Archeologia romana in Alto Adige

Alto Adige – 19.3.2002 – Intervista a Lorenzo Dal Ri

Oltre 1150 pagine, 50 euro, quasi quattro chili di peso. Questi i numeri esteriori della recentissima pubblicazione edita dall’Ufficio Beni archeologici della Provincia. “Archeologia romana in Alto Adige” (ed. Folio), contiene studi e contributi (di diversi autori) rispetto all’attività della Soprintendenza Provinciale negli ultimi anni. Con questo volume, il primo di una collana, si intende rendere conto agli studiosi ma anche ai privati cittadini appassionati di archeologia, dei risultati degli scavi archeologici effettuati negli ultimi tempi ed in corso di effettuazione nei settori più diversi del territorio provinciale. Dice il dott. Lorenzo Dal Ri, curatore del volume (insieme a Stefano di Stefano), direttore dell’Ufficio Beni archeologici: “Vorremmo andare contro alla tendenza purtroppo diffusa e dominante di chiudere nel buio di un magazzino i reperti degli scavi appena finiti e di affrettarsi immediatamente ad iniziarne di nuovi altrove, nel prossimo cantiere dove il caso abbia portato in luce nuovi reperti. In realtà sarebbe importante potersi fermare, almeno al termine degli scavi più importanti, per poter predisporre i modi (e la pubblicazione di un libro è uno di questi) per informare adeguatamente il pubblico sui risultati raggiunti e sui reperti portati in luce”.

Le scoperte archeologiche, par di capire, in Alto Adige avvengono quasi per caso. L’esempio più illustre è senz’altro l’uomo del Similaun, ma molti ricorderanno, la scorsa estate, il ritrovamento a Maia Alta (Merano) dei resti di una casa romana dove, nel tratto destinato all’economia domestica, sotto una pietra, furono ritrovate diverse monete.

Abbiamo chiesto al dott. Dal Ri di spiegare ai non addetti ai lavori che cosa vuole dire oggi fare gli archeologi in Alto Adige.

Quella dell’archeologo, una professione che affascina sempre di più?

È certo che l’archeologia e il ‘mistero’ dei ritrovamenti archeologici interessano e affascinano la gente in una misura crescente e in forme e modi che soltanto un decennio fa sarebbero stati impensabili.

A che punto è la ricerca archeologica relativa al periodo romano in Alto Adige?

Gli scavi riguardanti il periodo romano, in questi 25 anni di attività della Soprintendenza Provinciale, sono stati numerosi. Forse più del 50% dei dati di recente ritrovamento ha potuto essere ora ‘ospitata’ in questo volume.

Quanto c’è ancora da scavare…?

Difficile dire quanto rimanga ancora da scavare con riferimento ai depositi di epoca romana. Certamente viviamo in un’epoca di grandi distruzioni dovute all’intenso dilatarsi del tessuto urbanistico con nuove costruzioni ovunque. Questo fa sì che le aree libere, capaci di ospitare in profondità resti archeologici intatti, stiano rapidamente scomparendo.

Che cosa sappiamo oggi del passato romano della città di Bolzano?

Per quanto concerne Bolzano un importante nucleo di tracce di popolamento di epoca romana sta emergendo nell’ambito del convento dei Cappuccini. È probabile che sia da localizzare in questo punto la ‘Pons Drusi’ delle fonti antiche.

E riguardo a Merano?

Il quadro che è possibile ricostruire per Merano è meno definito, anche se i ritrovamenti recenti nel quartiere di Maia Alta – il tesoretto di monete – ha richiamato negli ultimi mesi viva attenzione su questo settore. Del resto i numerosi ritrovamenti effettuati dal Mazegger verso la fine dell’800 sia a Maia Alta che a Maia Bassa apparivano un segnale piuttosto chiaro.

Quali sono i siti archeologici romani di maggior interesse in Alto Adige?

Il territorio dell’Alto Adige attuale era diviso in epoca romana fra tre entità amministrative diverse: la X Regio Italica (Venetia et Histria) e le province della Rezia e del Norico. Non ebbe di fatto in epoca romana centri urbani particolarmente estesi ed importanti e così anche dal punto di vista archeologico non è lecito attendersi evidenza monumentali particolarmente vistose.

Piuttosto ci troviamo in presenza di un tessuto di tracce di presenza umana (fattorie isolate, villaggi ecc.) fitto e continuo, non solo nelle valli principali, ma anche nei territori più remoti.

Curioso è che il territorio del Municipium Tridentum (cioè la Trento romana), piuttosto limitato nelle altre direzioni, si estese nell’antichità particolarmente verso nord, venendo a comprendere la val d’Adige almeno fino alla conca di Bolzano compresa.

Che problemi presentano gli scavi archeologici nella nostra provincia?

In Alto Adige gli scavi archeologici sono quasi di regola scavi di emergenza in cantieri. Si tratta pressoché sempre di siti pluristratificati, in cui cioè le evidenze di epoca romana coprono strati e strutture dell’età del ferro e del bronzo (se non anche di età neolitica). Quasi di regola poi strati alto-medievali si sovrappongono agli strati romani.

Dal punto di vista metodologico si scavano dunque le stratificazioni romane più o meno con gli stessi criteri e metodi di quelle preistoriche e di quelle alto-medievali.

Nella prima metà del ‘900 il “passato romano” dell’Alto Adige fu strumentalizzato per fini di propaganda politica (per dimostrare la “latinità” del Sudtirolo). Quanto ha influito questo fatto sulle ricerche dopo la guerra?

Vi è stato un periodo (soprattutto la seconda metà degli anni ‘30 del secolo scorso) in cui furono intrapresi, non sulla scorta di motivazioni scientifiche o di tutela, ma deliberatamente con funzione propagandistica, scavi su siti che custodivano vestigia romane. E viceversa gli anni del dopoguerra in cui per reazione l’archeologia romana fu guardata da molti con malcelato sospetto. Questi tempi sono per fortuna da lungo tempo conclusi e dimenticati. Basta pensare che due terzi dei contributi ospitati in questa miscellanea sono tesi di laurea i cui argomenti sono stati affidati negli anni scorsi a studenti altoatesini da docenti di Università austriache e germaniche (principalmente Innsbruck e Monaco di Baviera), evidentemente ormai lontanissimi da considerazioni, pregiudizi e timori di tipo nazionalistico.

Il successo di Ötzi rappresenta un aiuto a chi oggi in Alto Adige si occupa di archeologia?

La vicenda dell’Uomo venuto dal ghiaccio ha esercitato un potente influsso soprattutto nel settore museale, ma sarebbe difficilmente negabile anche un generico aumento di interesse per l’archeologia ed in particolare per l’aspetto della tutela del patrimonio archeologico, determinato da questa vicenda.

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