Il Vincere

Alto Adige 13.6.2002 Intervista a Ettore Masina

Il Vincere: “Un romanzo che ho cominciato a scrivere quarant’anni fa e poi per qualche motivo ho lasciato stare”, confida Ettore Masina al pubblico radunato per assistere alla presentazione del suo nuovo libro. “Qualche anno fa sono rispuntati gli appunti ed anche i tempi erano maturi per rimettersi a scrivere”.

Masina racconta a chi lo ascolta i legami tra la sua esperienza professionale e i gli umili (“Cerco di vedere la storia con gli occhi dei poveri. Dare voce e nome ai poveri è la mia scelta etica e letteraria…”), tra la sua infanzia e adolescenze ed il fascismo.

Un libro, il suo, dai contenuti quanto mai attuale in un tempo in cui la memoria si affievolisce ed emergono le spinte del revisionismo storico-politico.

Masina, come è stato accolto “Il Vincere”?

Dal punto di vista della critica l’accoglienza è stata praticamente nulla. Nessun giornale “laico” ha dedicato una recensione a questo libro. Ne ha parlato in maniera entusiastica soltanto Avvenire. Questo mi colpisce ancora una volta, perché i miei romanzi non vengono mai recensiti dai giornali laici. Credo che sia perché mi porto addosso la nomea volgarmente caricaturale di “catto-comunista”: quindi sono sgradito sia ai cattolici, che ai comunisti e ai laici…

Non c’è solo la critica…

Infatti. Il romanzo ha avuto un’accoglienza strepitosa da parte della categoria dei resistenti. A Milano è stato presentato da Aldo Aniasi, che è stato uno dei capi della Resistenza milanese che mi ha domandato in pubblico: “Ma tu così giovane eri già legato alla Resistenza?” La stessa domanda me l’ha fatta in Campidoglio Pietro Ingrao e mi è stata ripetuta l’altro giorno a Pescara dal comandante Croilo della brigata Maiella. Io non sono mai stato legato alla Resistenza e dunque hanno voluto sapere come ho fatto a riprodurre così bene (parole loro) la mentalità di quelle persone. Questo naturalmente mi inorgoglisce molto.

Il romanzo, intanto, ha passato la prima selezione per il Premio Viareggio. Che cosa ne hanno detto altri letterati?

Credo di poter dire che i letterati che in questi mesi ho avuto tra i miei presentatori, come Gina Lagorio e Carlo Castellaneta a Milano o Rosetta Loy a Roma, hanno dato a questo libro un dieci e lode. Il giudizio anche di uno storico: sempre a Roma Pietro Scoppola ha detto che questo romanzo dà secondo lui un contributo di essenziale importanza alla polemica antirevisionista.

C’è un rapporto tra questo modo di raccontare la storia e le storie e la sua esperienza di giornalista?

C’è un rapporto molto stretto. Le mie prime inchieste da professionista sono state proprio sull’hinterland milanese e quindi sulla pluralità di cascine (il romanzo è parzialmente ambientato in una di queste cascine, la “Cascina delle mele”, ndr.) che venivano conglobate lentamente dalla città. Lì ho potuto osservare il passaggio anche traumatico dal mondo contadino a quello operaio e industriale.

Come giornalista (e poi come parlamentare) ho girato molto. per questo c’è molta America Latina nei miei romanzi, e in qualche misura anche l’Europa del Nord… Ho sempre avuto un’attenzione non solo turistica rispetto alle terre dove mi sono trovato e alla gente in mezzo alla quale ho camminato…

Che relazione c’è tra le vicende narrate dal romanzo “Il Vincere” e l’attuale momento storico a livello nazionale?

Caspita, c’è un rapporto strettissimo. Io cerco di dimostrare, in questo libro, che anche persone che hanno “buone intenzioni”, “buona fede” e via dicendo, possono essere soavemente spinte, dal controllo totale dei mass media, del tempo libero, degli spettacoli e così via, ad una situazione di deideologizzazione strisciante di cui essi non avvertono la pericolosità, ma che poi si esprime in alcune scelte quasi automatiche che vengono fatte.

In questi giorni gli umili del mondo dovrebbero essere protagonisti al vertice della FAO, che cerca di trovare risposta al tragico persistere della fame nel mondo. Hanno un ruolo gli umili, di cui lei parla, nel raccontare la storia e nel determinarla?

Avrebbero un ruolo se qualcuno glielo riconoscesse. Purtroppo la storia viene sempre raccontata a partire dai grandi condottieri: Cesare e le sue legioni, Montezuma e i suoi indios, Arafat e i suoi palestinesi, tanto per fare tre nomi… In realtà dietro a questi stendardi, e a questo rumore di spade e di scudi, ci sono donne che rimangono vedove, bambini che restano orfani, villaggi che vengono saccheggiati, raccolti che vengono devastati… Questa è la storia dei poveri. E sono i poveri che ogni volta vengono chiamati a ripartire da zero per ricreare la terra, i raccolti, i villaggi, perché nascano e crescano altri bambini…

La storia vera è quella dei poveri. I condottieri passano e i poveri continuano la loro resistenza. Io credo che sia arrivato il momento in cui molti più narratori e molti più storici chiamino i poveri per nome, nella loro identità e nella loro virtù che è soprattutto quella di saper resistere eroicamente al massacro delle loro speranze, e rendano loro l’onore che dovrebbe essere riconosciuto ai veri eroi.

Il romanzo storico è un modo per raccontare la storia?

“Romanzo storico” potrebbe sembrare un contraddizione in terminis, perché uno scritto o è romanzo o è storia. Io credo però che nell’opera di un romanziere che si prepara accuratamente a trattare un certo periodo e quindi va alla ricerca dei documenti veri (che non sono soltanto quelli dei grandi della terra ma sono anche quelli dei poveri, come si è detto), si possa arrivare anche ad esprimere attraverso personaggi che sono stati inventati problemi che sono reali ed esperienze che sono state vissute profondamente. Alessandro Manzoni non ha vissuto la peste di Milano, ma ci ha dato uno spaccato assai verosimile di quella che era la mentalità di quell’epoca. Io non posso paragonarmi a Manzoni, sono solo un onesto artigiano della narrativa, ma per me la cosa è stata un po’ diversa che non per lui. Manzoni ha dovuto immaginare il mondo di due secoli prima. “Il Vincere” racconta una storia che ho visto svolgersi davanti ai miei occhi di bambino e di adolescente.

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