I 700 anni del Duomo di Merano

Alto Adige – 10.5.2003

Sembra una chiesa come tante altre ma la sua storia nasconde un’infinità di risvolti curiosi. A cominciare dal nome. I meranesi di lingua italiana non paiono aver dubbi: per loro la parrocchiale di San Nicolò è semplicemente il “Duomo”. Naturalmente la definizione è impropria in quanto tale denominazione è normalmente riservata ad una cattedrale. Eppure ci sono tracce anche lontane di questo apparente equivoco. Se dell’uso italiano di chiamare “Duomo” la chiesa di San Nicolò ci sono testimonianze fin dai primi anni del ‘900, già nel lontano 1837 J. N. Huber, in una delle prime descrizioni “turistiche” di Merano, scriveva: “La città ha un bel Duomo (Domkirche)”. C’è inoltre il dato di fatto che la città del Passirio fu effettivamente sede provvisoria del vescovo di Coira, sia nel ‘600, ai tempi della Controriforma, sia nel corso delle guerre napoleoniche. All’inizio dell’800 a Merano fu aperto addirittura il primo seminario per i sacerdoti della diocesi curiense.

Comunque la si voglia chiamare, in questi giorni per la chiesa di San Nicolò è grande festa. Si celebrano i 700 anni dell’inizio dei suoi lavori di costruzione. Una settimana abbondante, dal 10 al 18 maggio, densa di appuntamenti liturgici e culturali di vario genere (ogni giorno, da lunedì a sabato alle ore 9.30, visite guidate gratuite). La chiesa è riconsegnata alla città dopo anni di intensi restauri seguiti dal decano Albert Schönthaler, descritti minutamente nel libro “Stadtpfarrkirche St. Nikolaus Meran. Ein Gotteshaus im Wandel der Zeit”, curato da Georg Hörwarter e contenente ogni notizia di carattere storico e artistico.

Si diceva di una storia piena di sorprese. La più eclatante: fino al ‘900 la chiesa non fu nemmeno parrocchia. E’ sorprendente che l’antica capitale della regione dipendesse fin dall’inizio, sul piano ecclesiastico, dalla parrocchia del paese di Tirolo di cui la chiesa di San Nicolò era solo filiale. Solamente nel corso del ‘600 il parroco di Tirolo si trasferì stabilmente in città col titolo di parroco di Merano-Tirolo. Della chiesa fu parroco persino un beato, il successivo vescovo di Trento, a metà ‘800, Giovanni Nepomuceno de Tschiderer, nominato ora compatrono della nuova chiesa di Sinigo.

Si pose mano alla costruzione della chiesa attuale nel 1303 sulla base di una cappella precedente, eretta intorno alla metà del ‘200, e intitolata, oltre che a san Nicolò, anche alla santa Trinità, alla vergine Maria, e a san Pietro Martire, domenicano veronese, morto a Milano nel 1252, canonizzato già nel 1253. San Nicolò è patrono di un’infinità di categorie, tra queste i commercianti, gli imprenditori, i battellieri, i carrettieri, i farmacisti, gli speziali, i tessitori e i notai, tutta gente non estranea ai motivi del fiorire di Merano. È inoltre invocato a protezione dei confini e delle catastrofi provocate dall’acqua e quindi il suo patrocinio è certamente giustificato in riva all’impetuoso Passirio.

Lascia un commento