I 55 anni dello Statuto

Vita Trentina – 2.3.2003

Alla fine di febbraio del 1948 entrava in vigore lo Statuto di autonomia della Regione Trentino – Alto Adige. Un punto di arrivo di una storia lunga e tortuosa, piena di brusche frenate e di fughe in avanti. Il tempo che separa la fine della guerra dalla promulgazione dello Statuto in realtà è assai breve. Ma era almeno da un secolo che dalle nostre parti risuonava ora forte, ora sottovoce, la parola “autonomia”. Erano stati proprio i trentini a rivendicarla a partire dalla metà dell’800 di fonte alla Dieta di Francoforte e presso l’Assemblea di Vienna. La richiesta di autonomia sarebbe rimasta di attualità fino agli inizi del ‘900, sena mai sfociare in una soluzione soddisfacente, dal momento che ogni volta subentrava un nuovo evento sullo scacchiere geopolitico europeo a mettere i pali fra le ruote. Quando il Trentino si trovò, dopo il passaggio all’Italia di Lombardia e Veneto, alla propaggine più estrema dell’Impero, al centro fu chiaro che l’autonomia sarebbe potuta essere senz’altro il primo decisivo passo verso la secessione.

Il dibattito, a tratti duro e violento, sull’autonomia del Tirolo italiano all’interno dell’Austria-Ungheria fu inquinato inoltre dall’insorgente nazionalismo, dall’una e dall’altra parte. Allora non si parlava di etnie e di gruppi linguistici, ma di “nazionalità” e la vertenza autonomistica assunse ben presto tutti i caratteri delle “lotte nazionali” allora in voga nella monarchia danubiana.

Venne la Grande Guerra a rivoltare tutte le carte, ma non venne meno la spinta autonomistica trentina, cui si aggiungeva ora quella dei sudtirolesi che si erano trovati loro malgrado all’interno dei nuovi confini del regno d’Italia. Il fascismo deluse le aspettative degli uni e degli altri. Il ventennio fu lungo e gravido di conseguenze e rivolgimenti, come quelli legati alle opzioni di cittadinanza del 1939 o alla creazione della Zona di operazione Prealpi.

Dopo la Liberazione, mentre nel resto del Paese si festeggiava una sia pur effimera unità ritrovata, l’“inimicizia ereditaria” tra le popolazioni di lingua diversa del vecchio Tirolo risultava ancora più profonda. La richiesta di passare all’Austria di buona parte dei rappresentanti del gruppo tedesco dell’Alto Adige non ebbe seguito ed il nuovo quadro diplomatico fu regolato dagli accordi parigini tra De Gasperi e Gruber del settembre 1946.

Nel frattempo l’Italia era diventata repubblica e si era insediata l’Assemblea costituente, che nel giro di un anno e mezzo avrebbe scritto la nuova Costituzione e, quel che qui interessa, lo Statuto di autonomia della Regione Trentino – Alto Adige. Furono vagliate diverse proposte, tra cui una dell’Asar, l’Associazione per gli studi autonomistici regionali, e quella della Svp. Al progetto presentato infine dalla commissione insediata dal Governo la Svp riuscì ad imporre alcune modifiche, tra cui una rettifica dei confini tra le due province e l’introduzione del famoso articolo 14 secondo il quale “la Regione esercita normalmente le funzioni amministrative delegandole alle Province, ai Comuni e ad altri Enti locali”. Proprio questo articolo fu oggetto di differenti ed opposte interpretazioni da parte delle forze politiche coinvolte. E’ evidente che ne andava della reale autonomia delle due province. La mancata o ritardata emanazione delle necessarie norme di attuazione condusse in pochi anni la gestione dell’autonomia ad una fase di stallo. Da parte altoatesina si contestò aspramente il centralismo romano ma anche la sovraesposizione della Regione e, di conseguenza, la gestione in chiave “trentocentrica” della cosa pubblica.

In questa fase risulta evidente l’incapacità, malgrado secoli di vicinanza e convivenza, da parte dei diversi gruppi linguistici della regione di mettersi l’uno nei panni dell’altro. Con la metà degli anni ’50 i politici sudtirolesi si mostrarono sempre più insofferenti lanciando slogan come quello della “marcia della morte” e quello del “Los von Trient”. Come i trentini a suo tempo avevano mal digerito il fatto di essere amministrati dalla lontana Innsbruck, ora i sudtirolesi non ne volevano sapere di ruotare nell’orbita di Trento.

Alla fine degli anni ’50 la Svp abbandonò la Giunta regionale e con l’inizio degli anni ’60, in piena stagione degli attentati, la questione trentino-altoatesina approdò alle Nazioni Unite che imposero di fatto ad Italia ed Austria la verifica dell’attuazione dell’accordo di Parigi. Solo nel 1969 prese forma e fu approvato dalle parti in causa il “Pacchetto” di norme che sta alla base del cosiddetto secondo Statuto di autonomia, il quale sposta il baricentro istituzionale dalla Regione alla due Province. Entrato definitivamente in vigore nel 1972, verrà attuato in modo soddisfacente, sempre secondo i due contendenti internazionali, solo nel 1992. Nel 2003 la delega di competenze dalla Regione alle Province è ancora all’ordine del giorno del Consiglio regionale. Mentre l’Europa tende ad una progressiva, eppur faticosa, integrazione, nella regione tra il Brennero e Borghetto è ancora in atto un processo di allontanamento sia pure nel nome della chiarificazione dei reciproci interessi e delle rispettive competenze. Ma la reciproca appartenenza, in qualche misura, tra Trentino e Alto Adige è scritta nella storia. Sta alla politica, quella lungimirante e perciò non etnocentrica, individuare i modi e le forme di una nuova auspicabile stagione di comunicazione e di collaborazione.

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