Alto Adige – 29.10.2003
Questa volta non si può certo dire che l’elettorato italiano ha punito i “suoi” partiti di governo e premiato le opposizioni o viceversa. Hanno perso tutti. Non di molto, sia chiaro. Salvo che per Alleanza Nazionale le perdite non superano l’uno per cento. A guardare il numero dei seggi la batosta è però ben più amara.
Comunque sia, se i risultati finali non appaiono granché clamorosi, sotto la superficie si celano sommovimenti bisognosi di analisi e di traduzione in pratica politica.
In primo luogo, parliamo degli italiani, non si è verificata alcuna deriva nazionalistica. Chi ha seminato vento, non ha raccolto tempesta, ma nemmeno voti. Forza Italia rimane al palo e, qui, facciamo un raffronto solo con le precedenti provinciali. Alleanza Nazionale cala. Il linguaggio populista di Unitalia non miete consensi (ma è premiato lo stesso). L’opposizione di centrodestra, che tradizionalmente attinge al malcontento italiano, perde nel complesso alcune migliaia di voti. In definitiva lo scontro tra i gruppi non appassiona più gli italiani che, questa volta, hanno scelto strade inedite.

La prima è quella dell’astensionismo. È vero, si tratta di un trend nazionale che colpisce in modo particolare la popolazione urbana. Capire perché la gente non vota è tutt’altro che facile. Tolti quelli che comunque non si sarebbero recati alle urne, tra gli altri una parte avrà pensato: la situazione non mi piace, ma in ogni caso il mio voto non cambierà nulla. Altri avranno detto: non mi identifico in nessuno dei candidati. Altri ancora non hanno votato perché tutto sommato si sta bene così e chi se ne frega. Migliaia di persone che rinunciano al loro diritto di voto sono in ogni caso un messaggio di cui tenere conto. A maggior ragione se ciò riguarda un gruppo linguistico in particolare.
La seconda strada, che cifre alla mano è più di un’ipotesi, è stata percorsa da coloro che hanno votato direttamente la Svp. Un atto che può sembrare “eretico”, ma che in realtà rende l’Alto Adige un po’ più normale che non in passato. Perché in tutte le altre province avviene proprio così: chi ha governato si presenta agli elettori, i quali, col voto, giudicano il suo operato. In Alto Adige chi governa sono soprattutto Durnwalder e la Svp e dunque – se fossimo in una provincia normale – perché non votarli se si ritiene che la loro azione di governo è stata buona?
Facile a dirsi. La prima ad essere visibilmente imbarazzata dai consensi “italiani” è proprio la Sammelpartei. “E adesso di questi voti cosa ne facciamo”, sembrava chiedersi Brugger all’indomani del voto. Mentre Durnwalder non esita a dire che sarà il “presidente di tutti”. Paradossalmente la Svp, partito etnico per definizione, è oggi il maggior partito “interetnico” della provincia. Sul piano degli elettori, non su quello degli eletti, s’intende. Ha catalizzato il voto ladino e quello italiano, che non sono voti di protesta, ma di consenso. Consenso ingenuo, se vogliamo, ma che va in modo imprevisto a caricare la Svp di una responsabilità verso tutti i cittadini e che ne mette in discussione l’identità storica e la linea politica futura.
La Svp uscita dalle urne è oggi un partito più identificabile anche sul piano politico. Per la prima volta accanto ai suoi consiglieri ne siedono altri sette di lingua tedesca, tre a sinistra, quattro a destra, come in un parlamento “normale”. Al suo interno trionfa l’ala sociale degli Arbeitnehmer, connotando sempre più la Svp come un partito di centro “che guarda a sinistra” e che si rifiuta di far proprie le tirate nostalgiche dell’Union o quelle xenofobe e persino antisemite dei Freiheitliche. Il partito di raccolta ora dovrà valutare seriamente quale politica attuare ed in particolare se rivolgersi nuovamente alla sua destra per rincorrere i voti perduti o se attuare una politica al di là degli steccati linguistici per onorare i voti guadagnati.
Quanto ai partiti “italiani” di area Ulivo, il voto di domenica ha punito, come prevedibile, la miopia di chi si è presentato da solo, ma anche, e allo stesso modo, la pur apprezzabile, ma tardiva e forse poco convinta, lungimiranza di chi si è dato da fare per aggregare, ovvero per non disperdere consensi. Non serve a nulla constatare che Comunisti italiani e Alternativa rosa hanno, di fatto, favorito Unitalia e penalizzato il centro e la sinistra. Ognuno ha il diritto di fare la sua lista. Tutt’al più ciò riconferma l’immagine di un gruppo italiano che per molti versi non ha ancora imparato a guardare più in là del proprio naso.
Certamente è da valutare attentamente anche il fenomeno Durnwalder. il presidente di tutti che rischia di diventare sempre più anche il “presidente di tutto”, oscurando il lavoro di chi governa con lui, in modo particolare dei tradizionali alleati di giunta italiani, condannati al ruolo di eterne comparse, nell’attesa che emerga, un giorno, un “Durni italiano”.
La politica altoatesina sembra trovarsi oggi a metà di un guado e mancano persino gli strumenti tradizionali per analizzarla. Le categorie etniche sembrano non essere più adatte al giudizio. Si tratta di vedere, nei prossimi mesi, come verranno impostati i rapporti tra le forze politiche, tra le rappresentanze dei gruppi politici, tra eletti ed elettori. Se è vero che in molti casi permangono vecchie logiche, ad occhio e croce sembra però ormai entrata in crisi l’idea che ci possano essere partiti che “difendono gli italiani” e altri che “difendono i tedeschi”. Un “tracollo” benefico, dunque. Ma servono ora il coraggio e le persone giuste per andare oltre.