Alto Adige – 27.5.2003
Marco d’Aviano, il famoso predicatore cappuccino noto per aver avuto un ruolo determinante nella liberazione di Vienna dall’assedio delle truppe ottomane nel 1683, era di casa anche nelle città del Tirolo. La sua beatificazione è avvenuta domenica scorsa a Roma ad opera di papa Giovanni Paolo II. Una figura, la sua, che oggi, se considerata avulsa dal contesto storico in cui visse, rischia una strumentalizzazione in chiave integralista. La fama del frate (1631-1699) si era diffusa universalmente dopo che, inviato nel settembre 1676 a predicare nel monastero padovano di San Prosdocimo, tramite la sua preghiera e la sua benedizione era istantaneamente guarita la monaca Vincenza Francesconi, ammalata e costretta a letto da circa 13 anni. In seguito al ripetersi di simili eventi taumaturgici la presenza di p. Marco viene richiesta ovunque ed egli intraprende negli ultimi venti anni della sua vita faticosi viaggi apostolici in tutta Europa. Tra gli autorevoli personaggi che lo richiedono con insistenza il governatore del Tirolo Carlo V di Lorena e sua moglie Eleonora, il duca di Neuburg Filippo Guglielmo e suo figlio Giovanni Guglielmo, l’elettore di Baviera Massimiliano Emanuele e lo zio Massimiliano Filippo, la principessa di Vaudemont Anna Elisabetta, la delfina di Francia Maria Anna Cristina Vittoria, il re di Spagna Carlo II e la sua seconda moglie Marianna di Neuburg, e in modo particolare il re di Polonia Giovanni Sobieski, l’imperatore Leopoldo I e vari esponenti della corte imperiale. Mete dei suoi viaggi sono in questi anni la Germania, la Francia, il Belgio, l’Olanda, la Svizzera, la Boemia e l’Austria.

P. Marco d’Aviano nel 1680 è a Rovereto per la predicazione della quaresima, ma la sua parola è attesa ad Innsbruck. Magrado il frate friulano non conoscesca altre lingue che l’italiano e il latino, i suoi superiori non vogliono deludere le attese del governatore tirolese. Il suo arrivo a Bolzano è datato 4 maggio 1680, come scrive un suo biografo, “in un periodo di grande movimento, in occasione della grande fiera-mercato che si teneva quattro volte all’anno. Vi erano convenuti commercianti provenienti dall’intera Germania per concludere affari. La maggior parte di loro conosceva l’italiano, lingua che per i bolzanini, popolo di confine, era abbastanza corrente. L’accoglienza in questa città di antiche tradizioni commerciali fu calorosa. C’era anche un convento cappuccino dove padre Marco ebbe ospitalità”.
Lo storico benedettino di inizio ‘800, Beda Weber, descrive l’impatto di p. Marco con la città: “Un’impressione sconvolgente, provocata dalle sue parole impetuose che scaturivano dal cuore si vedeva in tutti i volti, che pendevano dalle labbra di quell’uomo. Parole entusiasmanti, che inducevano a pensare alla salvezza dell’anima. La fama della sua potente eloquenza e della santa vita del predicatore si diffuse immediatamente oltre i confini del Tirolo in tutta la Germania”.
P. Marco predica in piazza della Mostra, dove è stato eretto per lui un apposito pulpito. Anche a Bolzano si sarebbero verificati fatti miracolosi: due ragazze storpie sarebbero state guarite. Dopo tre giorni di sosta bolzanina, il frate risale la valle dell’Isarco, si ferma a pernottare a Colma e poi prosegue verso Innsbruck.
La sua presenza è segnalata anche a Bressanone e, dodici anni dopo, nel Meranese. E’ il 10 settembre 1692. Padre Marco d’Aviano dà la sua benedizione nella chiesa del convento e nel duomo di Merano alla numerosa folla accorsa e concede, su mandato papale, l’indulgenza plenaria a quanti si accostano i sacramenti. Lo stesso avviene anche nel vicino paese di Lana.
Nel maggio 1699 Marco d’Aviano intraprende il suo ultimo viaggio verso Vienna. Ammalatosi nella capitale, muore il 13 agosto, dopo aver ricevuto, tramite il nunzio, la benedizione apostolica del papa Innocenzo XII.