L’assistenza della Chiesa nel dopoguerra

Alto Adige – 11.8.2002

Nei primi anni della 12 Stelle ricorre una sigla che ai più giovani rischia di non dire niente: POA (Pontificia Opera di Assistenza). Potremmo dire che si tratta dell’antenato dell’odierna Caritas e aveva come suoi terminali nelle diocesi le PCA (Pontificia Commissione di Assistenza).

Quella “colonistica” fu solo una delle tante attività messe in atto al termine della seconda guerra mondiale dalle PCA per venire incontro ai bisogni della popolazione. Ha scritto don Primo Mazzolari: “Nel crollo di ogni autorità, di ogni legge e di ogni istituto civile, verificatosi su scala tragica durante l’ultima guerra, (la Chiesa) non ha raccolto nelle sue mani ‘l’agognato potere temporale’, ma le sorti della povera gente, ne divenne la franchigia e la custode del pane e della speranza. Da questa realtà storica è nata la POA…”

In Alto Adige furono subito attive la PCA di Bolzano (con don Carbonari e don Tonetta) e quella di Bressanone (con don Giuseppe Franco). Il primo sforzo fu l’accoglienza e lo smistamento dei reduci che con automezzi alleati e altri veicoli affluivano a Bolzano dal passo del Brennero e dagli altri valichi per il rimpatrio. Poi cominciò il lavoro di assistenza alle famiglie povere con i cosiddetti “Refettori del Papa”.

A Merano funzionava un posto di ristoro nella pensione Patria; un dormitorio per i familiari dei reduci ammalati che affluivano da ogni parte d’Italia per visitare i loro cari; un ufficio di informazioni e notizie per i reduci e le rispettive famiglie.

Negli anni successivi la Sezione della PCA di Bolzano sviluppò in ogni senso l’attività a favore dei bambini: colonie estive, campeggi, colonie domenicali, doposcuola. A Merano c’erano due istituti per bambini: il Regina Pacis e il Pastor Angelicus. A Bolzano per i figli degli operai della zona industriale funzionava la Scuola Materna S. Pio X in via Resia.

Altro fronte di impegno era l’assistenza alle varie categorie bisognose: famiglie indigenti, disoccupati o inabili al lavoro, persone di passaggio.

Anche a Bressanone, dal 1946 in poi, ebbero inizio le iniziative assistenziali a carattere continuativo con l’istituzione di una refezione scolastica, una prima colonia diurna, i campeggi, le “Mense dei poveri”, l’assistenza ai nuclei familiari, ai carcerati, agli orfani, ai malati e agli alluvionati.

Nel dopoguerra la Chiesa fu attiva nel campo sociale anche con altre istituzioni come ad esempio l’ONARMO, che coordinava l’assistenza religiosa agli operai nelle fabbriche, e le ACLI, tramite cui sorsero circoli in tutta la provincia.

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