Le nuove sfide per la teologia morale e per la scienza

Vita Trentina – 17.2.2002 – Intervista al prof. Karl Golser

Mai come in questi ultimi anni si pongono numerosi quesiti alla nostra coscienza, derivanti dall’avanzamento della ricerca scientifica e dalla possibilità, per la tecnica, di manipolare ogni cosa, anche elementi costitutivi della natura umana. Tutto ciò che è possibile è lecito? Qualcuno lo pensa o, meglio, è indotto a simili argomentazioni da pressioni economiche. I cristiani – ma sono in buona compagnia – si pongono alcuni perché e formulano le loro riserve. A Bressanone, in questi giorni di inizio Quaresima, ha luogo un convegno sul tema “Ricerca sugli embrioni. Produzione di cellule staminali, cloni e simili dal punto di vista etico”. Ne è moderatore e promotore il prof. Karl Golser, noto teologo morale brissinese che da sempre segue con attenzione l‘evolversi del rapporto tra scienza ed etica. Gli abbiamo posto alcune domande sull‘attuale situazione della ricerca scientifica e teologica.

Prof. Golser, molti si pongono una domanda, la risposta alla quale ha molte ricadute pratiche: la scienza è in grado oggi di dire quando comincia la vita?

Naturalmente qui parliamo della vita autonoma di un organismo umano. In merito le scienze biologiche hanno avuto un notevole progresso e sono ormai da decenni capaci di descrivere i singoli processi che portano alla formazione di un nuovo essere vivente umano. Già nel 1974, quando la Congregazione per la Dottrina della Fede ha emesso la dichiarazione sull’aborto procurato, essa ha potuto fare riferimento alla moderna genetica, in particolar modo agli studi del prof. Jerome Lejeune, per stabilire quanto poi ripete il Papa nell’Enciclica “Evangelium vitae” del 1995: “Dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre… la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trovi fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: una persona, questa persona individua con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire” (Evangelium vitae n.60).

Che cosa è un embrione umano per la scienza e cosa per l’insegnamento morale cattolico?

È interessante che la terminologia usata spesso rivela una ideologia soggiacente. Così, mentre le legislazioni generalmente parlano di embrione per designare il concepito, cioè l’ovulo fecondato che comincia a dividersi e procede per uno sviluppo continuato, in Inghilterra nella celebre commissione Warnock, insediata per studiare le diverse possibilità della fecondazione assistita, la biologa Anne McLaren ha proposto di parlare di “pre-embrione” nei primi 14 giorni di vita, prima cioè dell’annidamento e della formazione della stria primitiva neuronale. Lo scopo era di non concedere al pre-embrione tutta la protezione giuridica che spetta a un essere umano. Pertanto la legislazione inglese permette anche esperimenti in questa prima fase. Altri biologi interessati agli esperimenti parlano addirittura soltanto di un cumulo cellulare. Ma c’è una bella differenza fra un ammasso fortuito di cellule umane ed un organismo che si sviluppa in continuità con un programma ben preciso. Non ci sono in questo sviluppo continuo delle cesure chiare che permettano di dire che prima non si tratta di un essere umano e dopo sicuramente sì.

Da rilevare è anche con quanta prudenza si esprime al riguardo anche la teologia morale recepita dal Magistero della Chiesa cattolica. Cito di nuovo la “Evangelium vitae” al n.60: “Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana? Del resto, tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell’obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte a una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l’embrione umano. Proprio per questo, al di là dei dibattiti scientifici e delle stesse affermazioni filosofiche nelle quali il Magistero non si è espressamente impegnato, la Chiesa ha sempre insegnato, e tuttora insegna, che al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità e unità corporale e spirituale: L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita.”

Quali diritti si può dire abbia un embrione? Come si regolano in merito le varie legislazioni europee?

