Josef Mayr-Nusser tra memoria e rimozione

Alto Adige – 24.2.2002

“Giuro a Te, Adolf Hitler, Führer e cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a Te e ai superiori designati da Te l’obbedienza fino alla morte, che Dio mi assista”.

Per essersi rifiutato di pronunciare questo giuramento riservato alla SS, Josef Mayr-Nusser fu imprigionato, interrogato, condotto verso il lager. Morì il 24 febbraio di esattamente 57 anni fa, sfinito, in condizioni fisiche insopportabili, sulle tavole lerce di un carro bestiame fermo alla stazione di Erlangen. Quel vagone lo avrebbe dovuto portare, lui ed altri, a finire i suoi giorni nel lager di Dachau.

Quella di Josef Mayr-Nusser è oggi, grazie a Dio, una storia nota. Viene raccontata, tramandata, messa in scena. Ma sono dovuti passare lunghi anni prima che quel nome, Josef Mayr-Nusser, potesse ritrovare cittadinanza in questo Alto Adige – Sudtirolo dalle tante storie e dalle tante rimozioni.

Lui, uomo coerente, fu capace davvero di “obbedienza fino alla morte”. Non a Hitler, ma alla propria coscienza di cristiano e di uomo. Per questo la sua morte, ma anche la sua vita, sono un dito puntato verso tutti coloro che, in situazioni analoghe scelgono la via più facile. Non perché si debba negare all’uomo quell’istinto di sopravvivenza che lo fa anche mentire, lo costringe a piegarsi, a far finta di niente pur di salvare la propria esistenza e quella dei propri cari. Il problema non è essere a tutti i costi degli eroi, dei cavalieri senza macchia e senza paura… Il fatto è che, in determinate circostanze, piegarsi significa essere complici di chi compie il male. Josef Mayr-Nusser non ci teneva a morire. Si era sposato da poco, aveva un figlio piccolo. Ma come avrebbe potuto guardarlo negli occhi, quel bimbo, dopo aver giurato (invocata l’assistenza di Dio) ad Adolf Hitler, Führer e cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio… Lui che aveva passato gli anni precedenti a condannare le idee e gli atti del nazionalsocialismo. Se nessuno farà il primo passo, diceva, allora nessuno ci potrà salvare.

Mayr-Nusser personaggio scomodo. Per uno che seppe dire no, quanti dissero di sì? Non sta a noi giudicare, ma certo così si spiega la diffidenza che a volte ancora oggi circonda esperienze come quella di Josef. La loro vita, la loro morte, sono un’accusa precisa.

D’altra parte personaggi come Josef Mayr-Nusser possono essere, paradossalmente, anche comodi. Almeno finché sussisteranno sciocche generalizzazioni del tipo: i tedeschi sono stati tutti nazisti. Josef è l’esempio del contrario. E’ certamente difficile (ma non certo impossibile e per certi versi doveroso) per gli altoatesini di lingua italiana capire non tanto la scelta di Mayr-Nusser, quanto il suo contesto. E’ difficile calarsi in quel periodo, intuire il disagio di fronte a tragiche scelte come quella delle opzioni o dell’arruolamento nelle truppe del Reich. Di queste cose, ancora oggi, si deve parlare molto, ma sempre con un certo senso del pudore. Non senza essersi prima chiesti: io, al loro posto, che cosa avrei fatto?

Josef Mayr-Nusser, una persona più che un personaggio, strattonato tra memoria e rimozione, sempre lì a ricordarci chi siamo e chi potremmo essere.

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