L’acqua scarseggia

Alto Adige – 6.8.2003

L’acqua, nel caldo torrido di questi messi estivi, si conferma come elemento indispensabile, capace di creare danni immensi sia quando essa è troppa sia quando manca o scarseggia. È proprio sulla scarsità dell’acqua e sulla sua destinazione a bene universale che hanno inteso far riflettere le Nazioni Unite nel proclamare il 2003 Anno internazionale dell’acqua. Qualcuno ha già affermato che nel secolo ventunesimo “le guerre scoppieranno per l’acqua”. Se il petrolio fa gola a molti, infatti, l’“oro bianco” è assolutamente necessario per tutti. Così sarebbero già oltre cinquanta i conflitti più o meno piccoli attualmente in atto per accaparrarsi una falda, un corso d’acqua o una sorgente. Le acque del Nilo hanno causato aspri conflitti, non solo in passato. Quelle dello Zambesi sono state contese tra Namibia e Botswana, quelle del Gange e dell’Indo tra Bangladesh, India e Pakistan. Problemi anche nel bacino del Tigri e dell’Eufrate, dove Turchia, Siria e Iraq sono in contenzioso perenne. Anche i rapporti tra Israele e i paesi confinanti sono segnati pesantemente dalla contesa per l’acqua del Giordano, mentre la pace tra israeliani e palestinesi è condizionata ad accordi che soddisfino il rispettivo fabbisogno idrico.

Al di là delle contrapposizioni tra stati, l’acqua è una questione che riguarda direttamente ogni singolo abitante del pianeta terra. E in tal senso i dati sono impressionanti. Sono un miliardo e cento milioni, più o meno un sesto della popolazione mondiale, le persone che non hanno accesso ad acqua sicura e due miliardi e 400 milioni, ossia il 40 per cento della popolazione del pianeta, non dispongono di impianti igienici adeguati. Ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata, da impianti sanitari e da livelli di igiene inadeguati. Si stima inoltre che acqua non potabile e impianti igienici inadeguati siano all’origine dell’80 per cento di tutte le malattie presenti nel mondo in via di sviluppo. Sono le donne e le bambine coloro che tendono a soffrire maggiormente a causa della mancanza di impianti igienici.

Inutile dire che a livello mondiale gli squilibri sono enormi. Basti sapere che lo sciacquone della toilette in un paese occidentale impiega una quantità d’acqua equivalente a quella che, nel mondo in via di sviluppo, una persona media impiega per lavare, bere, pulire e cucinare nell’arco di un’intera giornata. In questa situazione si può capire il valore dello scavo anche di un solo pozzo in favore di un villaggio che si trova lontano dall’acqua. I costi oggi sono relativi e sono diverse le associazioni di cooperazione internazionale che se ne occupano.

Ma la questione va naturalmente affrontata in modo globale dalla politica. Una tendenza ravvisabile e quanto mai pericolosa è quella di affidare la gestione dell’acqua ad enti privati. La privatizzazione dei servizi idrici fa dell’acqua un bene economico (che più è scarso, più è prezioso) e non più un servizio o, meglio, un diritto di ogni cittadino. La prima cosa da chiarire, dunque, da parte della politica internazionale, è il fatto che l’acqua è bene di per sé pubblico e patrimonio dell’umanità.

Questo 2003 particolarmente secco, con i danni economici che ne derivano, servirà se non altro a sottolineare con maggior forza la portata di una questione, quella della mancanza d’acqua, che altrove significa, più che alle nostre latitudini, sopravvivenza e vita.

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