Morte di don Alois Lintner

Vita Trentina – 26.5.2002

“È successo verso le 8.50. Don Luis aveva da poco terminato la sua consueta visita ad un centro infantile dove si recava tutti i giorni e stava per andare al lavoro presso il vicino Centro biblico. Inaspettatamente ha deciso di ripassare un momento a casa ed è lì, sulla soglia della sua abitazione, che è stato ucciso”. A parlare è Delia Boninsegna, missionaria laica meranese, raggiunta dall’agenzia missionaria MISNA a Salvador de Bahia, la mattina di giovedì 16 maggio, il giorno in cui il missionario altoatesino don Alois Lintner, conosciuto familiarmente come Luiz, è stato assassinato da uomini non identificati. Due colpi in pieno petto e poi la fuga sulla macchina del sacerdote. La polizia sta ancora indagando per ricostruire la dinamica del delitto. Se in un primo tempo era accreditata l’ipotesi della rapina, con i giorni si fa strada la convinzione che si tratti di una vendetta, per il forte impegno di don Lintner a favore dei poveri di Salvador.

Che il Nordest del Brasile sia una delle zone più problematiche del Paese è noto. Negli ultimi anni la situazione anziché migliorare sembra volgere al peggio. Ogni cittadino in realtà rischia continuamente la vita, sopruattutto chi si avvicenda per le periferie degradate delle metropoli. “Don Luiz – ha dichiarato Delia Boninsegna – è l’ultima vittima di una violenza urbana dilagante che ormai è assolutamente indiscriminata: nelle principali città brasiliane la gente vive infatti nella più totale insicurezza. Se un tempo la violenza era localizzata, ora la minaccia grava su tutti noi”.

“Potrebbe essere stata una “vendetta maturata nel contesto del narcotraffico”, ha dichiarato ai giornalisti mons. Wilhelm Egger, vescovo della diocesi di Bolazano-Bressanone e ha raccontato di aver parlato telefonicamente con il cardinale di Salvador de Bahia, mons. Geraldo Majella Agnelo, che gli avrebbe appunto prospettato, tra le ipotesi per il delitto, quella di una vendetta. “Don Luis – ha spiegato il vescovo – si dava molto da fare per recuperare soprattutto i giovani dal mondo della droga. Già un mese fa uno dei ragazzi che era entrato nella sua comunità di recupero era stato assassinato. Senz’altro questo suo impegno dava fastidio ai signori della droga”. Mons. Egger ha poi sottolineato la difficile situazione dei missionari in Brasile, impegnati soprattutto nella promozione e nel sostegno dei più poveri, costretti a “stare molto attenti e talvolta cambiare luogo di residenza, per motivi di sicurezza”.

Don Lintner era originario di Aldino e aveva quasi 62 anni. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1966 a Bressanone, era stato impegnato in varie parrocchie dell’Alto Adige: Nalles, Tires, Terlano e Naturno. Dal 1971 al 1973 aveva studiato a Monaco di Baviera. Era poi tornato nella sua diocesi per lavorare, fino al ‘79 al centro di formazione «Lichtenburg» di Nalles. Nel 1979 finalmente era partito come missionario per il Brasile, dove negli ultimi anni aveva preso particolarmente a cuore la sorte dei ragazzi di strada alla periferia di Salvador de Bahia.

Il missionario bolzanino don Ermanno Allegri è stato uno dei primi ad apprendere della tragica fine di don Alois. Lo ricorda come “una di quelle persone che non si abituava a vedere la miseria. Lavorare con questa gente non solo povera, ma sempre piú impoverita, è la sua scelta di fondo che noi sacerdoti ‘fidei donum’ abbiamo voluta fare venendo in queste terre perché il vangelo non può indicare altri cammini. Il cammino dello spirito ci porta alle periferie umane dove non si intravede alcun cammino di salvezza”. Don Ermanno ricorda come “un giorno, in un incontro della pastorale della terra, don luis disse: Io sogno il giorno in cui la Chiesa si sveglierá, ma come Chiesa e non solo con qualche gruppo ridotto di persone e capirá che è ora di smettere di giocare al vangelo. Questo potrá costare caro, come a Gesú Cristo e a Luis, vittime, allo stesso tempo, del calcolo, dell’idiozia e del peccato umano…”
Sono rimasti in tredici ora i sacerdoti missionari altoatesini missionari cosiddetti “fidei donum”, cioè, come spiega don Robert Anhof, direttore dell’Ufficio missionario di Bolzano, di “sacerdoti ‘prestati’ alle chiese sorelle del Terzo mondo”. Oltre ad essi “in terra di missione, ci sono oltre 135 religiosi altoatesini, tra frati e suore, ai quali vanno aggiunti i numerosi missionari laici presenti anch’essi in molti Paesi, dove partecipano spesso a progetti di cooperazione allo sviluppo”.

