Ballottaggio in Brasile

Alto Adige – 25.10.2002

Comunque vada, l’esito del ballottaggio brasiliano per le elezioni presidenziali non sarà indolore né lascerà tutto come prima. L’economista Alberto Amadei ha parlato di una lotta in atto tra Davide e Golia. Da un lato Golia, ovvero Josè Serra, candidato del cosiddetto Partito della socialdemocrazia brasiliana, che al primo turno ha conquistato quasi un quarto dei voti, dall’altro Davide, cioè Lula, il fondatore del Partito dei Lavoratori (PT), che ha sfiorato la metà dei consensi. Da un parte, spiaga Amadei, il candidato fortemente sostenuto delle élites che hanno sempre comandato nel Paese, appoggiato dagli interessi forti e col favore dei mezzi di comunicazione. Dall’altra chi trae le sue energie dagli esclusi e dagli sfruttati nel nome dell’“amata patria brasiliana”, come canta l’inno risuonato pochi mesi fa nel trionfo delle vittorie calcistiche. Per dirla col noto e controverso teologo Leonardo Boff: “Lula è portatore di speranza, Serra di rassegnazione”.

Forse in Brasile sta succedendo qualcosa di davvero importante per il futuro del pianeta. Il missionario bolzanino Ermanno Allegri, che attende coi suoi di festeggiare la vittoria dell’ex sindacalista, arriva a dire che “il fenomeno Lula sarà per gli Stati Uniti un colpo ben più forte che non quello inferto da Bin Laden. Adesso dovranno confrontarsi con una società intera e non con quattro pazzi che agiscono senza criteri di alternative sociali ed economiche”.

Il Brasile dei poveri sta vivendo un momento che s’è costruito da cinquant’anni e che sogna da almeno venti. “Finalmente l’alternativa di cui sempre si parlava nei nostri lavori pastorali e popolari con ‘gli esclusi’ – dice don Allegri – sta prendendo forma reale. L’alternativa è frutto delle migliaia di gruppi che da anni lavorano nella base per coscientizzare, organizzare e formare nuove strutture sociali”. La vittoria insomma, se vittoria sarà, si deve a un’infinità di gruppi e persone che hanno accettato di seminare prevedendo tempi lunghi per la riconversione delle strutture di un potere saldamente in mano a minuscole classi dominanti e, allo stesso tempo, hanno cercato di accelerare i tempi perché troppa gente ormai era esclusa dalle condizioni minime di sopravvivenza.

La spinta per un nuovo Brasile, spiega Allegri, è cominciata negli anni ‘40 e ‘50 con la nascita di nuovi movimenti popolari e sociali radicati nelle aree rurali e urbane, cui non è stato estraneo il lavoro della Chiesa sotto l’impulso della teologia della Liberazione. Poi ci fu la doccia fredda del golpe del 1964, con la conseguente repressione. “Si contano, direttamente o indirettamente, alcuni milioni di morti”, denuncia il missionario un tempo attivo a fianco dei contadini, ora impegnato nell’informazione alternativa dell’agenzia di stampa Adital. “Solo i ‘desaparecidos’ sono stati più di 120.000: uno per uno seguiti, sequestrati, torturati e fatti scomparire”. Un lavoro cui una certa regia statunitense non sarebbe affatto stata estranea.

Ecco perché il possibile cambiamento crea entusiasmo. L’ex metallurgico Lula raduna intorno a sé le intelligenze finora marginalizzate perché non organiche al potere. Si stanno già elaborando nuovi programmi di governo per l’educazione, per la produzione, per la salute, per le relazioni con Europa e Stati Uniti.

L’attesa per la vittoria elettorale si mostra ovunque, per le strade delle città. “I quartieri trasmettono l’uno all’altro una contagiosa allegria. I cartelloni del Partito dei lavoratori e di Lula campeggiano su porte e finestre. Le auto sono tappezzate di adesivi e sfoggiano bandiere e bandierine. La sera, dopo il lavoro, si formano gruppi spontanei di persone che animano le strade inneggiando a Lula: è una festa di clacson e musica e samba”. Il Brasile è fatto così. Non osiamo pensare cosa succederà se davvero Lula sarà proclamato presidente. Al di là delle feste, il dato interessante è che gran parte del Brasile crede nell’avvio di un progetto nuovo per la sua società e considera quello attuale un momento storico che segnerà per i prossimi tempi la vita di tutta l’America Latina. Se davvero ci sarà un cambiamento lo si vedrà presto. Certamente esso avrà una ricaduta anche europea. Il Brasile è uno dei Paesi più grandi e importanti del mondo, sintesi visibile di tutte le sue contraddizioni. Comunque vada, si diceva, non sarà un passaggio indolore. E dunque, auguri, Brasile!

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