.
“Non avrete mai le loro anime”: è un discorso che vale sia per il fascismo italiano che per il nazismo tedesco. Mayr-Nusser stesso, infatti, perse ogni cosa, fu spogliato di tutto, ma non della sua coscienza (anima).