Alto Adige – 14.6.2003
“Edin, il poeta, prima di regalarci due baci e una debole stretta di mano mi ha detto: ‘Sai, questa notte ho sognato che la guerra finirà e che tutti vivranno felici e in pace fino alla fine dei loro giorni’. Non ho avuto il coraggio di dirgli che ormai i giornali hanno scritto e il mondo pensa che la guerra è già finita”.
Siamo a Sarajevo, settembre 1996. Edin, il poeta, ha dodici anni e la mano che stringe debolmente è quella di Fabio Molon, autore di un libro di racconti tragicamente veri (“Nema problema”, edizioni Ega, Torino, 10 euro) che sarà presentato il 13 giugno alle 20.30 a Merano, nella Biblioteca civica (che insieme all’Assessorato alla Cultura del Comune patrocina il progetto editoriale).
Il noto giornalista Paolo Rumiz, nell’introdurre il volume, commenta così le parole di Edin: “Per i potenti è tutto chiaro: finite le bombe, finito il problema. Nema problema”.
“Nella terra – scrive Rumiz – dove ‘un kalashnikov costa 300 marchi e un funerale 5.000’, l’odore della miseria è uguale per tutti. Cattolici, ortodossi, musulmani, serbi, croati, bosniaci, rom, ebrei, kosovari albanesi. Sa di carburante al girasole, legna bagnata, caffè ammuffito. Anche l’odore della paura è lo stesso: urina, sudore e sangue rappreso”.
Fabio Molon è entrato in contatto con questo mondo come responsabile del campo profughi di Malles, dove all’inizio degli anni ’90 affluirono i primi profughi dai Balcani ospitati in provincia. Da allora si occupa dei progetti di cooperazione in favore delle popolazioni della ex Iugoslavia. Ha lungo è rimasto ad operare in località del Kosovo e a Belgrado. Oggi dirige l’Ufficio esteri della Caritas diocesana di Bolzano-Bressanone.

I suoi racconti non sono certo asettiche relazioni di servizio. Tutt’altro. I colori e gli odori evocati da Rumiz trasportano per qualche istante il lettore in quei luoghi lontani. Lontani dal cuore. Sembra davvero di avercelo davanti Edin, il piccolo poeta, e di stringergli la mano. Le sue sono storie che narrano di persone, più che di eventi, di speranze e di stati d’animo, più che di date storiche. Coinvolgono perché, oltre ad essere ben scritte, vi emerge lo sforzo di mettersi continuamente nei panni altrui, condividendo con quella gente un tratto di strada. Inquieta la frase che apre uno dei racconti: “Le cose peggiori accadono sotto gli occhi di tutti”.
“Leggete questo libro – scrive ancora Paolo Rumiz – se volete capire cosa muove il volontario italiano, uno tra i pochi a muoversi con fraternità in mezzo a tutte le comunità balcaniche, offrendo alla nostra politica estera un potenziale di diplomazia capillare che il Palazzo ignora”.
Se la prefazione è di Paolo Rumiz e l’editore è l’Ega, che fa capo al Gruppo Abele di don Luigi Ciotti, non è da meno la matita cui si deve il disegno in copertina: è quella di Francesco Tullio Altan.
La serata di presentazione sarà introdotta da don Ruggero Di Piazza, direttore della Caritas di Gorizia. Per l’occasione la Biblioteca meranese ospiterà, fino al 23 giugno, una mostra fotografica di Enzo Nicolodi dedicata ad immagini della ex Iugoslavia.