Digiuno per la pace

Alto Adige – 3.3.2003

“Se la lotta che noi stiamo cercando con tutte le nostre forze di evitare si scatenerà, e se rimarrà una lotta non-violenta, come deve rimanere se vogliamo che sia coronata dal successo, il digiuno con tutta probabilità avrà in essa un ruolo importante”. Lo scriveva M. K. Gandhi, lo scopritore della moderna non-violenza, nel luglio del 1942, nel pieno di una guerra tra le più tragiche che mai si siano conosciute. La logica del digiuno è all’apparenza quanto di più estraneo possa esistere ai ragionamenti degli strateghi. E difatti, diceva il protagonista dell’indipendenza indiana, “esiste un pregiudizio connaturato contro il digiuno come componente di una lotta politica. Nella sfera della religione la sua funzione viene riconosciuta, ma i politici lo considerano una cosa estranea alla politica”. Gandhi invece riteneva il digiuno “un’arma potente”, se utilizzata “nelle circostanze adatte”, allo scopo di “risvegliare le coscienze” senza aver bisogno di essere “contro” o arrecare danno ad alcuno. Egli riconosceva la possibilità di un uso “indegno” del digiuno, ad esempio quando con esso ci si propone di perseguire “obiettivi egoistici”. La casistica in tal senso anche oggi è abbastanza ricca e comprende certo le iniziative di alcuni immarcescibili politici nostrani che assomigliano molto ad un ricatto mediatico-morale teso a recuperare la visibilità perduta.

La Grande Anima indiana fece più volte uso dell’arma del digiuno e con effetti tutt’altro che trascurabili. Certamente, ammetteva lui stesso, “il digiuno è completamente inutile senza una profonda fede in Dio” e “non tutti sono in grado di intraprendere il digiuno senza una appropriata preparazione”. Fatte dunque le dovute distinzioni di tempo e di cultura, è evidente che l’invito rivolto dal papa durante l’Angelus dello scorso 23 febbraio per una giornata di digiuno da attuarsi il 5 marzo, Mercoledì delle Ceneri, non si può relegare tra quegli affari semiprivati che riguardano solo i cattolici. Tant’è che una delle prime risposte positive all’appello è giunta dalle associazioni dei musulmani in Italia.

Il digiuno è un atto gratuito, capace di mettere insieme l’intimità più profonda e l’azione politica manifesta. In questo caso, almeno, è così. L’appello del papa prende le mosse da alcune lucide e semplici constatazioni: “Da mesi la comunità internazionale vive in grande apprensione per il pericolo di una guerra, che potrebbe turbare l’intera regione del Medio Oriente e aggravare le tensioni purtroppo già presenti in quest’inizio del terzo millennio. È doveroso per i credenti, a qualunque religione appartengano, proclamare che mai potremo essere felici gli uni contro gli altri; mai il futuro dell’umanità potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra”.

Nell’invitare i cristiani ad essere ovunque “sentinelle della pace” e a “vigilare” affinché le coscienze non cedano alla tentazione della violenza, Giovanni Paolo II investe il digiuno di un ruolo politico, in senso alto, puntando a dare un’anima alla politica, al recupero di una dimensione etica che debba pesare di più, a conti fatti, degli aspetti economici e di potere. Anche quando il papa implora “da Dio la conversione dei cuori e la lungimiranza delle decisioni giuste per risolvere con mezzi adeguati e pacifici le contese”, egli in realtà fa riferimento alla comune responsabilità di ogni uomo per la sorte dell’umanità. Tradizionalmente il digiuno, per i cristiani, è espressione di penitenza. In questo caso è un prendere atto dell’“odio e la violenza che inquinano i rapporti umani”, a partire dalla quotidianità di ognuno.

In una situazione mondiale in cui i potenti della terra invocano ad ogni pie’ sospinto la benedizione di Dio per le loro nazioni e per le loro guerre, non possono restare senza effetto le parole dell’anziano pontefice cui oggi si riconosce, al di là delle fedi e delle appartenenze, un ruolo di autorità morale su scala planetaria: “I cristiani – dice – condividono l’antica pratica del digiuno con tanti fratelli e sorelle di altre religioni, che con essa intendono spogliarsi di ogni superbia e disporsi a ricevere da Dio i doni più grandi e necessari, fra i quali in particolare quello della pace”.

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