Il reggimento Brixen

AltreStorie – Novembre 2003

Il “Brixen” fu l’ultimo reggimento di polizia ad essere costituito in Alto Adige, nell’ottobre del 1944. Il reggimento, con sede nelle caserme di Bressanone requisite all’Esercito italiano dopo l’8 settembre 1943, venne suddiviso in due battaglioni di quattro compagnie l’uno. La sua composizione era alquanto eterogenea: cittadini optanti per la Germania, ma soprattutto “Dableiber” (tra cui, come pare, alcuni simpatizzanti dell’organizzazione resistenziale “Andreas Hofer Bund”) e perfino alcuni altoatesini di lingua italiana. I due battaglioni, nelle intenzioni, erano destinati a mansioni di polizia all’interno dei confini italiani.

Ma la situazione della guerra era ad un punto critico e nel febbraio del 1945, quando fu previsto il giuramento della truppa, avvenne un fatto clamoroso, non ancora del tutto chiarito. La scena è così descritta da Christoph von Hartungen: “La cerimonia del giuramento fu fissata per la fine di febbraio, alla presenza del Commissario supremo Hofer. A tutto il gruppo fu letta la formula del giuramento. Come risposta si poté percepire solamente un poco chiaro mormorio. Per questo fu ripetuta per altre due volte la formula del giuramento, ma nessuno rispose. Allora il gruppo fu disarmato da sottufficiali germanici, con le armi spianate, con urla selvagge e sotto la minaccia della decimazione, e fu rinchiuso nelle camerate” (Christoph v. Hartungen, Die Südtiroler Polizeiregimenter 1943-1945, in “Der Schlern” 55/1981, Heft 10).

La recluta T., la cui testimonianza è stata raccolta da Martha Verdorfer (Zweierlei Faschismus, Vienna 1990, pp. 276-277), ricorda che quel giorno si verificò una catena imprevista di inconvenienti: una serie di allarmi aerei, il mancato arrivo puntuale del Commissario supremo, il salto del pasto, il freddo infernale, i parenti fuori dai cancelli impossibilitati ad ogni incontro. “Alle cinque di sera (…) è arrivato il Commissario supremo. Ha tenuto un discorso che non finiva più e poi avremmo dovuto giurare. Ci ha recitato il testo del giuramento. Noi eravamo così amareggiati. (…) Non ci eravamo messi d’accordo. (…) Ma nessuno ha aperto bocca! Tutti sono rimasti in silenzio…”

“A quanto pare – ricorda L. G., una recluta di Merano – la prima volta non ci hanno preso molto sul serio. Avranno pensato: questi non capiscono niente”. Per questo venne ripetuta la formula confidando in un ripensamento. “Ma, per la seconda volta, da tutto il reggimento non uscì altro che un confuso e quasi impercettibile brusio” (Piero Agostini – Carlo Romeo, Trentino e Alto Adige province del Reich, Trento 2002, p. 203).

Il reggimento, privato delle armi che aveva in dotazione, venne dunque mandato per punizione sul fronte russo, in Alta Slesia.

È difficile stabilire fino a che punto il rifiuto di un intero reggimento di polizia di prestare giuramento a Hitler fosse frutto di un’improvvisazione favorita dalle circostanze. Se secondo il già citato T. non c’era stato alcun accordo preventivo, L. G., pur non sapendo chi avesse preso l’iniziativa di non giurare, ricorda che “c’era qualcuno che era particolarmente contrario al giuramento. Si trattava di giurare a Hitler…”

Viene spontaneo pensare che la “mente” di questo rifiuto fosse da individuare tra i membri del gruppo di resistenza “Andreas Hofer”. L. V., altro meranese arruolato nel “Brixen”, afferma che “c’erano anche motivi religiosi. Erano tutti cattolici al novantanove per cento. Tre quarti venivano dalle campagne…”

Una ricostruzione dell’evento si scontra con un problema fondamentale. Dei due battaglioni il primo venne quasi completamente annientato ed il secondo subì gravi perdite. Tra i caduti, forse, coloro che avrebbero potuto ricostruire le fasi di questa inedita obiezione di massa.

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