Sotto il banco

Alto Adige – 19.4.2002

Molti genitori sanno quanto sia difficile (impossibile?) distogliere un figlio, all’alba dell’adolescenza, dall’ipnosi televisiva e quanto sia impresa disperata la proposta di immergersi in una qualsivoglia lettura.. Per questo un libro che si fa leggere da sé è davvero una merce pregiata. La sfida è raccolta da Andrea Valente che si ripropone al pubblico giovanissimo con “Sotto il banco” ovvero “tutti i segreti che abbiamo dentro”, 123 pagine inserite da Fabbri Editori nella collana “contrasti”: “pagine forti, libere, dirette, leggere, per viaggiare verso l’età adulta con una sola certezza in tasca: niente è tutto bianco e tutto nero”. Bianco e nero sono oltremodo presenti nella produzione di Valente (i ben informati dicono anche che fin da piccolo è un appassionato juventino…). Il meranese, che lavora a Pavia, è infatti noto da anni come disegnatore della Pecora Nera, personaggio cui è stata dedicata anche la sua prima pubblicazione per ragazzi (Un anno da pecora nera, Fabbri, 2000): “Pecora nera – ci spiega – si nasce, ma a volte ci si mette un po’ per rendersene conto, perché il gregge ti vuole bianco e per un po’ ti vedi bianco davvero. ma quando te ne accorgi, la vita cambia da così a così e non ci resta che andarne fieri”.

E’ questa la filosofia anche di “Sotto il banco”, una raccolta di racconti, a tratti simpatici, a tratti umoristici, a volte persino commoventi (come il ritratto del nonno). Piccole storie “che devono ancora accadere”. “Sotto il banco c’è un pezzo della vita di ognuno: frammenti che arrivano, partono o semplicemente passano come in una stazione del metrò. Sotto il banco c’è più libertà per sognare e per immaginarsi un mondo più a misura di sé”.

Racconti rivolti ai ragazzi, ai loro genitori, a tutti quelli che vogliano coltivare l’impulso di emergere dall’uniformità massificante. Senza per forza dover essere pecore nere, ma nemmeno pecore grigie come Sabrina che “è sempre puntuale, vestita come si deve, senz’altro gentile, ma quasi in modo formale, è ligia, precisa, un po’ pignola, ma nella classe galleggia con ignavia e noi la guardiamo sempre un po’ così, perché non ha quello che si suol definire un suo segno di distinzione. E non ha nemmeno un soprannome”.

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