Alto Adige – 26.8.2003
L’evento messo in cantiere per il prossimo mese di settembre dalla Ripartizione cultura della Provincia di Bolzano è dedicato ai “Culturali”, ovvero ad “associazioni, personaggi e cronaca”, il tutto relativo al periodo che va dal 1945 alla fine del secolo.
Ma ciò non significa che l’associazionismo culturale italiano in Alto Adige sia nato nel secondo dopoguerra. Si tratta semmai di una rinascita, dopo l’appiattimento del ventennio fascista e l’azione disgregatrice del conflitto mondiale.
Le tracce di attività culturali rivolte al gruppo italiano si perdono negli ultimi decenni dell’800. È il periodo della forte immigrazione operaia ed agricola dal vicino Trentino. Nuove famiglie si stanziano lungo la valle dell’Adige, tra Merano e Salorno. Nei grossi centri la nuova classe operaia, in campagna il bracciantato agricolo e, in misura minore, la proprietà terriera. Sono anche gli anni del sorgente nazionalismo. È così che la scuola diviene campo di una battaglia combattuta dalle cosiddette “società nazionali”.

In Alto Adige, nel corso dell’800 e fino alla fine della Grande Guerra, tutte le scuole pubbliche sono in lingua tedesca, con alcune eccezioni. Le minoranze italiane sparse lungo l’Adige si trovano in una condizione di inferiorità, non solo numerica, ma anche socio-economica. Le uniche scuole italiane vengono progressivamente chiuse o sono gestite in forma privata. È il caso di Vadena, Piccolongo, Maia Bassa e Settequerce.
La spinta aggregativa più importante che riguarda la comunità italiana di fine ‘800 e di inizio ‘900 è legata ai movimenti operai. La vita associativa organizzata dagli operai in tutta la regione consiste nella creazione, già dagli anni ’60 e ’70 dell’800, di gruppi di mutua formazione professionale. Si formano le associazioni dei calzolai, dei sarti, dei pittori, dei tappezzieri, dei sellai, dei muratori e così via. Si tratta spesso ancora di società linguisticamente miste. Il neonato partito socialista domina la scena. Oltre all’attività politica e sindacale (i numerosi scioperi), si dà spazio alla cultura. Ecco le numerose conferenze di “cultura politica”, gli svariati dibattiti con “contraddittorio”, ma anche le piccole biblioteche, le “bandine operaie”, i “quartetti” musicali e i gruppi filodrammatici.
Sempre a cavallo dei due secoli anche il mondo cattolico, dopo che il papa Leone XIII ha affrontato la “questione operaia” con l’enciclica Rerum Novarum del 1891, si rivolge ai lavoratori. A Merano la Società operaia cattolica nasce nel 1898. Nel suo ambito si formeranno il coro, il teatro e si terranno numerose conferenze. A Bolzano già da alcuni anni (1893) era attivo il Sodalizio cattolico italiano, allo scopo di garantire la presenza in città di un “cappellano per gli italiani”, ma con una serie di attività parallele volte al sostegno della classe operaia e alla sua formazione culturale.
Tutto ciò entra in crisi sia per l’acuirsi dei conflitti tra le nazionalità in tutti gli angoli dell’impero asburgico, sia per lo scoppio della guerra. Quella dopo il 1919 sarà una nuova storia, pur mantenendo forti legami con le vicende precedenti.