Come già detto nella citazione dalla “Evangelium vitae”, l’embrione deve godere del diritto che spetta ad ogni persona umana. L’ha ribadito il Papa di nuovo nell’Angelus del 3 febbraio scorso: “Riguardo all’embrione umano, la scienza ha ormai dimostrato che si tratta di un individuo umano che possiede fin dalla fecondazione la propria identità. È pertanto logicamente esigibile che tale identità venga anche giuridicamente riconosciuta, anzitutto nel suo fondamentale diritto alla vita”.

Purtroppo le varie legislazioni europee non sono concordi al riguardo: soltanto in Germania vige una specifica “legge sulla tutela dell’embrione” (del 13 dicembre 1990), con chiare affermazioni sul suo diritto alla vita, mentre in altri Paesi le legislazioni tacciono o infrangono addirittura tale diritto alla vita. Sintomatica al riguardo è la “Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina” adottata il 20 settembre 1996 dal Consiglio d’Europa, la quale all’art.18, comma 1, recita: “Quando la ricerca sugli embrioni in vitro è ammessa dalla legge, questa assicura una protezione adeguata dell’embrione”. Come si può proteggere l’embrione quando si permettono sperimentazioni che uccidono l’embrione?

È davvero indispensabile l’uso delle cellule dell’embrione per motivi terapeutici o di ricerca o ci sono altre strade praticabili?

La cosiddetta “commissione Dulbecco” insediata nel settembre 2000 dall’allora ministro della sanità Veronesi nelle sue conclusioni aveva indicato cinque vie per arrivare alle cosiddette “cellule staminali”, dallo studio delle quali si aspettano grandi possibilità terapeutiche. Cosa sono le cellule staminali? Sono delle cellule intermedie fra quelle differenziate dei singoli organi, o tessuti di un organismo, e quelle primordiali di uno zigote cioè di un ovulo fecondato che ha appena cominciato a dividersi e così a crescere, le cui cellule sono ancora “totipotenti”, quindi non ancora differenziate e così aperte a sviluppare sia organismi interi o anche i diversi organi o tessuti. Le cellule staminali sono “pluripotenti”, cioè aperte a più possibilità di sviluppo, non però più a sviluppare anche degli organismi interi.

Queste cellule staminali si trovano negli embrioni in un loro preciso stadio di sviluppo: sia in embrioni creati appositamente attraverso la tecnica della clonazione sia in embrioni già esistenti “prodotti” nel contesto della fecondazione in vitro e considerati “soprannumerari” perché non destinati a una trasferta in utero. Cellule staminali si trovano però anche in organismi più adulti, sia in feti abortiti sia anche nel sangue ombelicale, ma anche nel midollo osseo, in tessuti neuronali ecc. Generalmente queste cellule sono già un po’ più differenziate, in quanto danno origine alla produzione di specifici tipi di cellule, per esempio del sangue o della pelle, ma sembra che si possa riuscire a farli diventare di nuovo pluripotenti, capaci di produrre cellule anche di altro tipo e anche organi interi.

Ci sono biologi che dicono che lo studio delle cellule staminali adulte, oltre ad essere eticamente ineccepibile, sarebbe anche più promettente, perché hanno uno sviluppo più lento. Altri invece sostengono che ci vogliono cellule staminali embrionali perché solamente così si possono studiare tutti i passaggi di differenziazione delle cellule. Bisogna però anche dire che la preferenza per cellule staminali embrionali dipende da certe scelte fatte diversi anni fa, cioè dai grandi avanzi di embrioni prodotto in vista della fecondazione assistita e poi congelati. Nella sola Gran Bretagna si parla di una riserva di quasi un milione di questi embrioni, in Italia l’anno scorso si è fatto un calcolo e si è arrivati a contare più di trentamila di questi embrioni. Per tutti questi embrioni non più utilizzati per un impianto in utero si prospetta quindi un nuovo utilizzo e per di più un grande affare economico.

Quali sono, oltre a ciò, le nuove questioni che si pongono all’attenzione della teologia morale e come ci si muove per affrontarle?

