Alto Adige – 12.2.2002
Quella della toponomastica è una questione di poco interesse? Si dice spesso che esistono questioni ben più importanti dei nomi di luogo. Eppure, non appena qualcuno di quelli che contano tocca anche solo di striscio l’argomento toponomastica, in Alto Adige subito tutti si mettono sul chi va là. Forse perché l’argomento in realtà non è affatto di poco conto. O meglio: è molto importante non tanto il tema, quanto il modo in cui viene affrontato e soprattutto il criterio che si segue per arrivare a prendere delle decisioni. E’ talmente importante che ne va delle regole più elementari della convivenza democratica tra i gruppi linguistici in Alto Adige.

Il punto non è se un quartiere debba chiamarsi “Oltrisarco” o “Oberau”, se il nome di una località debba essere “Colle” o “Pichl”. Il problema è chi lo decide e per chi. Lo Statuto di autonomia infatti è una sorta di regolamento di condominio il cui obiettivo di fondo (lo spirito della legge) è far sì che nessuno dei gruppi che convivono in Alto Adige si senta sopraffatto da altri. Questa è la motivazione numero uno della nostra autonomia. E’ talmente importante da essere materia di un accordo internazionale e da essere sancita da legge costituzionale. Ne consegue un principio molto semplice ma, a quanto pare, poco scontato: in questioni etniche non è ammissibile che una maggioranza decida per una minoranza. Corollario: le questioni etniche non possono essere oggetto di compromesso tra forze squilibrate. Serve un vero consenso da parte degli interessati. Questo vale anche per la toponomastica. Come non sarebbe giusto che il parlamento nazionale decidesse a maggioranza sui nomi di luogo, così non ha senso che la cosa si decida a livello locale in base a maggioranze politiche che corrispondono a maggioranze etniche. In parole povere: i nomi di luogo (che sono ormai comunque da considerare prodotti della storia) sono una delle cose che ogni gruppo linguistico ha il diritto-dovere di decidere per conto suo, senza ricatti, senza timori, in un clima di assoluta serenità e con i propri tempi.
Mussolini non la pensava così, lo so. Haider, che in questi mesi si oppone alle tabelle bilingui in Carinzia, non la pensa così. I cancellatori di nomi fanno parte di solito di fazioni e regimi intolleranti e xenofobi. Mi fa sempre una certa impressione vedere che anche da noi ci siano uomini politici, partiti e associazioni che si fanno coinvolgere in operazioni, sia pure simboliche, di pulizia etnica, che si basano su di una mentalità da sangue e suolo, nell’intento ultimo (sia pure con diverse gradazioni) di restituire all’Alto Adige una presunta originaria purezza.
Le cancellazioni, in ogni caso, sono un atto di violenza e avvengono sempre per opera del più forte che ha la meglio sul più debole. Per questo e per tanti altri motivi (sui quali semmai ritorneremo) anche in Alto Adige quella della toponomastica non è una questione di poco interesse e di poco conto. Oserei dire che è di vitale importanza. Da come sarà affrontata e risolta potremo trarre un segnale su quale è il futuro della nostra autonomia, potremo vedere se i principi di rispetto di tutte le minoranze, che regolano la convivenza democratica, sono davvero acquisiti.