Il Corano in classe

Alto Adige – 29.8.2003

Della proposta di introdurre nelle scuole della regione un’ora facoltativa dedicata alla religione islamica si discuterà certamente ancora. Il problema è delicato e tocca diversi aspetti del nostro modo di ragionare e di sentire. C’è una parte della popolazione, che trova regolarmente eco nei comizi politici, la quale esprime grande diffidenza verso tutto ciò che è musulmano o proviene dal mondo arabo. Non c’è da stupirsi. Finita la guerra fredda, caduto il contrasto tra Est ed Ovest, l’Occidente ha subito individuato nel mondo arabo e nel fondamentalismo islamico il nuovo potenziale nemico. Un’idea che naturalmente gli atti terroristici degli ultimi anni non hanno mancato di rafforzare. Ecco, quando si parla di portare il Corano nelle scuole, bisogna sapere che ci si pone contro la mentalità nascente che spinge a guardare con sospetto ogni seguace di Maometto.

Detto questo, che cosa ci può essere in contrario, a parte motivi di ordine organizzativo o finanziario, a concedere agli alunni di fede islamica che frequentano le nostre scuole (che sono anche le loro scuole) un’ora di religione secondo la loro tradizione?

Non è certo la Costituzione ad impedirlo, dal momento che essa riconosce la libertà ed i diritti di tutte le confessioni religiose (art. 8), ma soprattutto (art. 3), afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione” ecc. Non solo: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto l’uguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana. La lontananza dal proprio Paese d’origine e dalla possibilità di avere libera scelta nell’istruzione religiosa è appunto uno di questi ostacoli che è necessario rimuovere per consentire “il pieno sviluppo della persona umana”.

L’eventuale obiezione secondo cui l’Italia è un Paese cristiano e dunque chi viene qui si deve adattare non sussiste per vari motivi.

Innanzitutto l’Italia, anche se la maggioranza dei cittadini professa la fede cattolica, è uno Stato laico nelle sue istituzioni. Il concetto di religione di Stato è da tempo superato. “Laico” non significa, come pensa qualcuno, che non deve interessarsi o perfino promuovere la religione. Significa anzi che riconosce la religione come elemento essenziale della cultura nazionale e dell’identità della persona. Lo fa da Stato laico. Da tempo l’ora di religione nelle scuole pubbliche non è più un’occasione di catechesi, per la quale ci sono le iniziative parrocchiali. L’accento è oggi spostato sulla cultura religiosa vista come elemento fondamentale della nostra storia e della nostra vita presente. Stesso discorso dovrebbe valere, è ovvio, per l’eventuale ora di religione islamica.

In ogni caso è compito dello Stato laico, qualora ci fossero le condizioni (numeri minimi, consenso sulla nomina degli insegnanti e sui programmi ecc.), garantire ad ogni gruppo religioso di crescere umanamente conservando la propria identità. E’ così che si promuove la convivenza civile, anziché creare sacche di malcontento.

Nemmeno la Chiesa, oggi, ha obiezioni alla presenza di altre fedi. Ha già quarant’anni l’invito del Concilio Vaticano II a guardare con stima i musulmani, a dimenticare i dissensi e le inimicizie, a “difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”. Del resto lo stesso vescovo di Bolzano-Bressanone ha affermato che “se lo Stato si interessa alla formazione etica dei giovani ed alle loro esigenze religiose, dovrebbe provvedere anche a chi non frequenta l’ora di religione cattolica”.

Che ognuno abbia la possibilità di crescere nel rispetto della propria lingua, della propria cultura, della propria tradizione religiosa, è condizione essenziale perché anche il dialogo tra diversi, da tutti auspicato, avvenga in modo sereno. Tutt’al più c’è da chiedersi se sia sufficiente che ognuno possa disporre di un’istruzione relativa alla propria religione o se non sia oggi necessario che gli alunni e gli studenti abbiano gli strumenti per interpretare i messaggi che giungono a loro da tutte le diverse tradizioni religiose, considerando almeno le tre grandi religioni monoteistiche che si trovano perennemente in contatto.

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