Veti incrociati

Alto Adige – 2.12.2003

La vicenda dell’intitolazione del Teatro comunale è emblematica dei veti incrociati nei quali sono ingabbiate le potenzialità di progresso della comunità altoatesina. Pur di non dover dare al Comunale il nome di Verdi si toglie all’Auditorium quello di Haydn. Presentata così la storia non sembra neanche vera. Eppure lo è e questo, al di là della scelta che può essere perfino saggia, in definitiva, non può non far riflettere.

I motivi che stanno a monte del provvedimento infatti, purtroppo, sono fondati. Ovvero: nel 2003, ventunesimo secolo, terzo millennio, è ancora possibile che i nomi vengano usati come strumenti di affermazione nazionale e persino di prevaricazione. Sarebbe puerile affermare che Bolzano sia immune da questa degenerazione del pensiero. Intorno ad un nome, non molto tempo fa, si è indetto perfino un referendum che ha spaccato la città e la provincia. L’episodio è molto recente, ma più si va indietro e più se ne trovano. Chi può negare che a suo tempo proprio i teatri altoatesini furono intitolati sì ad illustri, universalmente riconosciuti, personaggi della musica (Verdi a Bolzano, Puccini a Merano), ma con l’evidente e dichiarata pregiudiziale che fossero “italiani”. Negando in tal modo, peraltro, una delle caratteristiche fondamentali della musica, cioè quella di essere esempio (raro) di un linguaggio universale. Si parla di nomi “italiani”, ma gli esempi naturalmente non mancano in nessun campo linguistico. La maggior parte delle intitolazioni di scuole, edifici pubblici, strade, è persino banale dirlo, risentono del regime durante il quale vengono assegnate. Si veda quante volte e in che occasione hanno cambiato di nome le vie di Bolzano e Merano nel corso del ‘900. Ed oggi, nel 2003, questa è l’amara constatazione, c’è ancora chi ama giocare in questo modo con i nomi (altrui). La Fondazione non ha fatto altro che prenderne atto ed ha agito di conseguenza. La “saggezza” della decisione consiste nel fatto di non aver voluto esasperare l’inutile scontro, di non aver voluto offrire un pretesto ad una nuova idiota battaglia in grado di far ridere tutto il mondo. Perché la tragedia altoatesina è questa. Mentre in Medio Oriente palestinesi e israeliani si fanno a pezzi, mentre in Iraq va in scena il cosiddetto “scontro tra le civiltà”, mentre d’altra parte molti volonterosi si danno da fare, rischiando magari la pelle, per ricostruire i ponti con tanta facilità distrutti, noi saremmo capaci di litigare, senza pudore, sul nome di un ignaro artista cui dedicare un teatro o una sala per concerti. Così, senza neppure arrossire.

Relegare la dedicazione ad una sala interna, seppure abbia il sapore di una piccola sconfitta, tutto sommato mette in rilievo che ciò che conta è in fin dei conti poter andare a teatro, quello in ogni lingua, o poter ascoltare buona musica, quella capace di comunicare e di commuovere, anche senza parole. Questa scelta è comunque una condanna di chi, per nazionalismo, etnocentrismo, in definitiva per miope stupidità, toglie ad una comunità la possibilità di crescere oltre gli steccati, di chi si inventa confini anche dove non ci sono.

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