Vita Trentina – 3.11.2002
“È cominciato un nuovo Brasile”, scrive Valdemar Menezes, editorialista del giornale O Povo di Fortaleza. “I brasiliani sono andati alle urne con la chiara sensazione di segnare un momento storico. È stata questa la percezione che li ha immunizzati contro la campagna di terrorismo
elettorale scatenata dalla speculazione internazionale e alimentata dalle dichiarazioni e dalle manovre di certi circoli di potere”. “Sono state usate tutte le formule che già conosciamo nel continente latinoamericano (tranne il colpo di Stato) in momenti storici simili, ma non sono servite a niente. Oggi il paese è solamente allegria e speranza”. Il commento del giornalista brasiliano rende l’idea di come la posta in gioco fosse alta e percepita tale.
Lula (Luiz Inácio da Silva, Partito dei Lavoratori), l’ex operaio metalmeccanico e sindacalista, è stato eletto presidente con quasi 53 milioni di voti, 61,3% del totale. Il candidato dell’attuale governo, José Serra (Partito Social Democratico Brasiliano) ha raggiunto il 38,7%.

Non trattiene la sua soddisfazione per la vittoria di Lula don Ermanno Allegri, da anni trapiantato da Bolzano a Fortaleza, dapprima impegnato nella pastorale della terra, ora tra i promotori dell’agenzia di stampa alternativa Adital, che ogni giorno fornisce notizie “dalla base” ecclesiale a tutti gli organi di stampa latinoamericani. Scrive nel suo editoriale per l’Agenzia: “Il grido che era rimasto soffocato nella gola di milioni di brasiliani fin dal 1989, anno della prima sconfitta di Lula nelle elezioni presidenziali, sta esplodendo adesso nelle strade, nelle piazze, nelle case, nei bar, nelle spiagge…” La voglia di festeggiare dei brasiliani, non solo in occasione delle vittorie calcistiche o dei carnevali, è ben nota. Ma ora, spiega don Ermanno, “comincia un tempo nuovo per il paese e, certamente, per tutta l’America Latina. La società cosciente e organizzata, i settori del pensiero, della produzione, dell’arte, del lavoro, tutti i brasiliani che hanno creduto e lavorato in questi ultimi cinquant’anni, oggi cantano, ballano, gridano, piangono, ridono, si abbracciano. È nata, oggi, e si sta manifestando una nuova classe sociale, quella di coloro che chiedono una vita più dignitosa per tutti, una vita con più etica, con più possibilità di alimentazione, di studio, di lavoro e di svago”. Quelli insomma “che vogliono una nazione e un mondo più felici”.
Tutto ciò ha le fattezze di un sogno e anche don Allegri, più realisticamente, si chiede: “Sarà difficile? Sarà possibile? Quanta strada dovremo percorrere di nuovo per risalire dall’abisso di marginalizzazione e sofferenza in cui l’attuale e servile classe dirigente ci ha buttati? Non lo sappiamo! Domani cominceremo a pensare e a lavorare queste domande. Oggi siamo in festa. È la gioia che riempie il profondo delle anime di molti brasiliani e brasiliane: sono anime che hanno sofferto, molte portano ancora cicatrici profonde, ma sono felici perché il sogno-utopia che milioni di persone hanno continuato ad alimentare dentro di sé, nella speranza, e fuori di sé, nel lavoro e nell’impegno quotidiani, questo sogno-utopia assiste allo spuntare di un’alba splendida”. Un sogno e un’utopia, parole ormai cadute in disuso alle nostre latitudini. “Gli assassini di molte vite, di molti spiriti nobili e sognatori ci dicevano che eravamo arrivati alla fine delle utopie, al fine della storia perché il pensiero unico del neoliberalismo aveva condotto il mondo al porto definitivo e sicuro della storia umana. Non occorreva più cambiare nulla. Noi non ci abbiamo creduto perché una realtà crudele ci bruciava la pelle e ci gridava il contrario: bisognava cambiare! Milioni di persone coraggiose non hanno creduto in questa nuova menzogna dei padroni del denaro e dei loro servitori, signori della morte”.
Don Ermanno racconta di Rosa Maria, una delle tante donne che si sono vestite nel giallo-verde, i colori della squadra della speranza. Piange abbracciando la figlia di sedici anni e dice: “Ho cominciato a credere in questo giorno più di vent’anni fa, quando andavo di porta in porta con i colleghi di scuola per spiegare il senso del nuovo partito che stava nascendo e del nuovo progetto che rappresentava. Oggi mia figlia ha votato per la prima volta e ha aiutato a eleggere Lula, un operaio di fabbrica che diventa presidente del Brasile”.