Alto Adige – 3.7.2003
In quest’Italia assillata dalle congiunture economiche e dalla precarietà occupazionale, dalla riforma del sistema pensionistico e dalle insidie tese allo statuto dei lavoratori, ci sono oltre un milione di persone che, smessa la tuta da lavoro o chiusa alle proprie spalle la porta dell’ufficio, si dedicano ai problemi altrui. Sono i volontari.
Operano nei settori più svariati, dall’assistenza agli anziani soli, dagli interventi nelle carceri sovraffollate, ai servizi per malati psichici, bambini, tossicodipendenti. Sono presenti negli ospedali, nelle case di riposo, nella cultura, nella formazione. Operano per la tutela dell’ambiente e nella protezione civile. Lo fanno all’insegna della gratuità, sia pure con gradazioni sfumate.
Le celebrazioni per i venticinque anni di fondazione dell’associazione “La Strada – Der Weg” sono anche la festa del volontariato altoatesino, almeno di quello caratterizzato come volontariato sociale. È stato don Giancarlo Bertagnolli, prete bolzanino, a fondare il 14 giugno 1978 l’associazione dal nome bilingue, insieme ad un gruppo di laici. Una scelta, la sua, che prima che da analisi teoriche, nasce dall’incontro con le persone: i giovani, anzitutto, quando era assistente diocesano della gioventù di Azione cattolica e quando insegnava in una scuola superiore. È proprio tra i banchi scolastici che si era scontrato per la prima volta contro il fenomeno della tossicodipendenza. Ma più del fenomeno in sé era stato colpito da quei volti: studenti valutati dagli insegnanti unicamente sulla base del rendimento scolastico, senza considerazione per la loro storia, per il loro disagio e la loro fatica di vivere. È per questo che don Giancarlo chiede al suo vescovo di lasciarlo andare sulla strada, a condividere “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono”.

Una storia, quella de “La Strada – Der Weg”, costellata di successi, ma anche di incomprensioni e delusioni. E’ così per tutte le organizzazioni che pur continuando a coltivare i valori del volontariato “puro”, si trovano a gestire servizi di utilità sociale, in un rapporto dialettico e non facile sia con l’ente pubblico che con la popolazione la quale, spesso, tesse le lodi di chi si occupa dei più disagiati, a patto che le relative strutture sorgano il più lontano possibile dai propri occhi.
Tra le figure sempre presenti fin dall’inizio nella storia de “La Strada – Der Weg” ci sono gli obiettori di coscienza (128 a partire dal 1978) e poi, dal 1983, le ragazze (e qualche ragazzo) dell’Anno di volontariato sociale, due esperienze fondamentali che oggi, con la riforma dell’esercito di leva e l’introduzione del servizio civile nazionale aperto anche alle donne, sono destinati ad essere ripensate nel loro ruolo e per il loro futuro.
Operare nel campo del disagio sociale rimane una sfida quotidiana. Non è facile proporre la scelta, per certi versi radicale, del servizio volontario in una società proiettata verso la privatizzazione e la monetizzazione di tutto. Non è semplice lottare contro la tendenza delle strutture pubbliche ad “addomesticare” il volontariato e a rendere per sé il meno scomoda possibile la voce profetica che ne promana.
Il volontariato che rimane fedele ai propri principi (codificati ora nella Carta dei valori scritta da diverse associazioni italiane), ha una profonda valenza politica: “partecipa attivamente ai processi della vita sociale favorendo la crescita del sistema democratico; soprattutto con le sue organizzazioni sollecita la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rileva i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propone idee e progetti, individua e sperimenta soluzioni e servizi, concorre a programmare e a valutare le politiche sociali in pari dignità con le istituzioni pubbliche cui spetta la responsabilità primaria della risposta ai diritti delle persone”.
Non è proprio di un recupero della responsabilità individuale che ha bisogno oggi quest’Italia culturalmente e politicamente (e non solo economicamente) in crisi?