Don Luigi Falconi

Alto Adige – 22.5.2002

Don Luigi Falconi era (è) uno di quei preti a cui è impossibile non voler bene. E la sua improvvisa scomparsa, al di là di ogni banale parola di circostanza, lascia davvero un vuoto nei più svariati settori della comunità cristiana altoatesina. In più punti della diocesi i suoi amici si guardano intorno come spaesati. Perché don Luigi, con la calma imposta anche dalla sua taglia extra-large, aveva percorso molte strade, sempre nello stile del silenzioso, ma attento servizio. Nato a Bolzano nel giugno del 1961 era entrato ancora bambino in seminario. Lui, uno dei numerosi figli del sacrestano di Santo Spirito a Merano, città dove la famiglia si era presto trasferita, aveva intuito già da piccolo il percorso da seguire. Ed era partito senza indugio. Ordinato sacerdote a Bressanone, uno degli ultimi per mano del vescovo Joseph Gargitter, era tornato a casa, in riva al Passirio, per celebrare la prima messa insieme al sacerdote novello don Paolo Renner, nell’antica chiesa gotica accudita con cura proprio da mamma Luigina e da papà Girolamo. Il suo primo incarico come cappellano l’aveva portato alla parrocchia di S. Pio X a Bolzano. Di lì, nel 1988, era partito alla volta di Brunico, come incaricato pastorale per la comunità di lingua italiana. Con i brunicensi aveva vissuto le gioie e i dolori della periferia altoatesina, per poi essere richiamato al “centro”, questa volta con il mandato di assistente generale dell’Azione Cattolica diocesana e, dal 1998, come responsabile anche della pastorale giovanile per la parte italiana della diocesi. Proprio con i giovani affrontava la sua quotidiana sfida, ben consapevole delle difficoltà. “Sono i giovani – aveva scritto – i responsabili del mondo futuro, nella soglia di passaggio tra due millenni. Si è allora chiamati come cristiani ad esprimere una specifica funzione profetica, per dare a se stessi e ai coetanei una risposta credibile, sul piano della verità, della bellezza e della bontà, in ordine agli interrogativi di giustizia, di riconciliazione, di salvaguardia del creato e di pace che emergono con prepotenza oggi dalla coscienza giovanile. Forte sia l’impegno a rendere credibile e udibile oggi il Vangelo di Gesù che coinvolge linguaggi e testimonianze nel mondo giovanile…”

Certamente dalla famiglia don Luigi ha tratto quel suo senso della realtà e del limite che non lo portava mai ad ipotizzare passi più lunghi delle sue gambe o scelte impraticabili per quel suo cuore grande ma debole. Da sua madre Luigina aveva indubbiamente appreso la fatica e la necessità del camminare: da lei che, come il biblico Giobbe, ha sopportato tutto senza mai perdere il senso della gratitudine, che ha accompagnato alla tomba il marito raccogliendone l’eredità nel lavoro e che, neanche due anni fa, ha dato l’addio, insieme a tutta Merano, al figlio Giuseppe, il fratello disabile di don Luigi, croce e luce della famiglia per lunghi decenni.

Don Luigi Falconi, nel gennaio del 2001, era stato nominato (oltre a tutto il resto)  parroco a S. Paolo di Aslago, comunità che aveva subito saputo apprezzare il dono ricevuto. Chi è cresciuto con lui, chi ha giocato con lui nei boschi, chi lo ha visto pellegrino a Lourdes (non a chiedere grazie, ma a dire grazie), chi si è seduto con lui al tavolo di una seduta diocesana, sa di aver perso un amico capace di ascoltare. Senza vezzi clericali, senza atteggiamenti da maestro; eppure maestro nella virtù (rara) dell’ascolto. Prudente, ma aperto al nuovo. Interessato alle proposte innovative, attirato dalle voci profetiche, preoccupato per le sorti di una comunità che a volte fatica a rimanere fedele al suo mandato.

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