Alto Adige o Sudtirolo?

Alto Adige – 10.1.2003

Chi ha seguito la trilogia cinematografica di “Ritorno al futuro” sa bene che manomettere anche la più piccola cosa nel passato può avere effetti devastanti sul presente. Eppure la tentazione è forte. Viaggiare nel tempo, carpirne i segreti nella speranza di poterlo addomesticare a proprio uso e consumo.

Periodicamente riemerge da un cassetto o da una mozione il dibattito sul diritto di esistere della denominazione “Alto Adige”. Una discussione della quale potrebbero risaltare soprattutto i tratti quasi maniacali e ossessivi, se non la si inserisce subito nel contesto di una ormai avviata campagna elettorale. In novembre ci sono le elezioni provinciali. L’Union für Südtirol della signora Klotz ha bisogno di farsi vedere, la Svp ha la necessità di non perdere i voti dei suoi settori più sensibili agli appelli nazionalistici. Un copione noto, quasi scontato. Come è scontato – e voluto? – il fatto che con la proposta di sopprimere l’espressione “Alto Adige” si dà fiato alle destre italiane. Le conseguenze delle esternazioni di Ellecosta nel corso della recente campagna referendaria bolzanina non hanno insegnato niente a nessuno.

Detto questo è auspicabile che la comunità italiana non se la prenda più di tanto. Ognuno fa il suo lavoro. E c’è sempre qualcuno che sente forte la vocazione di distruggere ciò che gli altri, pazientemente, costruiscono.

Ma proviamo ora a montare sulla nostra macchina del tempo e torniamo indietro di circa un secolo. All’inizio del ‘900 troveremo solo la denominazione “Sudtirolo”, ritenuta oggi dalla signora Klotz e da altri l’unica legittimata ad esistere? Niente affatto. Il discorso si fa complesso e la complessità, in ogni tempo, male si accorda con il pensiero nazionalista, che tende a tracciare confini netti, identità pure, colori ben distinti.

All’inizio del ‘900, nella nostra regione, convivono le denominazioni italiane “Tirolo del Sud”, “Tirolo Meridionale”, “Tirolo Tedesco”, “Tirolo Italiano”, “Trentino” e “Alto Adige” – di “Sudtirolo” non c’è traccia – con quelle tedesche di “Südtirol”, “Deutschsüdtirol”, “Welschtirol”. A che cosa si riferiscono esattamente? “Südtirol”, fino all’epilogo della Grande Guerra, è un concetto che comprende tutto il Tirolo al di qua del Brennero, compreso il Trentino. La pubblicistica tedesca – per la maggioranza, come quella italiana, di impronta nazionalistica – evita accuratamente di parlare di “Trentino” e in certi casi sostiene esplicitamente che “il Trentino non esiste”. Per questo motivo la stessa espressione “Südtirol” viene usata anche per definire il territorio dell’attuale provincia di Trento, detto pure “Welschtirol” (“welsch” allora non ha ancora connotati dispregiativi), che significa Tirolo italiano. La parola che definisce nell’uso comune l’attuale provincia di Bolzano è “Deutschsüdtirol”, che comunque è esclusivamente “deutsch” solo nelle intenzioni, in quanto comprende le vallate ladine e le numerose minoranze italiane della valle dell’Adige, tra Salorno e Merano.

Nella lingua italiana in quegli anni prende piede l’espressione “Alto Adige” cui, è vero, Ettore Tolomei dà confini definiti, usandola per definire più o meno il territorio che intendiamo oggi. Non si tratta di un nome “fascista”: nasce prima della guerra ed è introdotto nell’ufficialità ben prima dei fatti del 1922. “Alto Adige” si era chiamato il dipartimento napoleonico di inizio ‘800, comprendente allora il Trentino ed una parte dell’attuale Sudtirolo.

E’ bello giocare coi nomi, quando ciò non si lega all’inasprimento dei rapporti tra gruppi linguistici. Con la nostra macchina del tempo potremmo andare ancora qualche secolo indietro e scoprire che l’Adige ha una parte fondamentale già nel Medioevo nel descrivere il territorio al di qua del Brennero. Il Tirolo in via di formazione – e ci vollero secoli per arrivare alla sua conformazione ottocentesca – era detto la “Terra all’Adige e tra i Monti”. “Terra all’Adige” era propriamente la zona al di qua del valico.

I nazionalismi sorti a partire da metà ‘800, e ancora oggi così vivi anche nelle mozioni dei consiglieri provinciali, cominciarono a dare ai nomi di luogo dei connotati ideologici. Così il Tirolo Italiano volle chiamarsi “Trentino” per distinguersi dal resto del Tirolo, “Alto Adige” divenne una rivendicazione di italianità, “Südtirol” un appello alla memoria dell’idealizzato Tirolo storico. I nazionalisti tedeschi si batterono contro il nome “Trentino”, quelli italiani contro “Tirolo” (nome di cui il fascismo impedì l’uso), ed ora c’è chi vorrebbe ripristinare la legittimità storica eliminando la denominazione “Alto Adige”, che tra tutte quante, sia detto per inciso, è quella in sé più neutra.

Evidentemente è molto difficile conciliare il nazionalismo con l’onestà intellettuale. Il nazionalismo ha lo sguardo rivolto ad un eterno ieri, ad un passato che in realtà, così come lo si descrive, non è mai esistito.

Ma il nostro film, per fortuna, si chiama “Ritorno al futuro”. Basterebbe ritornare al presente e constatare che la stragrande maggioranza dei concittadini di lingua tedesca non è affatto interessata a queste discussioni che, non per niente, sono appannaggio esclusivo della campagna elettorale della signora valtinese. “Alto Adige” è non solo una denominazione ufficiale, ma è anche l’espressione con cui i bolzanini, meranesi, brissinesi, brunicensi italiani descrivono la loro terra. “Sudtirolo” è un simpatico sinonimo, altrettanto legittimo, utile soprattutto quando si vogliano evitare le ripetizioni. Se il passato è intriso di prevaricazioni, pregiudizi e inimicizie ereditarie, forse è proprio il caso di tornare al futuro. Elezioni permettendo.

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