Alto Adige – 21.3.2003
“Allora non mi rimase che partire da Merano. Partire era la miglior cosa, da un luogo dove io non vedevo che Anna. Ché, senza di lei ogni cosa cadeva come in un teatro al termine della rappresentazione. L’acqua del Passirio, l’acqua che di gennaio si disgela e corre sotto il ghiaccio, il picchio che archeggia sopra il fiume trasvolando per querceti di destra e di sinistra, il contadino che pota il melo, ed altre cose belle, come mi erano sembrate in compagnia di Anna, ora le vedevo come fossero lo scheletro di se stesse. Sprovviste d’amore non mi piacevano più. Ed anzi mi accorgevo che venivo guastando, in me, quanto avevo edificato passando per le rive, per boschi, per gli antri di verdura insieme ad Anna Stickler”. Tra Merano e l’artista e narratore Luigi Bartolini ci fu fin da subito un rapporto d’amore. Non necessariamente con la città. Certamente con quella donna cui è dedicato il romanzo “Vita di Anna Stickler” (1943, ripubblicato nel 2002 da Avagliano) ed un discreto numero di incisioni. “Prima che io conoscessi Anna le opere della mia arte non venivano bene. Erano incerte. Buie come le ore dei ladri innanzi a quelle del crepuscolo”.

Sono passati settant’anni dai primi giorni del soggiorno di Bartolini in riva al Passirio. Gli “anni meranesi” non furono molti, ma probabilmente intensi. Il Comune di Merano, Assessorato alla cultura, vi dedica ora una mostra (“Luigi Bartolini. Gli anni meranesi”) che si tiene alla “Merano arte”, nell’edificio della Cassa di Risparmio (Portici 163). L’esposizione, curata da Pier Luigi Siena, raccoglie circa settanta opere dell’artista marchigiano. Sarà inaugurata venerdì 21 marzo (ore 18) alla presenza di critici d’arte e di persone che conobbero Bartolini.
A Merano arrivò nell’autunno 1933, confinato dal regime fascista che mal sopportava la sua indole libertaria e che gli imputava rapporti clandestini con alcuni fuorusciti. “La dissidenza di Bartolini nei confronti del regime – scrive Carlo Romeo sul catalogo della mostra –, lungi dall’essere politicamente consapevole e coerente, deriva da un atteggiamento di individualistica, umorale insofferenza. La libertà dell’artista intesa da Bartolini si rivela naturaliter anarchica, controcorrente e molesta a qualunque ordine costituito”. Fu insegnante presso il locale istituto tecnico inferiore “Principe di Piemonte”. Scrive ancora Romeo: “A Merano Bartolini conduce vita appartata, poco dedicandosi alla frequentazione della vita cittadina e molto invece al lavoro di incisione e di pittura en plein air, stimolato dalla natura alpina circostante. Saranno un centinaio le opere nate a Merano o ispirate a soggetti meranesi”.
Nel 1938 poté trasferirsi a Roma, ma non dimenticò mai “gli anni meranesi”.