Alto Adige – 29.11.2003
Svelare le trame che muovono l’attività degli agenti segreti è già di per sé un compito ingrato. Tanto più che l’accesso agli archivi non è ancora agevole in molti paesi europei e comunque le carte conservate, come spesso avviene, rivelano solo una parte delle corrispondenze, dei colloqui e, in definitiva, delle intenzioni che mossero governi e servizi di informazione.
Nel corso del ‘900 l’Alto Adige fu per più di un motivo al centro delle attenzioni dei più diversi servizi segreti, a seconda dei periodi storici e delle congiunture politiche. Alla loro attività dal 1918 ad oggi è dedicato il volume “Im Schatten der Geheimdienste”, appena pubblicato da StudienVerlag, a cura dello storico Gerald Steinacher con la collaborazione di Leopold Steurer. Quest’ultimo, in particolare, nel suo saggio (“Die Agenten Roms. Ovra und Südtirol 1928-1933”) si occupa della rete di informatori dell’Ovra, lo spionaggio fascista, messa in piedi tra gli anni ’20 e gli anni ’30, offrendo una prospettiva inedita per lo studio della questione altoatesina. Lo fa considerando il periodo che va dal 1928 fino al 1933. Dopo quella data i rapporti diplomatici tra Italia, Austria e Germania, con la presa di potere di Hitler, subiscono un salto di qualità e anche gli interessi della polizia politica si rivolgono a nuovi soggetti.

Gli agenti dell’Ovra che fanno capo alla prefettura di Bolzano nel corso degli anni ’30, in base ai documenti esaminati da Steurer, sono 19, ma solo tre di essi corrispondono alle reali necessità dell’intelligence fascista. Si tratta di personaggi pratici delle lingue dell’ex impero austro-ungarico e come tali utili a fornire notizia su ciò che avviene al di qua e al di là del Brennero. Tra i sorvegliati non solo esponenti dell’irredentismo sudtirolese, ma anche i “sovversivi” che potrebbero annidarsi nella fabbrica della Montecatini di Sinigo o presso gli stabilimenti idroelettrici di Cardano. Si tratta per la maggior parte, scrive Steurer, di “poveri diavoli” alla ricerca di qualche espediente per arrotondare lo stipendio.
Ben diversa e più efficiente è l’azione dell’Ovra oltre Brennero. Qui gli agenti vengono reclutati per la loro competenza, per il loro ruolo, soprattutto tra persone di lingua tedesca, oppure originarie delle zone mistilingui della vecchia Austria. In particolare si vogliono tenere sotto sorveglianza quei settori della società austriaca e germanica che si fanno promotori di azioni contrarie alla politica di italianizzazione del governo di Mussolini in Alto Adige.
Interessante a questo proposito l’alleanza che si crea tra gli esponenti delle minoranze linguistiche (per l’Alto Adige soprattutto il prof. Reut-Nicolussi) ed i fuorusciti italiani, persone delle varie correnti politiche dissidenti che trovano ospitalità a Vienna o ad Innsbruck e partecipano attivamente alle attività dell’opposizione all’estero. In tal modo le rivendicazioni delle minoranze non sono più appannaggio solo dei raggruppamenti di estrema destra che ne fanno comunque la propria bandiera, ma divengono patrimonio, in coerenza col passato, di comunisti, socialisti e altri esuli. Un ruolo non di secondo piano è svolto dai meranesi Silvio Flor sen. e Silvio Frlo jun., il primo vecchio socialista, il secondo tra i fondatori del piccolo partito comunista altoatesino. Entrambi erano espatriati clandestinamente nel 1926 entrando subito in contatto con i circoli socialisti di Innsbruck e di Vienna.
Se tra minoranze ed esuli antifascisti si crea quest’inedita intesa, l’insana ed ambigua alleanza che fin da principio caratterizza i rapporti tra fascismo italiano e movimento hitleriano avrà un peso ben più rilevante sugli eventi. Sebbene Hitler e Mussolini siano vicini sul piano ideologico, ciò che rischia di dividerli inesorabilmente è proprio la questione altoatesina, luogo dei nazionalismi inconciliabili. Steurer ribadisce la fondatezza dei sospetti secondo cui già all’indomani della marcia su Roma Hitler abbia posto una pietra sopra le richieste dei sudtirolesi nel nome della ragion di partito prima e della ragion di stato poi. Il “tradimento di Hitler” sarà ancora a lungo al centro della dialettica politica al di là delle Alpi, entrando di forza nei rapporti degli agenti segreti. La rinuncia all’Alto Adige proclamata nel 1922 e ribadita dal 1923 in poi, forse in cambio dell’appoggio di Mussolini già in occasione del primo tentativo di putsch, non avrà mai il sapore della definitività. Infatti si arriverà, nel 1939, al tragico epilogo delle opzioni, in occasione delle quali si rivelerà tutta l’incapacità da parte delle autorità italiane di leggere e interpretare anni di relazioni fiduciarie spedite dai propri pur validi agenti segreti d’oltre frontiera.