75 anni fa nasceva la provincia di Bolzano

Alto Adige – 13.3.2002

C’è un anniversario che è passato totalmente in sordina: quello della nascita della provincia di Bolzano che avvenne esattamente 75 anni fa. Le motivazioni che portarono all’istituzione di questa nuova circoscrizione amministrativa non inducono certamente, oggi, a festeggiare. Ma a ricordare sì.

Nel 1870 le province del regno d’Italia erano appena 69. Oggi, dopo le ultime recenti creazioni in materia (Rimini, Biella, Verbania, Lodi, Prato, Vibo Valentia, Crotone…), il loro numero è salito a quota 103.

L’istituzione delle prime “nuove province” si ebbe qualche anno dopo la Prima guerra mondiale. Le avvenute acquisizioni territoriali lo imposero, con Trento, Trieste, Pola, Zara e poi Fiume.

La provincia di Trento fu creata il 21 gennaio 1923, dopo che la cosiddetta Venezia Tridentina era stata amministrata dapprima da un governo militare e poi da un governo civile provvisorio. La provincia, che aveva capoluogo a Trento, ma comprendeva anche tutto l’Alto Adige, ebbe come primo prefetto Giuseppe Guadagnini. L’idea della provincia unica è uno degli spettri che ancora oggi stanno sullo sfondo di molti ragionamenti nei confronti della Regione. Essa fu istituita infatti anche per essere strumento di snazionalizzazione delle minoranze linguistiche. I ladini, ad esempio, furono smembrati. Una parte di essi, quelli residenti nell’Ampezzano e quelli di Livinallongo, furono aggregati alla provincia veneta di Belluno. Riguardo alla minoranza tedesca si credette inizialmente che essa potesse essere più facilmente italianizzata se posta in un contesto amministrativo a maggioranza italiana. Non per niente l’istituzione di una provincia unica per Trentino e Alto Adige era uno dei punti fondamentali delle proposte di italianizzazione avanzate da Ettore Tolomei nel 1923.

In Alto Adige si crearono alcune sottoprefetture: a Bolzano, Merano e Brunico. La Bassa Atesina passò sotto la circoscrizione di Cavalese e i comuni germanofoni dell’alta val di Non a quella di Cles.

Tra la fine del 1926 e l’inizio del 1927, dunque appunto 75 anni fa, ecco un nuovo intervento sulle circoscrizioni amministrative del Regno. Soppresse le sottoprefetture, vengono create d’un colpo 17 nuove province (tra le quali Aosta, prima sotto Torino, e Gorizia), cosicché si arriva ad un totale di 92 (un paio erano state istituite pochi anni prima in Liguria e Puglia).

Smentendo l’iniziale orientamento contenuto nel programma di Tolomei nasce la provincia di Bolzano, sebbene per la sua creazione, rispetto alle altre, valgano motivi del tutto particolari. In particolare il regime mette sotto accusa il cosiddetto “trentinismo” da parte, appunto dei trentini. Si tratta di quell’atteggiamento, riscontrabile in parte anche nel secondo dopoguerra, che da un lato tende ad accentrare a Trento le funzioni amministrative, dall’altro punta all’autonomia. Da una parte nutre ammirazione verso la minoranza tedesca e rimpiange l’amministrazione austriaca, dall’altra mette in atto meccanismi di rivincita. Dei trentini il fascismo non si fida, in altre parole. È lo stesso Mussolini, in una nota si istruzioni al nuovo prefetto di Bolzano Ricci, a spiegare che “il Trentinismo era condotto a rovesciare le posizioni dell’ante-guerra, e fare cioè ai tedeschi dell’Alto Adige quello ch’essi avevano fatto contro i trentini, e quindi a mantenere uno stato di tensione fra le due popolazioni”. Il Duce è chiaro rispetto a ciò che si vuole ottenere: “a) una azione più intensa, perché più immediata, dell’autorità politica diretta di Roma; b) di utilizzare ai fini della tranquillità e della conciliazione, il senso di soddisfazione che l’istituzione della Provincia ha sollevato nella popolazione tedesca; c) di continuare il processo di italianizzazione con più metodo e senza eccessi che invece di favorire ritardino detto processo; d) tenere i tedeschi sotto la minaccia – anche inespressa – di un ritorno allo stato quo ante cioè alla provincia unica di Trento; e) rendere più facili i contatti amministrativi, politici, fiscali tra Autorità governative e popolazioni allogene; f) aumentare cogli impiegati il numero degli italiani di Bolzano”.

La meta: “In un decennio bisogna spingere al massimo l’italianizzazione della regione e quindi alterarne profondamente e durevolmente il carattere fisico, politico, morale, demografico”.

Una polemica si scatena sui confini della nuova provincia che il Tolomei avrebbe voluto a Salorno, ma che invece lasciano con Trento la Bassa Atesina e l’alta Anaunia. Anche in questo caso Mussolini, tramite Ricci, stronca Tolomei: “Sappia e faccia sapere che (i confini) sono immutabili. Bisognava abolire la Stretta di Salorno, perché bisognava abolire questo che i tedeschi hanno sempre considerato un ‘confine’, e non solo fra due province! È quindi perfettamente inutile – conclude il Duce – che il senatore Tolomei pur così benemerito della causa dell’Alto Adige faccia propaganda in senso contrario”.

“Bolzano – si legge in un opuscolo del 1927 che presenta le nuove province – conta coi sobborghi 25.000 abitanti… Vi sorgerà il monumento della Vittoria italiana, secondo il progetto del Duce, e col contributo di tutta Italia, sul piedistallo di quella che sarebbe stata la glorificazione austro-germanica se le armi italiane non avessero preso la rivincita sul Piave ed a Vittorio Veneto…”

La rivincita in realtà se la prese la storia: dopo la tragedia del secondo conflitto mondiale la provincia di Bolzano, da strumento di snazionalizzazione, divenne l’istituzione principale per la tutela delle minoranze e, oggi, di tutti i gruppi linguistici.

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