Intervista a Mauro Randi

Alto Adige – 11.8.2002

Mauro Randi è oggi direttore della Caritas diocesana e presidente dell’ODAR, dunque responsabile della colonia 12 Stelle.

Che cosa è cambiato nell’attività e negli obiettivi della colonia in questi 50 anni?

Innanzitutto è cambiato il contesto socio-culturale e di conseguenza anche l’idea di colonia si è evoluta. Il rapporto con i ragazzi è cambiato, si instaura un dialogo, si tiene conto delle esigenze e dei contesti da cui i ragazzi arrivano. Non è più una struttura contenitiva come poteva apparire negli anni passati quando i regolamenti rigidi uniformavano il contatto tra le persone. Anche oggi ci sono le regole, ma c’è sicuramente la voglia e la capacità di motivare i perché delle regole.

Molte colonie hanno chiuso i battenti. Che cosa ha consentito alla 12 Stelle di andare avanti con successo?

Sicuramente la nostra attività può proseguire grazie alla attenzione che la Provincia Autonoma, ed in particolare l’Assessorato alla Sanità e attività sociali nella persona del dott. Saurer ha mostrato. Non di meno la voglia di porre attenzione ai ragazzi da parte delle equipe educative e di conseguenza la continua rivalutazione del quanto e del come si è fatto sono la garanzia di un continuo sviluppo di idee e di voglia di migliorare.

Che cosa c’è nel futuro della 12 Stelle?

Il futuro della nostra struttura è quello di coniugare l’attività tradizionale di colonia con quella innovativa delle “Case per ferie” e di conseguenza con l’attenzione al turismo sociale. Offriamo ospitalità confortevole e sobria a famiglie, anziani, singoli ed organizzati in gruppi, provenienti dalla nostra Provincia in primo luogo, ma vari sono i gruppi di fuori Provincia che chiedono di essere ospitati. Questo dà una immagine della nostra Chiesa, ma più in generale della nostra Provincia, di attenzione alla gente, di capacità operativa, insomma una immagine positiva.

Qual è il rapporto tra la colonia e le attività della Caritas/Odar oggi?

Il rapporto tra l’azione della fondazione ODAR e quella della Caritas è innanzitutto l’attenzione ad ospitare gruppi che solitamente faticano a trovare ospitalità nel circuito normale del turismo. Lavoriamo spesso con una compresenza all’interno della struttura di minori e di persone che presentano problemi di handicap. La garanzia di un corretto rapporto è garantita dalle equipe che seguono i diversi gruppi. Con mia sorpresa scopro sempre di più che i minori entrano in relazione con estrema facilità con i “diversi”. Pur riconoscendo i limiti esistenti, non hanno molti preconcetti, come capita spesso invece agli adulti. Questo aspetto mi fa ben sperare per una società futura che si identifichi più nell’accoglienza del diverso, che nella esclusione.

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