I relitti del nazionalismo

Alto Adige – 27.4.2003

Leggo in un libro sulla storia di Bolzano che il 25 aprile del 1921 diecimila lavoratori tedeschi e italiani aderirono allo sciopero generale indetto per protestare contro l’uccisione del maestro di Marlengo Franz Innerhofer e che al funerale dell’insegnante parteciparono duemila persone, “tra cui molti operai italiani”.

Leggo sulle pagine di un giornale dell’epoca (“La Libertà” del 26 aprile 1921) che “tutti gli italiani seri residenti a Bolzano  deplorano profondamente i gravi fatti di sangue successi domenica in questa città ed esprimono alle famiglie colpite le loro più vive condoglianze”.

Il maestro Innerhofer, durante un corteo folcloristico tenutosi a Bolzano per l’apertura della fiera, era stato ucciso da due colpi di rivoltella proprio mentre cercava di mettere in salvo due bambini all’interno di un portone, per sottrarli alla furia delle incursioni delle prime camice nere. Era il 24 aprile del 1921.

L’ironia della storia ha voluto che a ridosso di quella data, il 25 aprile di ventiquattro anni dopo, l’Italia settentrionale potesse essere liberata dall’incubo nazi-fascista. La data è convenzionale, come tutte le date. La nostra regione ancora per qualche giorno avrebbe sperimentato gli orrori della guerra ed i colpi di coda delle dittature. E i morti sarebbero stati ben più d’uno.

Ho letto che l’altra sera, in piazza Walther, si è detto che “nulla resta del nazismo, in Alto Adige; del fascismo invece sì” e che “l’Europa non può permettere oltre la sopravvivenza di questi relitti”. Che in Alto Adige nulla resti del nazismo è tutto da dimostrare. I “relitti” da ricercare non sono solo quelli di pietra: quelli rimangono semmai a monito perenne delle generazioni che vengono. In un certo senso è un peccato che non ne siano rimasti di evidenti, un esempio tra tutti le baracche del Lager. Ma i relitti che pesano, e non si vedono (ma si sentono) sono quelli del pregiudizio, dell’oblio, della negazione, della mistificazione. Essi, guarda caso, emergono da chissà dove proprio in vista delle elezioni…

Ciò che “l’Europa non può permettere” e soprattutto i cittadini seri di questa terra non possono tollerare, sono oggi i relitti del nazionalismo, che non sono solo storia, ma parte tragica di un presente sul quale si va costruendo il futuro. Va detto a tal proposito che molto “antifascismo” di matrice tedesca oggi non è altro che nazionalismo antiitaliano come certo “antinazismo” italiano non è altro che rancore antitedesco. Le idee spesso non c’entrano, tanto è vero che sono le rispettive destre estreme che si fronteggiano ovvero coloro che, sul piano ideologico, sono gli eredi (i relitti?) di quel passato. L’Europa di cui ci si fa scudo dall’una e dall’altra parte, dopo le tragedie del Novecento (comprese le recentissime guerre etniche nei Balcani) non sarà quella delle vittorie, né quella delle pulizie etniche più o meno evidenti, dei monolinguismi, delle cancellazioni di nomi e dell’eterno ieri. Sarà piuttosto (è un augurio) quella delle coraggiose riconciliazioni, della rispettosa tolleranza e, di più, dell’unità nelle differenze.

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