La teologia morale deve stare in continuo contatto con la ricerca in tutti i campi. Quanto alla medicina, oltre alle ricerche sugli embrioni, in molti Paesi si preme per consentire la “diagnosi di preimpianto”, cioè di ricorrere alla fertilizzazione in vitro anche per coppie di per sé capaci di aver figli in modo naturale, che desiderano però di esaminare i loro embrioni prima di lasciarseli impiantare, in modo che sia abbia una garanzia che siano geneticamente sani. Questa è una chiara via eugenetica, nel senso che chi non è perfetto, viene eliminato, con grandi ripercussioni sull’accettazione di persone handicappate o malate. Avrebbero dovuto essere eliminate prima, anziché essere ora di peso alla società… Un analogo discorso si potrebbe fare per la fine della vita umana, dove esiste la tentazione dell’eutanasia legittimata di nuovo da giudizi su una qualità di vita non accettabile o anche di peso eccessivo per i congiunti.

Quanto alla via per affrontare queste nuove sfide, mi piace di nuovo citare le parole del Papa nel suo recentissimo messaggio per la Quaresima 2002 dove muove dal detto evangelico “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” e dice: “Sì! Gratuitamente abbiamo ricevuto. La nostra esistenza non è forse tutta segnata dalla benevolenza di Dio? È dono lo sbocciare della vita e il suo prodigioso svilupparsi. E proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un possesso o una privata proprietà, anche se le potenzialità, di cui oggi disponiamo per migliorarne la qualità, potrebbero far pensare che l’uomo sia di essa “padrone”. In effetti, le conquiste della medicina e della biotecnologia a volte potrebbero indurre l’uomo a pensarsi creatore di se stesso, e a cedere alla tentazione di manipolare “l’albero della vita ” (Gn 3, 24). È bene anche qui ribadire che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche moralmente lecito. Se ammirevole è lo sforzo della scienza per assicurare una qualità di vita più conforme alla dignità dell’uomo, non deve però essere mai dimenticato che la vita umana è un dono, e che essa rimane un valore anche quando è segnata dalla sofferenza e dal limite. Un dono da accogliere e amare sempre: gratuitamente ricevuto e gratuitamente da porre al servizio degli altri.”

Quindi una delle piste pastorali sulle quali dobbiamo muoverci è quella di favorire una cultura del dono e della gratuità. Non siamo padroni di tutti e non possiamo contemplare tutto sotto l’aspetto del profitto economico.

Gli operatori pastorali oggi sono preparati a dare risposte sui nuovi temi della morale?

A mio parere sarebbe sbagliato rassegnarci davanti a queste nuove sfide. La preparazione primaria degli operatori pastorali proviene dal contatto vivo con il Vangelo ovvero con la persona di Gesù Cristo e questo li mette anche sulla strada del dialogo continuo e della volontà costante di formazione per essere vicini alle domande della gente. L’uomo è la via della Chiesa, diceva già papa Paolo VI, e ci vuole anche fiducia nelle risorse etiche dell’umanità.

Scheda. Il convegno

“Ricerca sugli embrioni. Produzione di cellule staminali, cloni e simili dal punto di vista etico”. Questo il titolo del convegno che lo Studio teologico accademico di Bressanone propone a tutti gli interessati giovedì 14 febbraio dalle 9.15 alle 16.00.

Oltre al prof Golser sono presenti alcuni altri relatori di primo piano: il prof. Schockenhoff, membro della Commissione etica presso il cancelliere Schröder e docente a Roma presso l’Università Gregoriana; il dott. Bruno Engl, ginecologo presso l’ospedale di Brunico, il maggiore esperto di procreazione assistita in Alto Adige; il dott. Peter Paul Pramstaller, neurologo presso l’ospedale di Bolzano, che è in procinto di realizzare, in collaborazione con l’Accademia Europea, una cartografia genetica della popolazione ladina, uno studio importante in vista della ricerca sul morbo di Parkinson.

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