Dopo l’11 settembre aumenta la solidarietà sociale

Alto Adige – 14.3.2002

A sei mesi dai tragici eventi dell’11 settembre 2001 si tracciano i primi bilanci. Che cosa è cambiato? Ciò che si vede alla superficie è guerra e ancora guerra. Mesi di bombe e di combattimenti in Afghanistan per una campagna che doveva finire prima dell’inverno e che invece è ancora in corso. Inasprimento in una spirale senza fine in Medio Oriente, proprio a partire dai giorni delle stragi di Manhattan. Messa in discussione dei traguardi raggiunti dal diritto internazionale con l’internamento non si sa bene a che titolo dei prigionieri a Guantanamo.

Come se non bastasse l’economia ha subito un forte contraccolpo, i consumi sono calati. Si è parlato di crisi, licenziamenti, chiusure di aziende.

Eppure l’11 settembre ha avuto anche delle conseguenza, per così dire, positive. Non se ne parla nei telegiornali, non si percepiscono dalla lettura dei listini di borsa. Per prima cosa potremmo dire che molti di noi si sono svegliati dal lungo sonno nel quale si era piombati con la fine del millennio e con le sbronze di inizio secolo. C’è stato un aumento di interesse per ciò che avviene nel mondo. Ne sanno qualcosa i librai che hanno venduto centinaia di migliaia di copie di pubblicazioni che parlano di islam e di rapporti tra le religioni. Non solo: gli stessi rappresentanti delle diverse religioni si sentono impegnati nella ricerca di nuove strade di dialogo.

Mentre sono calati i consumi, soprattutto per quello che riguarda i generi di lusso, paradossalmente dalle tasche degli italiani sono usciti più soldi in nuove direzioni. Ad esempio verso le forme di commercio alternativo. I punti vendita di prodotti importati con criteri di equità e giustizia dai paesi poveri (commercio equo e solidale) hanno conosciuto, dopo l’11 settembre, un’impennata di vendite. Ma c’è dell’altro. Come confermano i rappresentanti di associazioni (del Nordest) che si occupano di cooperazione internazionale, in questi sei mesi sono aumentate anche le offerte. Persone che da anni non davano niente all’improvviso si rifanno vive.

Lo stesso dicasi per le cosiddette adozioni a distanza. Il sostegno a distanza è di per sé un fenomeno in crescita: nel 2000, secondo dati Caritas, il trend è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente. Sarebbero oltre un milione e mezzo di persone in Italia, tra singoli, famiglie, gruppi, associazioni, scuole, enti, che sostengono a distanza più di 600mila minori in tutto il mondo. Un fenomeno che in origine era patrimonio soprattutto delle associazioni cattoliche, mentre ora se ne occupano realtà laiche in oltre il 50% dei casi. Vale la pena ricordarlo: non si tratta di un’offerta una tantum, ma un impegno duraturo (di solito almeno un anno) quantificabile in un versamento di circa 25-30 euro al mese, cifra che varia secondo il progetto.

Anche qui: se l’anno scorso, per dirne una, una scuola materna del Meranese aveva messo insieme il denaro per un’adozione a distanza, dopo l’11 settembre i soldi raccolti consentono di effettuarne tre.

I folli attentati di New York e Washington dunque, se da un lato hanno catalizzato su di sé l’attenzione, mettendo in ombra i veri e molti problemi del cosiddetto Terzo Mondo, dall’altra hanno provocato senza volerlo un autentico risveglio delle coscienze. Non si tratta, è ovvio, di ringraziare Bin Laden o chi per lui. È vero piuttosto che la disgrazia spesso riconduce le persone a valutare ciò che nella vita e nel mondo è davvero essenziale. Nel fondo del cuore umano c’è sempre il desiderio di muoversi verso ciò che è giusto. Un desiderio che a volte attende solo di essere risvegliato. Oppure, come disse qualcuno, è dal letame che nascono i fiori…

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