Alto Adige – 11.8.2002
Sulla costa romagnola c’è un pezzo di Alto Adige. Da cinquant’anni. E’ la colonia 12 Stelle che per mezzo secolo è stata teatro dei giochi, dei primi amori, delle lacrime di nostalgia di migliaia di persone, non solo di Bolzano, ma di tutte le valli altoatesine.
Anche quest’anno sono più di mille i bambini e i ragazzi, di tutti i tre gruppi linguistici, che hanno partecipato o partecipano all’estate 2002 della “12 Stelle” che, cominciata all’inizio di giugno, si concluderà il 23 agosto. Nel frattempo si alternano nelle apposite strutture anche molte famiglie e gruppi di anziani.
Tappa fondamentale, per l’anno in corso, sono i festeggiamenti del cinquantesimo previsti per il 15 agosto.

I ricordi di chi ha frequentato la 12 Stelle sono, come è naturale, contrastanti. Herlinde Reitsamer Lorenzini, che è stata a Cesenatico per lunghi anni e con diversi ruoli, considera la colonia la sua “seconda Heimat”. Rosalba Rossi Corocher, nel suo libro “Bolzano oh cara”, parla di “orribile esperienza”. Di diverso avviso Alessandro Stedile di Brunico che rimpiange quei tempi, quando, all’inizio degli anni ’60, trascorse diverse estati a Cesenatico. “Avevo il costume da bagno fatto dalla mamma in lana – ricorda – e quando si bagnava si restringeva…”
Nel corso di 50 anni molte cose ovviamente sono cambiate. Ed è questa la forza della 12 Stelle: la capacità di seguire le nuove esigenze, i nuovi bisogni, la nuova realtà. Molte altre colonie hanno avuto sorte diversa e hanno chiuso i battenti.
Ma come è nata la 12 Stelle, e come si è evoluta nel tempo? I protagonisti delle prime fasi della storia della colonia sono due sacerdoti, don Giacinto Carbonari, responsabile della POA a Bolzano, e il suo braccio destro don Giuseppe Tonetta, il primo scomparso nel 1964, dopo una vita avventurosa ed operosa, il secondo in ottima salute, pur coi suoi novant’anni, in questo momento probabilmente a riposo sulle spiagge di Cesenatico.
Il chiodo fisso di don Tonetta era avere una colonia tutta per i bambini dell’Alto Adige. Il sogno cominciò a concretizzarsi con l’acquisto di un terreno sulle spiagge di Cesenatico. Siamo nel 1951. Da lì in poi fu un rimboccarsi le maniche per racimolare un po’ di contributi pubblici, trovare i tecnici, le imprese, cominciare i lavori. I primi turni di ragazzini ospiti della struttura ancora incompleta partirono cinquant’anni or sono, mentre l’inaugurazione vera e propria avvenne nel 1954, alla presenza del cardinale Lercaro, figura di spicco del successivo rinnovamento conciliare, e del vescovo ausiliare di Trento mons. Oreste Rauzi.
Con l’autunno dello stesso anno partì anche un nuovo servizio, la scuola invernale. L’iniziativa era motivata dall’insistenza dei medici sull’opportunità di tenere aperta la colonia anche durante l’inverno per i bambini linfatici e tiroidei. Motivi sanitari che si accompagnavano spesso a difficoltà di carattere economico, sociale o familiare. La scuola invernale si sviluppò nell’arco di 18 anni. Furono ospitati ben 2.282 bambini in età scolare. I bambini di lingua tedesca rappresentarono la maggior parte (72%). Frequentavano le cinque classi della scuola elementare inizialmente parificata ed in seguito statale. I bambini di lingua italiana erano invece raccolti in due pluriclassi.
Nel 1972 don Giuseppe Tonetta, presidente dell’ODAR (ex PCA) lasciò l’incarico a don Silvio Bortolamedi. “La Colonia 12 Stelle – ricorda don Silvio – mi sembrò subito la cosa più importante”. Cominciarono gli anni dei cambiamenti, mai interrotti fino ad oggi. Nuove strutture, ma anche nuove metodologie e diverse categorie di ospiti: non più solo ragazzi, ma anche anziani, famiglie e gruppi. Un bilancio di don Silvio Bortolamedi: “La colonia è sempre stata aperta a tutti. Sono arrivati in questa colonia bambini italiani, tedeschi e ladini. Ma non solo: anche cinesi, africani, bosniaci, albanesi. Noi guardiamo la persona; che parli una lingua o l’altra ci interessa poco. Questa ispirazione è quella che ha avuto la POA già negli anni ’40, quando profughi di varie nazionalità, lingua e religione tornavano dai campi di concentramento e venivano aiutati allo stesso modo. L’importante è incontrarsi tra persone”.
Il simbolo della colonia. La Madonna del Mare
Su di una colonna di fronte alla colonia dal 1955 si erige la figura della “Madonna del Mare”. L’idea e la realizzazione sono di don Giuseppe Betta. “Trovò un palo di cemento centrifugato – leggiamo nelle memorie per i 25 anni della colonia –, persuase un pescatore a mettere a disposizione barcone, motore con pompa e ‘falcone’ e con alcuni fiaschi di buon vino persuase i bagnini a stare in acqua con lui per ore e giorni. Poi con una partì per la Toscana dove comperò una statua della Madonna di Lourdes, in marmo di Carrara. Tornato fornì la colonna di un capitello e il 15 agosto 1955, con grande festa e fuochi artificiali, si poté benedire la ‘Madonnina del Mare’…”