Vita Trentina – 6.7.2003
I colori nascono dal rapporto tra il nostro occhio e la luce. È questione di percezione. Fu Isaac Newton a cimentarsi con la scomposizione dei colori e ad individuarne sette (riconducibili a sei accorpando l’azzurro indaco con il blu di Prussia), numero dall’evidente valore simbolico.
I colori si distinguono per “tinta” e per “tono”. Il primo termine si riferisce alle differenze di colore, il secondo alla gradazione di chiari e scuri.
Si parla di colori principali e secondari. Come si può intuire, i secondi derivano in qualche modo dai primi che sono il rosso, l’azzurro (blu) ed il giallo. Sono secondari l’arancione (fatto di rosso e giallo), il viola (composto di rosso e azzurro) ed il verde (risultato di giallo ed azzurro).
Ogni colore principale ha per suo “complementare” un colore secondario, in modo tale che i due messi accanto contengono tutti e tre i colori principali. Ad esempio: il complementare del giallo è il viola, che è fatto di azzurro e rosso.
Per l’artista, va detto, i colori primari sono cinque, perché egli ha bisogno del bianco e del nero che non possono essere ottenuti sulla tavolozza attraverso nessuna combinazione degli altri colori. In fisica invece bianco e nero non esistono perché l’uno è la somma di tutti i colori, mentre l’altro è l’assenza di luce e quindi di colore.

Sette come…
Non è un caso che Newton, di fronte ad una vasta gamma di varianti cromatiche, abbia voluto ricondurre i colori dell’arcobaleno a sette. Sette è numero dagli innumerevoli significati simbolici, nelle più diverse tradizioni, quelle nobili e quelle raffazzonate dei maghi del piccolo schermo. Ma stando alle cose serie: il settimo è il giorno del riposo divino, sette sono i giorni della settimana, sette erano considerati i pianeti, sette sono le note musicali, i peccati capitali, i demoni che si impadroniscono dell’uomo, i doni dello Spirito, i sacramenti e le virtù. Quarantanove (ovvero sette per sette) sono gli anni che precedono il giubileo ed i giorni che separano la Pasqua dalla Pentecoste. Settanta sono i saggi traduttori della Bibbia in greco. E settanta volte sette è necessario perdonare al fratello, come spiega Gesù al primo degli apostoli.
Il numero sette nella tradizione biblica indica pienezza e totalità. La storia, le leggende e le favole sono piene del numero sette. Due esempi fra tutti: i sette re di Roma e… i sette nani.
Arcobaleno
Cos’è. È un fenomeno ottico dovuto alla rifrazione dei raggi del sole sulle gocce d’acqua sospese nell’aria. La luce si scompone nei colori dell’iride tradizionalmente considerati sette: il violetto, l’indaco, il blu, il verde, il giallo, l’arancione e il rosso.
Deriva da… La prima parte della parola, come è evidente, si riferisce all’arco che è la forma dell’arcobaleno. Quanto al “baleno” alcuni ritengono che esso derivi dall’omonimo fenomeno atmosferico, il lampo. Altri sostengono che “baleno” derivi da “balena” e ne ricordi la schiena ricurva, l’imponenza ed i salti nell’acqua.
Detti e proverbi. “Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno” (Diderot)
Nella liturgia. L’arco è simbolo dell’alleanza tra Dio e gli uomini. Ad esso si ricollega l’anello che è a sua volta segno della fedeltà che caratterizza il legame tra Dio la Chiesa o quello tra un uomo e una donna.
Nei vestiti. Troppi colori addosso fanno dire ai passanti: Guarda lì quell’Arlecchino…