Tra i missionari “fidei donum” un nutrito e attivo gruppo è proprio in Brasile. A Fortaleza lavorano i bolzanini don Ermanno e don Lino Allegri, don Pierluigi Sartorel e don Pierluigi Fornasier, impegnati nella cosiddetta “pastorale della terra”, che mira a dare dignità ai milioni di persone senza terra che altrimenti vagano impotenti alle periferie delle metropoli. Tra gli impegni recenti un’agenzia di stampa che fornisce notizie in tutta l’America Latina. Sempre in Brasile, a Teresina, lavorano don Eduard Clementi, di Terlano, e don Anton Höller, di Vilpiano. A Guarapuava, nello stato del Parana, è don Josef Werth, originario di Anterivo. A Santa Maria da Vitòria si trova don Augusto Baldrati. Infine il meranese don Piergiorgio Bellucco è parroco alla periferia di San Paolo, anch’egli più di una volta vittima di episodi di violenza che gli derivano dalla determinazione a spendersi totalmente a favore dei suoi sessantamila parrocchiani.

Don Pierluigi Sartorel, domenica scorsa, ha preso parte ai funerali e all’addio finale che la comunità di “Cajazeira V” ha dato a don Lintner. “É stato impressionante – dice – l’impatto provocato sulla gente e su tutti noi e si respirava un clima di fortissima commozione. La gente della sua comunità lo ha pianto come un padre e un fratello e lo ha celebrato come un martire. Fin dall’arrivo della salma, sabato pomeriggio – racconta ancora don Pierluigi – si é addensata una grande moltitudine di persone che ha cominciato a piangere, pregando e cantando, creando un clima in cui non era possibile restare indifferenti a questa sofferenza, anche se qualcuno lo avesse voluto. Alla sera di sabato 18 maggio abbiamo celebrato una messa alla presenza di circa un migliaio di persone e poi, durante tutta la notte, si sono avvicendati gruppi di persone, giovani, adolescenti e adulti, per pregare e raccontare fatti della vita di padre Luis. Era la loro forma di ricordarlo e di sentirselo ancora vivo e vicino. Sono stati ricordati piccoli fatti che hanno fatto emergere un Luis che non tutti conoscevano. Un padre Luis semplice e umile, con una capacità di ascolto e di rispetto con le persone dei poveri e dei piccoli veramente straordinari”.

Testimonianza di don Pierluigi Sartorel (missionario a Fortaleza)

Purtroppo sappiamo che questa morte é una tra le molte altre morti che in questi tempi avvengono qui in Brasile, quasi tutte alla stessa maniera. La situazione sociale sempre più deteriorata ha provocato un vuoto di potere e di prospettive di vita per la gente in generale e soprattutto per i giovani. La vita va perdendo senso sempre più e non vale più niente, quando si é costretti a tutto per poter sopravvivere. A poco a poco, le persone si abbrutiscono e perdono la loro umanità, mentre cresce sempre più la violenza gratuita. Direi che si vive, in un certo senso, una guerra civile dove tutti sono possibilmente delle vittime.

Quella di p. Luis quindi é anche una morte che si situa dentro questo cerchio sempre più stretto che stringe coloro che non accettano di vedere la persona umana ridotta a un fantoccio o a oggetto da sfruttare. É la legge dell’amore che si oppone alla legge della paura e dell’omertà, é la legge della fiducia che si oppone alla legge della paura.

Per questo possiamo dire che oggi vediamo e viviamo nuove forme di martirio: oltre alla morte per testimoniare la fede in Gesù, c’é anche la morte per testimoniare l’amore alle persone e per questo secondo tipo di martirio si deve entrare nella “politica” della vita sociale, mettere le mani nella realtà e sporcarsele con la lotta per un mondo più giusto e fraterno.

Non c’é dubbio che questa testimonianza fa parte dell’adesione a Cristo. Questi martiri divengono a loro volta degli altri Cristi, spesso scomodi per il mondo e, alle volte, anche per la Chiesa. Io credo che possiamo dire, con la gente del Brasile, che p. Luis Lintner é uno di questi.

Don Pierluigi Sartorel

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