Alto Adige – 22.3.2003
16 ottobre 1870. L’imperatrice Elisabetta giunge con il suo seguito a Merano dove intende svernare, prendendo alloggio in un castello alle porte della nascente città di cura. Il 20 dicembre arriva anche Francesco Giuseppe I, appena in tempo per festeggiare, tre giorni dopo, il compleanno dell’amata (dal popolo) consorte.
Il soggiorno della coppia imperiale, che si ripeterà negli anni, dà un impulso straordinario alla crescita turistiche dell’antica capitale tirolese. Da allora in avanti le presenze di ospiti più o meno illustri aumentano in modo esponenziale e la cittadina del Passirio si avvia definitivamente a quello sviluppo che ne stravolgerà per sempre la fisionomia sul piano urbanistico e sociale. Solo la Prima guerra mondiale sarà capace di bloccarne, momentaneamente, la crescita.
Merano è uno dei simboli della vocazione turistica, scoperta in Alto Adige a partire dalla metà dell’800. Dove, dunque, poteva sorgere il nuovo Museo provinciale del turismo (Touriseum) se non a Merano e dove se non nell’antico castello di Nova (Trauttmansdorff) che aveva avuto l’onore di dare alloggio a Sissi e a Francesco Giuseppe?

Incorniciato dal nuovo Orto botanico (oltre 270.000 visitatori nel 2002) il Touriseum apre i battenti sabato 15 marzo con una giornata delle porte aperte. Circa dieci milioni di euro per allestire il tutto, compresi il restauro e il risanamento del castello che sorge nella zona di San Valentino.
Il progetto per il Touriseum è stato sviluppato da Tacus & Didonè di Bolzano, per gli aspetti architettonici, dalla Gruppe Gut per il design, è coordinato da Josef Rohrer e Paul Rösch, con la supervisione storico-scientifica di Hans Heiss. Il Museo racconta infatti un pezzo di storia del Tirolo, compresi il Trentino e le Dolomiti bellunesi per il periodo che precede la Grande Guerra. Più che una raccolta di oggetti è un itinerario nel tempo, con vasto uso della comunicazione multimediale, per arrivare ai giorni nostri. Il turismo infatti non è certo fenomeno che appartenga esclusivamente al passato.
La struttura del Touriseum è pensata in modo tale da poter ospitare una classica esposizione permanente in chiave cronologica, allestita in circa venti locali nel piano rialzato e al primo piano del castello. Al secondo piano c’è il “deposito di studio”, accessibile a tutti ed in particolare agli studiosi, dal momento che raccoglie, suddivisi per temi, i vari oggetti raccolti e non esposti in permanenza. Nell’ex rimessa del maniero ci sarà spazio infine per le eventuali esposizioni temporanee.
Il fenomeno turistico è spiegato dagli allestitori con una buona dose di ironia. Nulla di troppo serio, come spiegano: “I linguaggi visivi e i testi sono puntuali, ma altresì piacevoli, divertenti, a tratti spiritosi. Al museo il visitatore non deve stancarsi ed annoiarsi, ma essere invece piacevolmente incuriosito, informato e stimolato a riflettere”.
La riflessione fondamentale riguarda senz’altro la capacità che il turismo ha avuto ed ha nell’incidere profondamente nella struttura sociale e culturale e negli stili di vita di questa regione.
Il castello
Le prime tracce di un castello in questa zona risalgono al 1327, quando la famiglia degli Ostermann “ze Niwenperge” procede al suo acquisto. A quel tempo il maniero si chiama ancora “Neuberg”. Passato in più mani nei secoli successivi, nel 1543 esso viene acquisito da un condottiero di nome Trauttmansdorff. Sarà un suo discendente, il conte Joseph von Trauttmanssdorff, a procedere a metà ‘800 ad una radicale ristrutturazione del castello. A fine secolo esso diverrà di proprietà del barone germanico Friedrich von Deuster che ne sarà espropriato nel 1922, dopo che i beni appartenenti a cittadini cosiddetti “ex nemici” erano stati presi in consegna dal nuovo Stato come risarcimento di guerra. Successivamente, per lunghi anni, Il castello, gestito dall’Opera Nazionale Combattenti (Onc), diviene la sede dell’azienda agraria “Castel di Nova”, cui fanno capo i terreni di Montefranco ed i coloni della bonifica di Sinigo. Sciolta l’Onc, classificata tra gli “enti inutili”, il castello passa alla Provincia che ne decide (1989) la ristrutturazione e la destinazione a sede museale.
La ferrovia
Di fondamentale importanza per il decollo del turismo è la costruzione delle tratte ferroviarie, realizzate a partire della seconda metà dell’800. Scrive Josef Rohrer nel ricco catalogo del Touriseum (“Camere libere”): “Nella costruzione della ferrovia trovarono impiego 20.600 operai, di cui ben 14.000 provenienti dall’Italia. La linea della val Pusteria fu eseguita da operai soprattutto italiani, croati e boemi, che vivevano in baracche costruite lungo il tracciato. Il lavoro era alquanto pesante, l’alimentazione precaria e le misure di sicurezza quasi inesistenti. Si calcola che i caduti sul lavoro per la sola ferrovia del Brennero siano stati circa duecento, ma non vi sono statistiche precise…”
Turismo
Il termine “turista” entra nella lingua italiana solo intorno al 1840. I dizionari lo definiscono come “colui che per il proprio piacere, senza una meta precisa, si reca in paesi a lui stranieri, ove si sofferma per periodi più o meno lunghi”. Turista è anche sinonimo di “persona ricca, distinta, indipendente”.
Il termine “tourist” appare per primo nei dizionari inglesi all’inizio dell’800 e deriva dal francese “tour”. Nel patrimonio linguistico tedesco entra intorno al 1830.